Mosca ci mette lo zampino. Russia con Siria e Bielorussia
di Simone Policardi
La situazione in Siria è gravissima. Continua la guerra tra l’esercito di Assad e i ribelli, un esercito formato da più gruppi, tra tutti il Free Syrian Army. La città di Aleppo, sede del conflitto negli ultimi giorni, è tartassata dai pesanti bombardamenti e il numero di morti cresce sempre di più. Molti cadaveri sulle strade sono di civili. Solo i combattimenti di ieri hanno causato 191 morti, tra i quali 107 civili, 45 ribelli e 39 soldati.
Chi può, cerca disperatamente di oltrepassare il confine. Il numero di profughi che dalla Siria hanno raggiunto i vicini stati di Turchia, Libano, Giordania e Iraq ha raggiunto le 150mila unità. Gli Stati occidentali promettono seri provvedimenti: la Gran Bretagna aumenterà di cinque milioni di sterline gli aiuti ai ribelli in Siria, che secondo le dichiarazioni del ministro degli Esteri britannico William Hague serviranno principalmente per l’acquisto di attrezzature per le telecomunicazioni e scorte mediche. Gli Stati Uniti d’America minacciano invece nuove sanzioni contro il regime di Assad. Lo ha dichiarato un responsabile del dipartimento di Stato: «Una delle principali forme di pressione sono le sanzioni economiche alle quali si aggiungeranno nei prossimi giorni nuove sanzioni contro le istituzioni siriane e i sostenitori del regime» ha reso noto la stessa fonte.
Dall’altra parte però il silenzio è profondo. Assad ha subito l’ammutinamento di diverse persone che stavano al suo fianco e le sue spalle sembrano scoperte. Sembrano, perchè in realtà non è così. Giganti come Cina e Russia ne fanno guardia silenziosamente. In particolare i russi si sono rivelati fornitori ufficiali di armi e attrezzature militari, rinforzando l’arsenale siriano. Assad ha a disposizione circa 5.000 carri armati, 2.500 veicoli da combattimento di fanteria, 2.500 unità di artiglieria semoventi o trainate, 325 aeromobili tattici, 143 elicotteri e 2.000 unità di contraerea. Le navi mercantili russe attraccano in una piccola base lungo le coste siriane, Tartus: una preziosa base tattica, che oggi sembra semi abbandonata. Forse è questa l’idea che i russi vogliono dare, la sembianza di una piccola, insignificante base mercantile. Navi da guerra della Marina russa battono minacciosamente la zona difendendo simbolicamente una serie di investimenti miliardari nel petrolio, nelle banche e nell’industria.
La base di Tartus che subito dopo la fine dell’Unione Sovietica doveva essere destinata a dei lavori di potenziamento e ammodernamento, venne quasi dimenticata ma a differenza di porti strategici russi a Cuba, in Sri Lanka e Vietnam non venne abbandonata. Ed ecco che oggi rappresenta più che una minaccia all’esercito dei ribelli siriani e alle potenze occidentali. Sommergibili nucleari russi potrebbero così raggiungere le coste del mar mediterraneo e compromettere i piani dei ribelli. Oggi la base funge da punto di attracco russo nel mediterraneo anche se si pensa che i russi siano riusciti a scansare navi inglesi e americane e fornire agli uomini di Assad un carico di armamenti pesanti.
Diversa è la situazione in Bielorussia dove il “cattivo” è il presidente Lukashenko, che copre ininterrottamente il suo incarico dal 1994 e che è stato definito da Condoleezza Rice come “l’ultimo dittatore d’Europa” a causa della sua politica repressiva e le ripetute violazioni dei diritti umani. Il governo Bielorusso ha espulso tutti i diplomatici dell’ambasciata svedese in seguito alla cosiddetta “guerra degli orsetti”. Per chi non lo sapesse, per manifestare la propria obiezione al regime opprimente e in particolar modo alla mancanza della libertà di parola, a febbraio un attivista bielorusso, Pavel Vinogradov, aveva organizzato una manifestazione in piazza a Minsk regalando ai partecipanti degli orsacchiotti (esplicito è la relazione con il cittadino-giocattolo governato dal potere). Per questo Vinogradov subì 10 giorni di carcere.
L’idea degli orsacchiotti è stata ripresa da un’agenzia svedese che, proprio il giorno della festa di indipendenza della Bielorussia, ha utilizzato un piccolo aeroplano per varcare illegalmente i confini Bielorussi e lanciare ben 876 teddy bears di peluches, ognuno di loro con un messaggio legato all’altezza del collo inneggiante alla libertà di parola. Il gesto ha creato serie tensioni tra i due paesi, Bielorussia e Svezia, i quali hanno un’idea di gestione del paese bene diversa. Basti pensare che lo stesso Lukashenko ha promulgato una legge che proibisce di ridere durante le manifestazioni ufficiali.
La Bielorussia è tra tutti il paese più vicino alla linea politica russa e al suo presidente Vladimir Putin che un tempo aveva avanzato perfino l’idea di annetterla alla sua federazione. Ricordiamo inoltre che la Bielorussia è in forti contrasti con l’Unione Europea e in una profondissima crisi finanziaria, quindi molto sensibile se non dipendente alle direttive provenienti da Mosca.
Fresca è anche la notizia dell’impossibilità di candidatura alle elezioni da parte di Yulia Tymoshenko, ex primo ministro e leader della rivoluzione arancione. Personaggio sicuramente scomodo al governo russo in un paese di fondamentale importanza commerciale e industriale come l’Ucraina(dove passano gli oleodotti russi diretti in Europa). La commissione elettorale ha negato la registrazione come capo del partito Batkivshchyna della Tymoshenko, un’altra vittoria ottenuta dalle menti della strategia politica russa.














