Usa, Romney sceglie il suo vice: è Paul Ryan
di Angela Amarante
Mitt Romney, candidato repubblicano alla guida del governo statunitense, ha scelto il suo vicepresidente.
Si tratta di Paul Ryan, 42 anni, parlamentare ultraconservatore nato ed eletto in Wisconsin, conosciuto per la sua campagna contro le politiche finanziarie di Obama. A marzo si era fatto promotore della contro-finanziaria repubblicana, per rispondere al budget presentato dal Presidente. La proposta di Ryan prevedeva la riduzione a due delle aliquote fiscali, forti tagli alla spesa e una revisione della sanità. Il progetto puntava a ridurre l’imposizione fiscale sulle imprese a un massimo del 25% a fronte del 35% attuale. Ma anche a ridurre le tasse sui più ricchi, abolendo l’Alternative Minimum tax, che fino a oggi ha garantito che i più abbienti pagassero almeno una tassa minima.
L’annuncio è stato fatto per la prima volta tramite una nuova app per smartphone della campagna del candidato repubblicano. E al primo annuncio davanti ad un pubblico, quello di Norfolk in Virginia, non è mancata una gaffe. «É un onore presentarvi Paul Ryan, il futuro presidente degli Stati Uniti», ha dichiarato Romney, che si è subito corretto tra le risate del pubblico: «Avete tutti capito che c’è stato un errore».
Secondo alcuni osservatori, la scelta di Ryan rilancerà l’entusiasmo della base repubblicana e potrebbe rappresentare una svolta nella campagna elettorale. Il nuovo vicepresidente è ben visto dagli esponenti del Tea Party, che ne appoggiano la nomina.
Subito dopo l’annuncio è arrivato il commento di Barack Obama: «Con Romney e Ryan si ripeterà la catastrofe Bush». Secondo l’attuale presidente, i due «cercheranno di ridurre le tasse per i ricchi, metteranno fine al Medicare così come lo conosciamo e ci riporteranno alle politiche economiche imprudenti di Bush che hanno fatto esplodere il nostro deficit e crollare l’economia».
I sondaggi più recenti danno in vantaggio Obama di 7 punti, ma la giovane età di Ryan, che vanta comunque un’ampia esperienza in Congresso, e la sua forte opposizione alla riforma sanitaria voluta dal presidente costituiranno un nuovo ostacolo per i democratici nella corsa per le presidenziali.













