Lino Aldrovandi: «Schwazer ha sbagliato ma non ha ucciso nessuno», gli assassini di Federico ancora liberi
di Francesco Pirillo
A chiedersi se ci sia giustizia o meno in questo paese è Lino Aldrovandi, padre di Federico, vittima della violenza di alcuni poliziotti. Lino, utilizzando prima Facebook e poi rilasciando alcune dichiarazioni a testate locali di Ferrara e al Il Fatto Quotidiano, ha espresso il suo disappunto circa la decisione di sospensione di Alex Schwazer dal servizio, disposto dal Comando generale dell’Arma.
«Certo Schwazer ha sbagliato, senza se e senza ma, ma non ha ucciso nessuno» tuona Lino ed aggiunge: «Chi con una divisa, ora pregiudicato, in cooperazione ha ucciso e si è comportato da ‘scheggia impazzita in preda a delirio’ (parole, queste, pronunciate dal pg davanti alla Corte di Cassazione in sede di requisitoria, ndr), ha bastonato, ha soffocato, ha ucciso, ha detto il falso, ha depistato, ha omesso, ha disonorato quella divisa compiendo di fatto un alto tradimento, nonché ha oltraggiato e offeso dopo una sentenza definitiva la madre della vittima continua a lavorare come se nulla fosse, impunito come troppi tanti individui in divisa di altri morti rimaste senza un colpevole…».
L’atleta di Vipiteno ha consegnato tesserino e pistola ai suoi superiori della sezione di atletica e si è allontanato dalla struttura da un’uscita secondaria per non essere intervistato o semplicemente individuato da fotografi e cameraman. Il senso di vergogna che lo affligge lo ha più volte pubblicamente dichiarato e il dolore con cui ha confessato di aver fatto uso di sostanze dopanti lo ha reso vittima di ogni tipo di insulto e condanna mediatica e non.
Tutto ciò non è successo nella vicenda Aldrovandi e gli imputati, che di recente hanno chiesto di essere consegnati ai servizi socialmente utili, hanno da sempre mostrato un atteggiamento offensivo e battagliero nei confronti della famiglia Aldrovandi.
La famiglia ferrarese confida ancora nello Stato e nella decisione del ministro Cancellieri che prevede l’allontanamento degli imputati. «La strada sarà lunga e tortuosa, ma» conclude Lino Aldrovandi «sono paziente, e questo a volte è un difetto che mi ha trasmesso mio padre. Rallento, respiro e ascolto il mio cuore per accarezzare le tante vittime innocenti di questo nostro assurdo mondo».













