Pubblicato il: gio, ago 2nd, 2012

750 mila disabili in cerca di lavoro

di Manuel Lai

Un non vedente al lavoro

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma dei disabili possiamo tranquillamente fare a meno. Secondo le ultime stime Istat in Italia sono 750 mila le persone con handicap iscritte agli uffici di collocamento. L’80% di essi denuncia di aver cercato lavoro senza trovarlo. Dati allarmanti, anche rispetto a quelli forniti dall’Onu: nei paesi industrializzati la percentuale di disabili senza lavoro si aggira tra il 50 e il 70%. E i centri di collocamento e impiego? Facilitano davvero l’avventura di queste persone? Solo il 17% degli handicappati occupati afferma di aver trovato impiego grazie a questi centri. Il 31% fa affidamento a parenti e amici, il 20% ai concorsi pubblici e il 16% inviando curriculum in risposta agli annunci.

Una situazione grave e preoccupante che sembra peggiorare di anno in anno. Non solo la crisi continua a tagliare posti di lavoro, ma si impedisce a chi ne ha più bisogno di poter entrare nel difficile mercato del lavoro. Porte sbarrate e, anche dove si creano posti nuovi, non si facilita il processo di accesso, di selezione e assunzione per chi ha maggiori difficoltà. Ogni azienda dovrebbe avere, secondo la legge 68 del 99, l’obbligo di mantenere il 7% di persone con disabilità tra gli assunti. Un obbligo che fino a qualche tempo fa non veniva comunque rispettato o bypassato con vari stratagemmi. Problema che si è aggravato oggi con la crisi. Le aziende in difficoltà possono infatti chiedere la sospensione temporanea per quel fin troppo odiato 7%. Un quadro che, come spiegato al Corriere della Sera da Nina Daita, responsabile delle politiche per la disabilità nella Cgil, porta al 25% di posti scoperti per i disabili, nonostante il costo del lavoro del lavoro per un disabile sia ridotto del 35%.

La difficile ricerca di un posto di lavoro

Ma in un periodo di continui tagli e riforme il governo sembra in grado di fare qualcosa. Nella prossima riforma del lavoro vi dovrebbe essere un’applicazione più severa della legge 68. Sarà ripristinato l’obbligo di assunzione del 7% e verranno resi più restrittivi gli esoneri per le aziende. Un giusto ritorno al passato, perché l’assunzione dei disabili non venga vista come un peso ulteriore in un periodo di difficoltà. Queste persone potrebbero rappresentare una nuova forza vitale per un mondo lavorativo sempre più in crisi. Coprire quei posti scoperti, ad un costo nettamente inferiore e con identiche competenze. C’è bisogno di sdoganare la mentalità per cui il disabile non può o non riesce a lavorare. Quei 750 mila hanno bisogno di un impiego e potrebbero essere la prima miccia per far ripartire la sempre più fiacca macchina della crescita italiana. Il lavoro è lavoro per tutti, nessuno escluso.

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