Pensieri su.. Gemitaiz – Quello che vi consiglio vol.3
di Matteo Molon
Prendere piede nella scena rap italiana non è semplice quanto può sembrare da fuori. Sono necessarie originalità, un qualcosa di proprio da dire, e freschezza. Stile. Non bastano due rime su un foglio buttate là a casaccio.
Da Quello che vi consiglio vol.1 a questo vol.3 di strada ne è stata fatta. Dal 2009 al 2012, e ancora prima con i tape di Affare Romano (realizzati come Xtreme Team assieme a CaneSecco) Gemitaiz si è imposto figura di spicco della nuova scuola, romana e non, raggiungendo l’apice la scorsa estate con la partecipazione al disco di Don Joe e Shablo Thori e Rocce, importante album dove presenziano moltissimi dei migliori Mc dello Stivale.
In Quello che vi consiglio vol.1 era stato messo nero su bianco di come buona parte della passione per il rap gli provenisse dalla musica nera americana, ascoltare “Tribute” per rendersene conto.
La sua potenza trova fulcro in questo background culturale. Anche a fronte di suoni moderni, l’attitudine rimane quella senza pensiero e tenace, nonostante le durezze, dei neri americani delle origini.
In Quello che vi consiglio vol.3 “Male e Bene” ne è l’esatta rappresentazione in liriche e suono, una sorta di “Tribute 2” ancora più legata all’esperienza personale, diretta; fantasticamente attuale nella limpidezza con cui parla di stati d’animo comuni a chi si trova giovane in queste confuse annate senza valori e lavori sicuri, con un gran bisogno di tornare all’origine palpabile delle emozioni, quella consistenza data unicamente dall’inseguire un sogno, un’ambizione palpitante.
Gemitaiz giunge ora compatto, maturo. Se nei capitoli precedenti sembrava a volte leggermente dispersivo, adesso dosa gli elementi sapientemente, con la precisione di chi è cresciuto e ha affinato tecnica e mira. Una tecnica e una mira, doveroso precisarlo, già notevoli fin dall’inizio. Scherzosamente ci si domanda se viene da un altro pianeta, come nella strofa ad ipervelocità realizzata per il feat. di King’s Supreme.
Le prove di questa maturità nel tape sono da ricercare in brani come “Nato Estremo”, “Va Bene Così”, “Giro di Notte”, ma l’evidenza a prova di haters è in ”Fuori di Testa”, pezzo oltre gli schemi per Gemitaiz, che prende una veste più ”cantautorale” rimanendo con la nudità della strada cucita addosso.
Un pezzo meno gridato, più ragionato, nel quale si prende il tempo per dare il giusto spazio alle parole, lasciandole libere di toccare terra, dopo essere uscite dalle corde vocali. La crescita è la raggiunta capacità di scrivere canzoni sia di sfogo e sia come la suddetta, partendo da un unico concetto e articolandolo, approfondendone i vettori.
Andando a fondo dell’ascolto e citando “Tribute”, la quale dice “e anche io vorrei fare freestyle, sì, ma con John Lee Hooker” Gemitaiz ci sta riuscendo, la voglia di far musica è la medesima, quello trasmesso ha la stessa intensità. Se la pazienza è la virtù dei forti, la rabbia, la fame lo è degli ambiziosi.
Il disco è in download gratuito qui.













