In concerto: Il Teatro degli Orrori
di Alessia Arnesano
Gallipoli, Parco Gondar, 5 luglio 2012. Incollati da un’afa opprimente e dopo le performances di due gruppi spalla, i Muffex e i Two Pigeons, intorno alle 01,30 (orari mediterranei) sale sul palco Il Teatro degli Orrori.
Pierpaolo in camicia rossa e giacca nera (“sembra Dylan Dog” commenta qualcuno) si presenta serio e posato. I musicisti suonano precisi e potenti fin dall’inizio. La stessa voce di Pierpaolo non fa una piega.
Vengono suonati pezzi provenienti da tutti e tre gli album mentre il pubblico poga sin dalle prime note e tutti cantano a squarciagola. I testi sono uno dei punto di forza di questo gruppo, dalle canzoni del primo album influenzate dalla poesia francese (la baudeleriana E lei venne) alla storia italiana (la partigiana Compagna Teresa) fino ai testi del secondo album maggiormente incentrati sul vissuto personale di Capovilla (Due) ma anche dalla poesia russa, molto amata da Pierpaolo (Majakoswskij). Il terzo album invece è basato sulla figura del migrante, tematica che tocca il nostro più recente vissuto quotidiano. Lo stesso Pierpaolo racconta com’è nato il testo di Ion, un terribile episodio di violenza che vede per protagonista un immigrato.
Simpatici anche i siparietti tra Pierpaolo e il pubblico, ancora incapace di rispettare le pause di silenzio che alcune canzoni impongono, “ma lo so come continua la canzone” commenta Capovilla, rivolgendosi ad un fan che puntualmente anticipa le strofe durante la teatrale esecuzione di Majakoswskij.
Poi il gruppo sparisce dietro le quinte salvo ricomparire dopo neanche cinque minuti per concludere con la violenta Alt! e la malinconica Canzone di Tom. A giudicare dal calore del pubblico, il concerto non ha deluso le aspettative, elemento non da poco per un gruppo che spesso è stato tacciato di ripetitività durante i concerti e in particolare per le famose arringhe di Pierpaolo. Sarà il nobile orizzonte del Mare Ionio che fa bene alla musica.












