In Brasile la lettura rende liberi
di Gerardo Canteri
Per volontà della Presidente Dilma Rousseff, è stato avviato in alcune carceri brasiliane un importante nonché innovativo esperimento. A ogni libro che verrà letto da un detenuto, a lui saranno rimossi 4 giorni dalla pena da scontare, per un massimo di 48 giorni all’anno.
La Presidente brasiliana ha un’esperienza diretta sulle condizioni della vita nelle carceri del Paese: nel 1970, infatti, Dilma Rousseff finì in prigione per 3 anni a causa della sua militanza armata contro la dittatura. Condizioni particolarmente difficili anche tutt’ora. Sovraffollamenti, maltrattamenti da parte delle guardie e rivolte riempiono le pagine dei giornali ogni settimana.
E così questa iniziativa, arrivata sembra proprio dalla Presidente in persona, mira a rendere il carcere un po’ più formativo. Ogni detenuto potrà prendere dalla biblioteca della struttura un libro con argomento di scienza, filosofia o letteratura. Successivamente egli dovrà presentare una relazione scritta, a testimonianza della lettura e della comprensione del testo. Quindi, dopo la verifica dell’effettiva lettura da parte di un membro del personale incaricato, al detenuto in questione verranno tolti 4 giorni di reclusione, con un limite massimo di 4 giorni al mese. 4 giorni, forse troppo pochi, ma se pensiamo che in 12 mesi un detenuto particolarmente attivo nella lettura, può arrivare a farsi scalare 48 giorni, significa che il carcerato in un anno sarà riuscito a togliersi più di un mese di reclusione.
Ovviamente i problemi sono molto più grandi, e questo esperimento è solo un piccolo gesto, ma se non altro si tratta di un incentivo molto importante al ruolo riformativo che il carcere dovrebbe avere. «Chiunque di loro avrà una visione più larga del mondo» hanno spiegato infatti i firmatari della proposta, che è passata al vaglio, e sarà applicata in alcuni grandi centri penitenziari brasiliani a campione, in modo da valutare poi nel corso degli anni i risultati.












