Il Buddha, succo di mango e foglie di tè
Intervista ad Ayesha S. Silva, dell’Associazione Tempio Buddhista di Verona, sul ruolo della Comunità singalese e della comunità buddhista sulle rive dell’Adige
Di Stefano Capponi
Salve Ayesha. Siamo qui per farti alcune domande su una delle comunità straniere più popolose nella nostra città: una comunità asiatica, quella del popolo dello Sri Lanka. Comunità che spesso, ma non sempre (è presente anche una buona parte cristiana), si riflette con la comunità buddhista di Verona. Le questioni verteranno dunque sui rapporti tra la vostra cultura e spiritualità e gli “indigeni” veronesi.
- Buongiorno a voi.
Innanzitutto, secondo te perché la nostra città è scelta da molte persone del Ceylon come meta?
- Verona è una città che, pur tra le sue contraddizioni, offre diverse possibilità di lavoro, e questo è di forte richiamo. Ovviamente, ora che si è creata una vera e propria comunità cittadina singalese, i “nuovi” arrivano anche perché sanno di poter trovare molti appartenenti alla propria nazionalità.
I motivi dell’immigrazione singalese in Italia: puramente economici, o anche politici?
- Sicuramente economici, ma talvolta anche politici. Anche la mia storia personale è stata segnata da questo, visto che mio padre è dovuto fuggire per non avere “problemi” con uno dei Governi precedenti. Non ai livelli delle dittature che purtroppo imperversano in Stati del Medio Oriente o in Africa, ma comunque non mancavano elementi di autoritarietà.
Come consideri il livello di integrazione raggiunto dalla Comunità singalese a Verona rispetto alle altre comunità?
- I Singalesi vengono essenzialmente per lavorare, sono abbastanza integrati , parlano, seppur alle volte con difficoltà, quasi tutti italiano, e fanno qualsiasi tipo di lavoro. Non hanno problemi a relazionarsi con gli Italiani. Per quanto riguarda la professione, spesso le esigenze di professionalità, le aspirazioni e le volontà di ognuno vanno tristemente a finire nel vuoto: ci sono molti laureati che non vengono aspirando a un riconoscimento del proprio titolo, pensando di poter lavorare meglio che nel proprio Paese, ma si ritrovano a fare qualsiasi tipo di lavoro. E’ triste, eppure si rimboccano le maniche. Tuttavia, pur integrandoci, non dimentichiamo le nostre origini: abbiamo una nostra comunità (una specie di paesino nella città, dove si conoscono tutti o quasi), un nostro tempio, dei nostri luoghi d’incontro.
Come conciliare i bisogni di comunità con l’integrazione con la popolazione autoctona?
- Tutto si basa sul rispetto delle differenze, inteso non come tolleranza ma come dialogo in funzione di un reciproco arricchimento. Senza perdere di vista le proprie origini e differenze.
Come vedono gli Italiani lo Sri Lanka? E come vedono invece i Singalesi immigrati, ci sono pregiudizi?
A volte gli Italiani confondono lo Sri Lanka con l’India, o pensano che sia molto meno sviluppato di quello che è (non viviamo per lo più tra capanne ed elefanti, anzi). Seppur con ampie differenze e contraddizioni tra settori della società, non si muore di fame, e c’è un elevato grado di alfabetizzazione. Con l’avvento del turismo, sta invece diffondendosi sempre più l’idea di un luogo pieno di belle spiagge e dal mare azzurro. Sui Singalesi in Italia posso dire che i pregiudizi sono minori che nei confronti di altre comunità.
Hai mai subito pregiudizi personalmente, o li ha subiti qualcuno che conosci?
No, personalmente no. Vedo più gente che ce l’ha con gli stranieri in generale che specificatamente con i Singalesi.
Sono molti gli aderenti o i semplici partecipanti alle attività del Tempio Buddhista di Verona?
Sono molti, non solo Buddhisti ma anche Cattolici che vengono per pura curiosità. Sia Singalesi che Italiani, ma ci sono anche cinesi e Thailandesi. E’ un posto di riflessione più che di religione. Più che pregare, infatti, si dialoga e si medita. E non c’è bisogno certamente di convertirsi per partecipare.
Aumentano col tempo gli aderenti italiani, e se sì di quali categorie sociali?
Sì, aumentano sempre più. Vi sono molti uomini giovani, che si stanno convertendo al buddhismo, ma anche molte signore di una certa età, a volte cristiane. Invito chiunque voglia a visitarci: il Tempio è in Via Chioda, a S. Lucia, ma ce n’è uno anche in Borgo Roma. E’ un posto di meditazione, e la meditazione è per tutti.
Ci sono corsi o luoghi di aggregazione per bambini?
Ce ne sono, si può discutere col monaco, e c’è una specie di “catechismo”, che più che catechismo è insegnamento della storia dell’uomo e del Paese, e non solo di filosofia e buddhismo.
Parliamo di istruzione: tu hai studiato sia qui sia nel tuo Paese di origine. Differenze?
In Italia per quanto riguarda l’istruzione scolastica ci si basa su un approccio più generale, che affronti vari campi, in Sri Lanka è più specifico e tecnico, si consente meno di spaziare. Per quanto riguarda l’Università, nel mio Paese è molto più ad accesso ristretto, non tanto per ragioni economiche quanto per ragioni meritocratiche. Devi essere molto più “geniale” per entrare. Ovviamente la differenza sta anche nella lingua: in Sri Lanka la maggioranza delle lezioni su materie non umanistiche non sono in Singalese, bensì in Inglese, che dovrebbe essere più utilizzato, in quanto lingua franca, nelle università italiane.
Dove preferiresti abitassero un giorno i tuoi eventuali figli? Sri Lanka, Italia, o in un altro Paese ancora?
Tutti i Paesi hanno i loro pregi e difetti, non penso ce ne sia uno dove a prescindere potrebbero vivere meglio che negli altri.
Pensi , e se sì come, che si evolverà l’immigrazione singalese in Italia a seguito della crisi che qui imperversa? Aumenterà, resterà costante, dimunirà?
Chi può saperlo! Per ora non subisce flessioni. Magari un giorno, speriamo non per la crisi, ma per raggiungere le nostre spiagge, potrebbero esserci più Italiani in Sri Lanka che viceversa.
Addirittura?
Perché no? In fondo, come diceva il Buddha, “non c’è niente di costante tranne il cambiamento”.













