Centinaia di membri del PKS a Bandung dedicano la Shalat Gaib ai Musulmani Rohingya
di Jemy Haryanto
Un grandissimo numero di soci del PKS (Partai Keadilan Sejahtera – Partito per la Giustizia e la Sicurezza) nella città di Bandung, hanno tenuto la Shalat Gaib, pregando tutti insieme, per i musulmani Rohingya presso il cortile del Gedung Sate, in via Diponegoro, a Bandung. Il PKS ha fermamente condannato il massacro dei cittadini d’etnia Rohingya in Myanmar.
“La Shalat Gaib e questa preghiera collettiva stanno a dimostrare la nostra fratellanza. A sottolineare la nostra morale nei confronti dei musulmani Rohingya, che sono stati uccisi, svolgendo per loro questa manifestazione” ha dichiarato il presidente del Consiglio Consultivo Regionale (Dewan Pertimbangan Daerah – DPD-PKS) di Bandung, Oded M Danial.
Il gruppo del PKS è formato da uomini e donne, che si son messi in fila per l’attuazione della Shalat Gaib. Gli uomini si sono sistemati in prima linea, mentre le donne subito dietro. La posizione di tutti quanti era in senso obliquo, rivolta verso Occidente, assorti nell’importante momento della preghiera.
Oded ha spiegato che, per i membri del PKS di Bandung, la vicenda del genocidio dell’etnia Rohingya è stata davvero un duro colpo. Per il PKS, ha aggiunto, il massacro della popolazione Rohingya non coinvolge soltanto i musulmani.
“Si tratta di un gravissimo crimine contro l’umanità. Noi ci auguriamo davvero che il Myanmar si ricreda, e tratti i musulmani Rohingya con dignità, come qualsiasi altro cittadino,” ha affermato Oded.
Centinaia tra le persone accorse per la preghiera, reggevano, tra gli altri, un poster. La scritta recitava: ‘Save Our Brother Rohingya Myanmar’ e ‘Stop Killing Moslem People In Myanmar’. La manifestazione si è svolta in modo pacifico ed ordinato.
In precedenza poi, Oded M Danial aveva anche dato istruzione ai membri del suo gruppo affinché assistessero pure materialmente i loro fratelli musulmani Rohingya ancora in Myanmar.
In seguito, la PKS ed altre organizzazioni islamiche indonesiane, hanno inviato una delegazione in Myanmar. Ciò per poter monitorare la situazione dei musulmani Rohingya direttamente e per comunicare quanta sia la violenza usata dai militari in Myanmar contro i musulmani al governo, al parlamento ed alle persone in cerca di una via d’uscita.













