Pubblicato il: mer, ago 15th, 2012

Si avvia alla conclusione il Ramadhan, qual è il suo significato?

di Stefano Romano

Iftar bangladese – Foto di Stefano Romano

Durante questa ultima settimana si sta concludendo il mese sacro del Ramadhan, il nono mese dell’anno nel calendario islamico, e quarto Pilastro dell’Islam, a cui tutti i musulmani nel mondo devono credere e compiere.

Cerchiamo di riassumere quale è il senso di questo mese e cosa comporta per un musulmano: mese che ha avuto inizio lo scorso 20 luglio e terminerà tra la notte del 19 e 20 agosto.

Il comandamento del digiuno è sceso al Profeta dell’Islam nel verso 183 della seconda sura del Corano, la sura “Al-Baqarah” (La Giovenca): “Credenti, è scritto per voi il digiuno, come fu scritto per quelli prima di voi – sarete voi devoti?”. Da quanto rivelato si evince che il digiunare fosse pratica non nuova, ma già in atto prima del Profeta Muhammad (SWS). Il termine digiunare – “siiam” – significa astenersi, ed è comune anche all’ebraico dove significa però “chinare la propria anima, umiliarsi”. L’idea di fondo è che in questo “mese della religione” o “dell’espiazione” (come è conosciuto in tutto il mondo musulmano), il digiuno diventi una sorta di preghiera fisica – come ben riassume Gabriele Mendel.

In tutte le grandi religioni esiste la pratica del digiuno; a partire da Noè ed Abramo. Mentre la Bibbia ricorda il digiuno di quaranta giorni e quaranta notti compiuto da Mosè sul monte Sinai (Deuteronomio 9, 9, 18). Così come digiunò Elia in cammino verso il monte Oreb, e gli ebrei agli ordini del profeta Baruch (Geremia 36, 9-10). Gesù digiunò per quaranta giorni e quaranta notti (Matteo 4, 2) al punto che che il Concilio di Nicea nel 325 d. C. prescrisse il digiuno di quaranta giorni in cui era possibile mangiare un solo pasto dopo i vespri (ne conserva oggi l’eredità l’usanza di astenersi dalla carne il venerdì). Pertanto sia gli ebrei con il Kippur che i cristiani con il digiuno dell’Avvento e della Quaresima ci rammentano come astenersi dal bere e mangiare non sia pratica esclusivamente islamica. Nell’Islam tale pratica coincide con il mese del Ramadhan – che significa “calore, ardore estivo”, e fu scelto come mese del digiuno per la prima volta nel 624, secondo anno dell’Egira.

Come mai proprio in questo mese? Perché la tradizione riporta che la Rivelazione del Libro Sacro iniziò il 26 Ramadhan, anno 610, nella Notte del Destino (Lailat al-Qadr): il ventiseiesimo giorno del mese, ed ha perciò un’importanza fondamentale per i credenti.

Dio chiede agli uomini se siano loro devoti. Durante questo mese un fedele ha modo di provare a se stesso e a Dio che la sua fede è ferrea. È un suo dovere compierlo in quanto precetto religioso (fard), ma ha anche – e soprattutto aggiungerei – una fortissima valenza psicologica. Perché essere musulmano, seguire l’Islam, che significa sottomissione, implica rimettere la propria vita al volere divino scegliendo volontariamente di esserne assoggettato. Ed il digiuno diventa la forma più alta di riconoscenza a Dio per averci donato l’esistenza, poiché non esiste altro di più grande che sacrificare se stessi per amore di Dio: sacrificare ed offrire la propria sofferenza procurata dall’astinenza. Non a caso quando si rompe il digiuno al tramonto, prima di bere e mangiare, si recita la formula: “Signore, accetta la sofferenza che ho sopportato in questo giorno come testimonianza della mia fede e della mia riconoscenza.” Questo è il senso profondo del mese del Ramadhan.

Ovviamente c’è anche il discorso della forza di volontà, che si accentua nel controllo dei morsi della fame e della sete; ed inoltre la presa di coscienza della sofferenza di chi ogni giorno della sua vita (e non in un solo mese) non ha di che nutrirsi.

Sottomissione e riconoscenza a Dio, controllo della volontà e sensibilizzazione verso le miserie del mondo. Ma è anche un’occasione per migliorarsi, giacché “chi digiuna nel Ramadhan con fede e con ardore di ricompensa, gli vengono perdonati tutti i peccati commessi in precedenza” (Al-Buhari), come recita un hadith; o ancora: “Nel giardino supremo c’è una porta chiamata al-Rayyan: da essa entreranno, il giorno della Resurrezione, coloro che hanno digiunato, e nessun altro” (Al-Buhari). Dio premia chi si sacrifica e compie il bene. Questo è il mese in cui gli angeli sono tra di noi e contano le nostre buone azioni e il diavolo è incatenato. Soprattutto quanto si compie negli ultimi dieci giorni del Ramadhan, dove cade (nessuna certezza però sulla data esatta) appunto la Notte del Decreto, o del Destino: la notte più importante che corrisponde ad una delle notti dispari tra il ventesimo ed il trentesimo giorno del mese. Ogni preghiera in questa notte fatta con intenzione sincera (niyyah) viene esaudita, così come ogni peccato precedente cancellato.

Preghiera durante l’Eid-il-Fitri – Foto di Stefano Romano

Ma il digiuno non è solo astinenza da cibo e bevande; bisogna astenersi dal fumo, dal profumarsi, dal piacere sessuale singolo e dai rapporti coniugali, e dall’avere cattivi comportamenti. È il mese che purifica anima e cuore. Non tutti possono farlo; la formula recita: “‘ala min istata’a” (è obbligatorio per colui che lo può osservare). Ha inizio all’alba di ogni giorno, come riporta poeticamente un hadith: “Mangiate e bevete fino a quando appaia a voi distinto il filo bianco dal filo nero, per l’alba” (Al-Buhari); si può dunque mangiare e bere qualcosa (sahur) poco prima dell’aurora (imzak), poi bisogna astenersi da tutte le attività suddette fino alla preghiera del tramonto (maghrib), con quello che è considerato il momento sociale e gioioso del Ramadhan, l’iftar: ovvero, quando dopo la lunga giornata ci si ritrova insieme e si può finalmente bere e mangiare.

Ne sono astenuti i bambini d’età infantile, le donne durante il periodo mestruale e quelle incinta, gli ammalati, gli anziani, chi ha un lavoro molto pesante e chi è in viaggio. Chi non può digiunare o salta per qualsiasi motivo un giorno si deve disobbligare con un’elemosina espiatoria (fidyah) che corrisponde al nutrimento di un povero. Ha inoltre speciale valore l’offerta (zakat) che si fa in questo periodo, perché pulisce simbolicamente i propri soldi. Il tutto ha termine con la grande festa del trentesimo giorno, con la preghiera mattutina di Eid-il-Fitri.

Concludiamo rinnovando un grande augurio a tutti i musulmani in Italia e nel mondo. Con un pensiero in particolare, questo anno, alle migliaia di vittime musulmane del genocidio in atto in Myanmar, nel silenzio colpevole dei mezzi di stampa in Italia.

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