Il lato sepolto della storia: le voci silenziose delle donne dimenticate – L’Ottocento, fra irrazionalità e sentimento
di Chiara Gagliardi
(sesta parte – segue da L’Illuminismo e la ragione)
L’Ottocento si apre con un grande cambiamento. Il XIX secolo è infatti profondamente permeato dalla nascita della società di massa: la rivoluzione industriale ormai conclusa ha lasciato dietro di sè diversi retaggi. C’è una nuova classe sociale, la borghesia, in grado di mandare in crisi quella divisione tra nobili e poveri un tempo così netta. Si fa avanti anche un ceto medio sempre più potente, mentre il proletariato prende coscienza della propria posizione. Le grandi rivoluzioni di fine Settecento hanno fatto definitivamente vacillare la fiducia nella ragione e nel razionalismo che pervadeva l’Illuminismo: ora ci si trova di fronte ad un ritorno del senso religioso, della fantasia, del gusto del bello e del sublime. In una società profondamente mutata, anche la situazione della donna cambia radicalmente. Forti del potere acquistato nel secolo precedente, le donne non si rassegnano più ai loro compiti: accanto alla protesta operaia si trova ora il movimento femminista. Dopo qualche barlume a fine Settecento (come la “Rivendicazione” dei diritti di Mary Shelley), ora le donne chiedono di essere messe alla stessa stregua degli uomini. Il gentil sesso vuole la possibilità di votare, di partecipare alla politica, di occupare una posizione attiva nella propria vita. Ed anche se le proteste delle “suffragette” non vengono inizialmente ascoltate, sarà nel secolo successivo che le donne compiranno un grande passo in avanti. Per questo motivo, i nomi femminili dell’Ottocento non sono poi del tutto sconosciuti: il Romanticismo porta una grande dovizia di scrittrici e poetesse, mentre all’interno dei partiti popolari, nati in seguito alle rivoluzioni ed alle proteste, comincia a farsi strada qualche politica. La strada tuttavia è ancora lunga: le donne lavorano, escono di casa ed hanno un’educazione, ma sono fortemente sconsigliate l’istruzione superiore, l’università, le letture libere.
I paesi anglofoni, nell”800, vedono un gran numero di scrittrici donne: è questo il primo momento in cui esse cominciano ad avere successo come romanziere e letterate. Le sorelle Brontë (Charlotte, Ann ed Emily) scrivono dei libri destinati ad essere conosciuti in tutto il mondo e ad arrivare ai giorni nostri. Le protagoniste sono tutte femminili: Charlotte scrive Jane Eyre, Emily Cime tempestose ed Ann Il segreto della signora in nero. Tutte e tre, nel primo periodo, si firmano con pseudonimi maschili per superare i pregiudizi dell’epoca: esse diventano così Currer, Acton ed Ellis Bell. Qualche scrittrice dell’epoca divenne addirittura nota con il suo nome da uomo: è il caso di Mary Ann Evans, conosciuta come George Eliot (autrice di Middlemarch), che sconvolse l’Inghilterra vittoriana con il suo stile di vita e mantenne il suo alter ego maschile per provocazione. Da ricordare è anche Mary Shelley, moglie del poeta Percy Shelley, dalla cui penna nacque il personaggio di Frankenstein.
Importanti novità letterarie giungono anche da oltreoceano: la poetessa statunitense Emily Dickinson è annoverata fra i maggiori lirici del diciottesimo secolo. La donna trascorse gran parte della sua vita chiusa in casa e non pubblicò mai le sue poesie, che vennero diffuse, postume, dalla sorella. Per quanto fosse impensabile l’idea che una donna superasse un uomo, oggi Emily Dickinson brilla per sensibilità ed originalità fra tutti i suoi contemporanei. Significativa è poi la figura di Louisa May Alcott, autrice di Piccole Donne, ma anche fondatrice di una nuova scuola sperimentale e promotrice di un nuovo pensiero pedagogico, di cui si può trovare qualche traccia nelle sue opere. Alcott, inoltre, non si sposò mai, interrompendo la tradizione della “donna di casa” accanto al focolare ed al marito.
Con l’avvento del socialismo, le donne entrano in politica. Nell’Italia di metà Ottocento, è conosciuta la figura di Anna Kuliscioff. Donna rivoluzionaria già dalla giovinezza (in controtendenza con tante sue coetanee, si trasferisce dalla Russia a Zurigo per frequentare l’Università e studiare filosofia), diventa uno dei maggiori nomi del Partito Socialista Italiano. Dopo essere diventata un medico, Anna Kuliscioff rimase un nome molto attivo in politica: legata sentimentalmente a Filippo Turati, il salotto della loro casa a Milano divenne la redazione di Critica Sociale, la rivista del socialismo italiano. Di lei hanno rispetto molti uomini; secondo il giornalista Carlo Silvestri, infatti, «il miglior cervello politico italiano fu realmente quello della soave e fiera donna, innanzi alla quale non vi fu mai chi non si chinasse deferente e ammirato, Mussolini compreso».
Donna famosa ed influente verso la fine dell’Ottocento è anche Margaretha Gertuuida Zelle, che tutti conoscono grazie al suo pseudonimo: Mata Hari. Ballerina di successo, nascondeva in realtà una doppia personalità: era un personaggio estremamente importante nei servizi segreti olandesi. Il suo fascino erotico e la sua abilità la portano ad ottenere dagli uomini tutto quanto desideri, comprese preziose informazioni. La sua attività di spionaggio le costa la vita: viene condannata a morte e giustiziata, ma restano famosi la sua lunga lista di amanti e il ruolo politico importante che si trovò ad avere.
«Deeds, not words»: azioni, non parole, è quanto richiedono le donne dell’Ottocento, molto più consapevoli del loro ascendente e del loro potere. Quasi venti secoli di sottomissione non possono essere cancellati con qualche protesta, ed ancora oggi il sesso femminile ne porta il peso: ma il leone dormiente si è svegliato, ed è pronto a farsi valere per conquistare gli stessi diritti degli uomini, più forti fisicamente ma non superiori intellettualmente.
(termina sabato 18 agosto)














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