La Spagna per evitare i rapimenti sequestra la cooperazione internazionale
di Gianluigi Pala, da Madrid
Poche settimane fa il ministro degli Esteri spagnolo García-Margallo ha preso una decisione inaspettata e repentina: rimpatriare tutti i cooperanti spagnoli dalla zona di Tinduf, in Algeria. La notizia, dapprima passata rapidamente attraverso l’informazione satura di crisi economica, ha però cominciato ad alimentare svariate polemiche e attualmente sta portando ad un duro scontro tra il Ministero e le ONG dispiegate nei campi profughi sahraui.
Tinduf è lo stesso campo profughi dove avvenne il rapimento dell’italiana Rossella Urru insieme ad altri due cooperanti spagnoli liberati un mese fa. In Spagna i mesi di rapimento non vennero seguiti dall’opinione pubblica come al contrario avvenne in Italia ma, sempre al contrario che in Italia, è stato il post sequestro ad interessare e porre non pochi problemi sia al Governo che alla popolazione.
La decisione presa dal capo della diplomazia spagnola è dovuta, secondo le sue stesse dichiarazioni, a problemi di sicurezza dato che lo stesso Governo è stato informato di possibili sequestri o atti terroristici nella zona che vede un gran numero di cooperanti spagnoli attivi nei progetti di sostegno alla popolazione sahraui del Sahara Occidentale.
Così da un giorno all’altro è arrivato il comunicato agli interessati che il Ministero degli Esteri e della Cooperazione spagnola avrebbe messo in atto nel giro di pochi giorni un piano per l’evacuazione volontaria di tutti i connazionali così da riportarli al sicuro in madrepatria.
Con piccoli intoppi logistici, come la dimenticanza del Ramadan e il rispetto per il venerdì, in meno di tre giorni un aereo militare ha riportato a Madrid i 15 cooperanti iberici lasciandone a terra solo uno, il quale ha rifiutato l’invito.
Le polemiche non si sono fatte attendere. Il primo a parlare è stato il cooperante rimasto in terra africana, Pepe Oropesa il quale ha dichiarato di aver dovuto firmare, a causa della sua scelta, un documento in cui lo Stato spagnolo si esenta da qualsiasi responsabilità in caso di danni al proprio cittadino. Oropesa ha inoltre aggiunto che il Governo lo ha gentilmente informato che in caso di sequestro Madrid non sborserà neppure un euro.
Gli stessi cooperanti giunti a Madrid con l’aereo militare hanno alzato i toni, ricordando come il loro rientro express in terra spagnola non sia ancora stato accompagnato da motivazioni serie e quasi tutti hanno già fatto chiarire che nelle prossime settimane intendono tornare tra la popolazione sahraui.
Ad alimentare la polemica ci sono anche le varie ONG impegnate nel Sahara Occidentale e con le quali molti dei cooperanti lavorano. Mediante comunicati hanno criticato il piano di García-Margallo accusandolo di nascondere ragioni politiche e non di sicurezza come da lui stesso dichiarato. La rabbia di ONG come Médicos del Mundo, CEAS-Sáhara, Mundubat, si aggiunge alla frustrazione dato che secondo i loro portavoce l’invito ad abbandonare Tinduf è stato in realtà un ordine considerando che la maggior parte dei progetti sono finanziati dalla Agenzia Spagnola per la Cooperazione e lo Sviluppo (AECID) che dipende dal Ministero degli Esteri e il cui budget è stato ridotto del 75% nel primo taglio alla spesa pubblica dal Governo Rajoy.
Come se non bastasse le critiche arrivano anche dal Polisario, il partito che governa provvisoriamente l’autoproclamato Stato del Sahara Occidentale (RASD) e dall’Algeria. Il Polisario ha dichiarato che, anche a seguito del sequestro che ha interessato l’italiana Urru, i sistemi di sicurezza nei campi profughi sono stati potenziati e che questi siano a conoscenza di Madrid. L’Algeria invece, preoccupata dalla fuga della cooperazione internazionale nei campi profughi sahraui (situati nei sui territori), possa seriamente far degenerare la situazione in una zona dove il controllo statale di Algeri è debole, le frontiere permeabili e la presenza di terroristi sempre maggiore.
Il piano di evacuazione di García-Margallo non è quindi piaciuto a coloro che quotidianamente vivono in quelle terre e che, come lo stesso Pepe Oropesa afferma, sono ben consci delle proprie responsabilità facendo parte di tali missioni umanitarie, dalla quali dipende il 100% della comunità sahraui.
Nella conferenza stampa concessa per spiegare l’evacuazione, il Ministro García-Margallo ha inoltre affermato tra le righe che la stabilità nella zona è in perenne peggioramento a causa della situazione in Mali, paese interessato nella questione sahraui. La comunità internazionale, e non a caso la Spagna che proprio nel Sahel ha grandi interessi, sta aspettando il via libera da parte dell’ONU per la missione che dovrebbe ristabilire la normalità nel paese che poco tempo fa ha subito un colpo di Stato. La missione sarebbe in ogni caso portata avanti dall’Unione Africana insieme alla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale e appoggiata fortemente da Madrid che ha già dato la sua disponibilità anche logistica.
”Questa non è una impresa alla Don Quijote. [..] Io resto qua, ma non sono importante. Chi rimane qui da 37 anni è il popolo dei Sahraui.”, afferma Pepe Oropesa. Le sue parole forse un po’ troppo eroiche mostrano soprattutto la frustrazione di chi, attivo ogni giorno nella cooperazione internazionale, vede cadere in frantumi un progetto creato proprio per evitare quello che con il passare del tempo pare sempre più materializzarsi: una futura guerra che a perdere saranno sempre i Sahraui.













