Siria: Annan lascia Onu e lega araba “non ho avuto il sostegno necessario”
di Anna Chiara Sardella
L’inviato speciale per la crisi siriana Kofi Annan lascia il suo incarico di rappresentante di Onu e Lega araba e negoziatore di pace per l’emergenza in Siria. «Non ho ricevuto il sostegno necessario» afferma, riferendosi all’eccidio siriano. In conferenza stampa a Ginevra ieri, Annan ha sottolineato l’impasse creatasi nella comunità internazionale caratterizzata da assenza di “azione”, quella di cui il popolo siriano ha bisogno in questo momento.
«Senza una seria, propositiva e unita pressione internazionale è impossibile per me e per chiunque altro spingere il governo siriano e la sua opposizione a compiere I passi necessari per iniziare una ripresa politica» ha annunciato nelle sue dimissioni.
Nel mese di febbraio il 74 enne premio nobel per la pace era stato assegnato come interlocutore speciale nel conflitto siriano rappresentando Onu e Lega Araba, in marzo e in seguito ai primi di luglio, a 17 mesi dall’inizio del conflitto, Annan ha incontrato Assad mostrandogli i sei punti del piano di pace da egli stesso firmato. Tale piano prevedeva un cessate il fuoco, libertà di associazione politica, libera circolazione nel paese della stampa internazionale, l’invio di aiuti e una tregua umanitaria di due ore al giorno. Una risoluzione, quella dell’ex segretario generale, che escludeva l’opzione militare per riportare il paese senza traumi alla normalità.
Ma le cose non sono andate come aveva sperato. «Assad ha fatto la stessa cosa che aveva fatto con l’iniziativa della Lega Araba: l’ha accettata all’inizio e poi ha posto condizioni e addirittura ostacoli per impedire l’applicazione del piano. Perché l’attuazione dell’iniziativa significa la fine del regime o del sistema politico così come lo conosce la Siria. E questo per diversi motivi: il più importante è che questo piano comprende soprattutto il diritto di manifestare e il ritiro delle truppe militari dalle città siriane» così, pochi mesi fa Abdul Raoul Darwish, presidente dell’Associazione 15 marzo per la Democrazia in Siria, commentò i punti critici del piano in sei punti di Annan.
Oggi di fronte ai fatti di Aleppo, e la sempre crescente militarizzazione del paese,Kofi Annan, una delle personalità internazionali simbolo della pace, indietreggia di fronte alla spietatezza del regime di Assad e dai suoi abili stratagemmi, aggiungendo «i sei punti restano ancora da attuare» come possibilità ancora aperta e realizzabile dalla comunità internazionale.
Parlando delle divisioni “internazionali” che hanno impedito una via d’uscita dagli orrori del conflitto civile siriano, l’ex segretario generale delle Nazioni Unite si riferisce probabilmente all’ostacolo costituito da Cina e Russia, i due membri permanenti del consiglio di sicurezza che si sono opposte da sempre a misure e pressioni provenienti dall’esterno per operare un ricambio di governo nella regione siriana, mentre Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna sono persuase ad adottare una pressione maggiore per la risoluzione del conflitto in maniera più pervasiva.
E se da una parte il portavoce della casa bianca Carney punta il dito contro Cina e Russia, dai social network il ministro degli esteri russo fa sapere che il suo paese continuerà a votare contro la risoluzione del conflitto elaborata dal consiglio di sicurezza considerandola ingiusta per il governo siriano.












