Olimpiadi Social, la colpa del flop è di un articolo del CIO
di Alessandro Cucci
Dovevano essere le prime Olimpiadi veramente social, dopo un timido esordio con i giochi Pechino, vista l’enorme diffusione di Facebook, Twitter e Instagram avvenuta in questi anni. Anche la promozione da parte del Comitato internazionale olimpico (Cio) della rete The Olympics Athletics Hub – per connettere atleti e rispettivi follower su Twitter e fan di Facebook – sembrava un buon trampolino di lancio.
Eppure, a Olimpiadi appena cominciate, il debutto social c’è stato sicuramente, ma forse non esattamente come avevano sperato gli organizzatori. Le cause, principalmente, sono da attribuirsi al famoso Articolo 40 dell’Olimpic Charter, che vieta ai partecipanti di diffondere immagini, post e tweet che leghino le proprie facce e i propri nomi a sponsor personali durante i giochi (esclusiva, quella della pubblicità riservata agli sponsor ufficiali dei cinque anelli che porta guadagni al Comitato e non agli atleti). Divieto assoluto anche la pubblicazione di video e, ancora, “…i tweet devono essere in prima persona, in un formato stile diario e non giornalistico – ovvero non devono riportare fatti su concorrenti o commenti sulle attività degli altri partecipanti o persone accreditate, o rivelare nessuna informazione confidenziale o privata in relazione ad altre persone e all’organizzazione”.
Le foto scattate nel villaggio olimpico possono essere pubblicate, a patto però che si abbia l’autorizzazione.
Le pene per i trasgressori sono severe, e arrivano anche all’esclusione dai Giochi per l’atleta colpevole.
Quest’anno sono già state due le esclusioni legate ai Social Network. La prima a carico della triplista greca Voula Papachristou per aver postato un commento razzista su Twitter : «Con tanti africani in Grecia, le zanzare che arrivano dal Nilo occidentale almeno riceveranno il cibo da casa». La seconda squalifica, arrivata ieri, è a carico del giocatore elvetico Michel Morganella, per aver twittato il seguente messaggio: «Distruggerò i sudcoreani, devono bruciare tutti» dopo la partita persa 2-1 contro, appunto, la Sud Corea.
Problemi però anche a livello di infrastutture. I tweet riguardanti l’Olimpiade soltanto durante la cerimonia di apertura hanno superato quelli postati durante tutto l’arco dell’Olimpiade di Pechino. Il problema è che quando un evento del genere si concentra su una zona precisa (come quella di Londra) il rischio di tilt delle infrastrutture è alto. Steven Hartley, esperto di telecomunicazioni, ha affermato come l’impossibilità di collegarsi ad internet per le persone nelle zone del circolo olimpico possa divenire una triste realtà; peggio ancora, messaggini e telefonate sarebbero stati solo un ricordo almeno per le settimane di manifestazione.
È quello che è accaduto durante la gara maschile di ciclismo su strada di sabato 28 luglio. A causa dell’enorme traffico dati generato dagli spettatori presenti ai bordi del circuito, le emittenti televisive hanno perso i dati provenienti dal ricevitore GPS che viaggia assieme ai ciclisti. Il fatto che molti tra il pubblico si siano lamentati su Twitter non ha fatto altro che peggiorare le cose. A questo punto un portavoce del Comitato Olimpico Internazionale ha affermato che il problema era dovuto alle centinaia di migliaia di messaggi inviati dai tifosi affollati a incitare i corridori. Da qui l’invito a non generare traffico dati via mobile se “non strettamente urgente”.
Un mancato rispetto di questo invito potrebbe bloccare la copertura televisiva di tanti altri eventi itineranti come ad esempio la maratona maschile. Nonostante i principali operatori mobili britannici come BT, Vodafone e O2 avessero affermato di essere in grado di soddisfare la domanda extra di invio e ricezione dati, l’infrastruttura è crollata: “Abbiamo investito 50 milioni di sterline in Londra 2012 per l’aumento della capacità sulla rete attuale e la costruzione di nuovi siti temporanei – ha dichiarato un portavoce di O2 – puntiamo anche sul Wi-Fi che giocherà un ruolo molto importante per coloro che vorranno essere connessi durante i Giochi”. Una delle soluzioni potrebbe quindi essere quella di connettersi alla rete tramite gli hotspot Wi-Fi aperti dagli operatori stessi.
“Il Comitato Olimpico ha invitato a spegnere gli hotspot privati e fai da te – spiega Nicola de Carne di Wi-Next – perché interferiscono con i canali presenti nel Villaggio Olimpico. Non basta creare una serie di accessi 3G o 4G. La rete è appunto una Rete, un ecosistema wireless composto dalle varie tecnologie disponibili. Senza questo presupposto non c’è infrastruttura che possa reggere una mole del genere, come quella degli utenti mobili presenti attualmente a Londra”.












