Crociata su Londra 2012: Beppe Grillo non risparmia nessuno, ma su di lui piovono le critiche degli atleti e del Coni
di Andrea Gentili
Grillo contro le Olimpiadi, Grillo contro Napolitano, il Coni e Petrucci, la Idem, Schwazer e tutti gli altri atleti “sconosciuti”. Domani terminerà la XXX Olimpiade, in attesa però della XIV Paralimpiade che avrà inizio il 30 agosto, ma in questa ultima settimana le polemiche si sono sprecate. Dal caso di Alex Schwazer fino alle sfuriate di Grillo, sul suo blog personale. Sfuriate che non risparmiano nessuno, nemmeno il Presidente della Repubblica, ancora una volta attaccato, ma questa volta su sfondo olimpico, dal comico genovese. Andando con ordine, il commento personale che Grillo ha pubblicato sulle Olimpiadi, e che ha scatenato la polemica del web e non solo, risale al 5 agosto. Grillo definì i Giochi Olimpici il trionfo del nazionalismo: «Non vincono gli atleti, ma le nazioni. Negli anni della Guerra Fredda, la Germania Est vinceva tutto, aveva atleti formidabili, costruiti in laboratorio, spesso dopati come dei cavalli. Negli anni della Grande Crisi è la Cina a vincere tutto. Il super nazionalismo ha bisogno di un super medagliere». E poi attacca gli sport minori, quegli sconosciuti che nessuno pratica, che nessuno segue, ma che quando arrivano le Olimpiadi diventano i più guardati: «All’elenco sterminato di sport olimpici mancano le freccette da bar, le bocce e il parcheggio cronometrato in retromarcia. Il bello di questa manifestazione è che tutte le nazioni del mondo possono avere il loro momento di gloria. Un bronzo nel beach volley assurge a festa nazionale. Non conosco, né ho ha mai conosciuto, nessuno che pratichi il fioretto o la spada in vita mia, però alle Olimpiadi sono orgoglioso se il mio Paese trionfa sulle pedane. Poi, per quattro anni, non me ne può fregare di meno»
Non passa inosservata questa affermazione di Grillo, che trova subito risposta in un altro blog, quello di Cado in piedi. Michele Sorice, docente universitario di giornalismo, comunicazione politica e sociologia alla Luiss, critica l’atteggiamento di Grillo perché «è proprio la possibilità che le Olimpiadi offrono agli “sconosciuti” a rappresentare un valore (sociale) aggiunto. Attaccare chi si emoziona per la vittoria di un atleta sconosciuto di uno sport poco praticato, significa proprio legittimare quelli che ritengono che l’unico “Sport” sia il calcio, ricchissimo, a volte oltre ogni remora etica». Inoltre nota Sorice, «Se, infatti, è vero che spesso lo sport viene usato come strumento di propaganda nazionale e legittimazione politica, è altrettanto vero che l’emozione di tante italiane e tanti italiani per i successi nel fioretto o la partecipazione emotiva alla prova bella ma sfortunata di un’atleta come Tania Cagnotto sono cose molto diverse dal nazionalismo. Rappresentano la voglia di identificarsi negli sforzi quotidiani dei singoli, la condivisione emotiva delle fatiche di ragazze e ragazzi che non vedranno mai i soldi di Ibrahimovic o Messi, un bisogno di rivincita dei “piccoli”». E ancora: «esultare all’ultima stoccata di Andrea Baldini o restare muti davanti a quello 0,20 che condanna Tania Cagnotto a non salire sul podio sono sentimenti che hanno poco a che fare col nazionalismo ma che, al contrario, si radicano in un’identità plurale e ibrida quali sono quelle che abitano il mondo globale contemporaneo. Non è un caso che gli stessi che si sono emozionati con Baldini o con Cagnotto, si sono magari sentiti sconfitti con Pistorius (che non è italiano) o hanno gioito con Bolt (che non è italiano)».
Grillo non riesce a ingoiare e dimenticare quel “non vedo alcun boom” di Napolitano in risposta a un giornalista che gli aveva chiesto un’opinione sullo stupefacente risultato delle amministrative per il Movimento 5 stelle, e anche nel post dedicato alle Olimpiadi non fa mancare la sua frecciata al Capo dello Stato: «la medaglia d’oro la conquista il presidente della Repubblica, il telecomando in mano che dalla poltrona si precipita a congratularsi con l’atleta dandone ampia copertura a tutti i mezzi d’informazione»
Ma la risposta non arriva solo dal web: Yosefa Idem, 48 anni il prossimo mese, esponente del Pd dell’Emilia Romagna e responsabile allo Sport del Pd, ma sopratutto 8 olimpiadi al seguito con 5 medaglie olimpiche nel kayak individuale, a seguito di una precisa domanda del giornalista ha risposto: «Beppe Grillo? Una patacca. Coglie i momenti per avere visibilità e fare scalpore»
Botta e risposta, come una partita di tennis, o come una partita del ping pong, per citare uno tra gli sport “sconosciuti” di Grillo: questa volta non è lo stesso politico a pronunciarsi, ma è il grillino Giovanni Favia che commenta «Trovo scorretto che la Idem, esponente Pd, usi la sua vetrina ed immagine di atleta azzurra per attaccare un antagonista politico. Il sistema dell’informazione non aspetta altro che questi succulenti bocconi». Ma la Idem ha solo risposto alla specifica domanda dell’intervistatore. Come dice Favia: «punti di vista».
Anche il Presidente del Coni Gianni Petrucci si prende il tempo per replicare a Grillo: «questa è l’ Italia che mi piace, quella di Campriani che mi fa sentire l’inno. Prendetemi pure in giro, ma io sono nazionalista. Il problema degli italiani – aggiunge poi Petrucci - è che a volte non sono nazionalisti per niente e invece io mi emoziono con l’inno e le vittorie dei nostri atleti. Criticatemi, ma è così e non credo di sbagliare».
Infine arriva il caso Schwazer. La sua conferenza stampa di un’ora, con lacrime e pianti e ammissioni di colpa, ha diviso gli italiani. C’è chi lo condanna dicendo che le sue sono solo lacrime di coccodrillo, e chi invece lo compatisce, pur biasimando l’enorme errore di aver fatto uso dell’Epo, sostanza dopante. E poi ci sono due italiani: uno è Gianni Petrucci, il quale si augura che Schwazer possa diventare il prossimo testimonial antidoping perché «si deve fare questo quando si cade nel baratro, ma l’aspetto umano deve essere salvaguardato», l’altro è ancora Beppe Grillo, che non accetta l’idea del presidente del Coni, e con ironia attacca sul suo blog: «Belin, questo ai politici gli dà la baia. L’idea petrucciana ha però del buono. Si potrebbero proporre Riina e Provenzano come testimonial contro la mafia. Licio Gelli in prima fila contro la P2 e la Franzoni donna immagine contro i maltrattamenti ai minori».













