Abbandona il lavoro per girare il mondo a piedi: “Mi rendevo conto che stavo sprecando gli anni migliori della mia vita”
di Ilaria Caridi
Voti alti a scuola, una buona Università, un lavoro ben retribuito che occupa gran parte della giornata, un matrimonio, due o tre figli almeno e solo alla fine, dopo anni volati nella frenesia della società e nel tentativo di conciliare lavoro e famiglia, ritrovarsi ad aspirare al momento della cosiddetta “pensione”, quell’orizzonte in continuo allontanamento in cui poter finalmente smettere di lavorare e, voltando le spalle con orgoglio, ammirare in tranquillità i frutti generati da anni di fatiche.
Sicurezza, tradizionalismo, conformismo. E’ la strada più semplice, la via che è già stata spianata da altri. Ma c’è chi si è reso conto di star facendo solo quello che gli altri si aspettavano da lui. C’è chi ha capito che stava andando avanti solo per inerzia. E c’è sempre chi, di punto in bianco, ha deciso di dare un taglio diverso alla sua vita.
Carlo Taglia è uno di questi. Giovane torinese di 27 anni, Carlo lavorava alla Lek srl, un’azienda che realizza impianti fotovoltaici. «Mi rendevo conto che stavo sprecando gli anni migliori della mia vita a litigare al telefono o davanti a uno schermo grigio. Non riuscivo mai a essere sereno e l’irrequietezza mi stava consumando. Nel frattempo dentro me covavo il sogno di fare il giro del mondo. Giorno dopo giorno la mia sete di viaggio aumentava, fino al momento in cui mi sono detto: ora o mai più!» riferisce Carlo su LaStampa.
Partito l’8 ottobre 2011 con un biglietto di sola andata per Kathmandu in Nepal, Carlo ha attraversato India, Sri Lanka, Malesia, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Cina, South Korea, Colombia, Ecuador per poi approdare in America del sud, dopo 22 giorni passati su un mercantile. La sua meta? Il Nepal, di nuovo. Niente aereo, nessuna Visa, solo macchina fotografica e computer per raccontare step by step ogni paesaggio mozzafiato, ogni tradizione diversa conosciuta, ogni persona che gli ha lasciato qualcosa. Sì, come lo sciamano conosciuto in un villaggio indigeno dell’Amazzonia colombiana il quale gli ha permesso di partecipare a cerimonie mistiche per provare il yagè (ayahuasca), un farmaco a base di erbe, utilizzato nel corso di secoli da popoli tradizionali in Brasile, Colombia, Perù ed Ecuador per scopi religiosi e curativi.
“Con una saggezza e semplicità disarmante mi trasmettono la loro sapienza formata nell’unica università in cui tutti dovremmo studiare, l’università della foresta. Gli sciamani mi offrono di insegnarmi tutto ciò che sanno nel caso decidessi di trasferirmi da loro», scrive il giovane nella sua pagina facebook http://www.facebook.com/#!/Girovagandoilmondo, ma non può e non vuole fermarsi. Lui è curioso, vuole conoscere il mondo e viverlo a pieno. E fu così che il giorno seguente partì per l’Ecuador”.
Ora Carlo scrive articoli sull’eco-sostenibilità per il blog geenews ed è intenzionato a scrivere un libro per ispirare altri giovani ad essere curiosi, osare e non perdere occasione di conoscere questo mondo meraviglioso. Ci si chiede se riuscirà a mantenere lo stesso stile di vita in futuro, ma che importa? Con tutta l’esperienza acquisita, con tutti i punti di vista diversi che ha incontrato in questo giro del mondo a piedi potrà vivere qualsiasi altra esperienza con la coscienza di chi può ben dire di avere una prospettiva più ampia. Staremo a vedere. Per il momento non ci resta che prendere esempio da questo giovane che sta facendo quello che ognuno di noi sogna ma mai ha avuto il coraggio di realizzare.














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