Pubblicato il: ven, ago 10th, 2012

Tunisian Girl, l’elogio di internet

di Francesco Pirillo

La copertina del libro

Il libro scritto dalla blogger tunisina Leena Ben Mhenni, edizioni Alegre e costo di soli 5 euro, è un bicchier d’acqua refrigerante in questa estate torrida ed afosa. Le quarantacinque pagine scritte da colei che ha fatto conoscere la rivoluzione tunisina in tutto il mondo scorrono in maniera talmente veloce, che per chiudere il libro ci vuole una grande forza di volontà. Già, proprio quella forza di volontà che ha accompagnato Leena, e gli altri come lei, nel lungo percorso prima contro la censura nel suo paese e poi nella diffusione di immagini, video e testimonianze di chi combatteva e di chi stava cercando di liberare la nazione dall’oppressione di Ben Ali, o Zaba come “amichevolmente” era chiamato il dittatore tunisino.

Quella tunisina è stata la prima rivoluzione della storia con un ruolo rilevante della controinformazione diffusa attraverso la rete” e soprattutto la miccia che ha fatto innescare la famosa primavera araba. Il compito ed il bisogno di Leena era quello di divulgare il più possibile la voce della rivoluzione, dell’insurrezione che giorno dopo giorno premeva sempre più contro il regime. Lo stesso Ben Ali tendeva a sminuire quelle poche informazioni che erano trapelate grazie ad internet ed in men che non si dica i suoi sostenitori ripopolavano le piazze, cantando e manifestando il pieno appoggio al dittatore. Il suo volto campeggiava sugli striscioni e la sua voce dava forza a tutti coloro che non riuscivano a concepire e intendere l’idea di cambiamento.

La lotta contro l’oppressore doveva andare avanti ma, come spiega anche Leena all’interno del suo libro, era difficile credere in un cambiamento se ancora una buona parte della popolazione non si rendeva conto che gli abusi e i soprusi eseguiti dal regime uccidevano non solo i dissidenti, bensì l’intero popolo tunisino. Leena, insieme alla sua cara amica Leila, non si arrendevano mai e anche grazie alla diffusione delle notizie attraverso la rete e all’adesione di altri “cybercombattenti” la rivoluzione tunisina stava crescendo, anche e soprattutto a livello mediatico.

Leena Ben Mhenni

Il potere della rete sta nella sua reattività, nella sua spontaneità e nella capacità di legare le persone l’una all’altra. E’ un incontrollabile, un incomparabile sistema di solidarietà: in questo modo, ad esempio, abbiamo potuto aiutare con la nostra esperienza i giovani rivoluzionari egiziani, dicendo loro come fare a proteggersi dai gas lacrimogeni”. Leena ha partecipato attivamente alle manifestazioni di piazza, presidiando piazza Mohamed Alì e il Ministero degli Interni e le sue emozioni, le denunce di violenze nei confronti dei manifestanti, le vittime-martiri che dal regime venivano dimenticate e infangate, venivano tutte trasmesse in tutto il mondo attraverso il suo blog, Facebook e Twitter. Il dissenso era diventato comune e la rivoluzione tunisina sapeva di poter contare sull’appoggio di altre persone fuori dai suoi confini. Per quanto riguarda la diffusione delle informazione, s’intenda.

E’ uno strumento di lotta – si legge tra le righe del suo libro - senza precedenti: permette di passare attraverso le maglie delle dittature, di rompere tutte le barriere, al di là dei divieti, delle frontiere, dei partiti. Nulla cambierà se non passa l’informazione, se la verità non si diffonde, se non ci connettiamo. Un vero cyber attivista non si accontenta di restare seduto dietro ad uno schermo, va sul campo, scatta foto, gira video, raccoglie sul posto le testimonianze”.

A metà libro ci sono questi versi che racchiudono tutto il pensiero rivoluzionario di chi ha da sempre subìto dittature e limitazioni alle proprie libertà: “Quando un giorno un popolo sceglie la vita/ il destino deve rispondere/ le tenebre devono dissiparsi/ e le catene spezzarsi” (Abou Al Kacem Al Chebbi, poeta tunisino).

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