Pubblicato il: mer, ago 1st, 2012

Corteo di musulmani contro l’aggressione alla moschea bangladese di Roma

di Stefano Romano

Sit-in davanti la moschea Masjeed-e-Rome – foto di Stefano Romano

Domenica 29 Luglio circa trecento musulmani, per la stragrande maggioranza di origine bangladese, sono scesi in strada per dar vita ad un corteo di protesta, nel cuore della Bangla-Town romana di Torpignattara, dopo i fatti accaduti nei giorni scorsi.

Secondo quanto denunciato dall’Associazione Dhuumcatu e dal suo presidente Bachu, il 25 Luglio 2012 alle ore 20.30 circa, in Via Gabrio Serbelloni 2/3, dove ha luogo una delle due moschee bangladesi della zona, un diverbio per questioni economiche tra due italiani e due bangladesi, ha dato origine ad una violenta reazione di tipo discriminatorio. Ancora incerta la natura dell’aggressione, se etnica o religiosa, sta di fatto che – quando tutto sembrava ormai concluso con qualche brutta parola – dopo circa 30 minuti gli italiani sono tornati in forze e si sono accaniti contro due fedeli musulmani bangladesi che erano andati presso la moschea adiacente il precedente luogo di scontro, per compiere il rito dell’iftar (la rottura del digiuno nel mese sacro del Ramadan).

I due giovani bangladesi, ignari di tutto quello fosse accaduto prima, hanno avuto la peggio: uno ha subito una grave percossa al capo ma è fuggito perché privo di documenti, mentre l’altro – Atiqul Islam – un trentacinquenne abitante del quartiere, ha riportato diverse contusioni come testimonia il referto medico con una prognosi di cinque giorni.

Il trambusto ha spaventato i residenti che hanno subito chiamato la polizia, arrivata immediatamente con una decina di pattuglie. La rissa è difficile da placare e, secondo quanto denunciato dalla Dhuumcatu, la polizia non identifica o arresta i facinorosi, anzi sarà il giovane bangladese contuso ad essere denunciato dagli italiani per aggressione. Trascorrono più di due ore e alle 23.30 il raid razzista conta una quindicina di persone che urlano, inveiscono e terrorizzano la comunità islamica chiusa nella moschea. Pare sia accorso anche un ragazzo brandendo una mannaia.

Al termine della nottata, quando le pattuglie della polizia sono andate via, il gruppo violento si è spostato sui tetti vicini lanciando oggetti contro il tetto in plastica della moschea, provocando lievi danni. Molto più dolorosi i cori che accompagnavano il lancio degli oggetti: “Bruciamoli! Bruciamoli!”

Da questi eventi è nata l’idea del corteo che ha attraversato le vie del quartiere per arrivare davanti alla moschea, con un sit-in di denuncia del presidente della Dhuumcatu. Al corteo hanno preso parte i musulmani che si ritrovano quotidianamente alla moschea assaltata, compresi i bambini che aprivano il corteo, e altri musulmani giunti dalle moschee vicine, non solo bangladesi. In prima linea uno striscione che rivendicava una Roma di tutti e non dei fascisti e dei razzisti.

Il giovane bangladese aggredito

La comunità musulmana ha chiesto garanzie di poter svolgere liberamente i propri riti, come tutte le altre comunità religiose, soprattutto in questo periodo sacro per ogni musulmano. Hanno inoltre chiesto di poter usufruire di una trentina di metri di strada chiusa il venerdì davanti alla moschea, per ospitare il gran numero di fedeli per la preghiera che non riescono ad entrare nella sala (la cui capienza è di circa duecento fedeli contro il doppio che se ne presenta il venerdì).

Alla fine tutto è filato liscio, gli abitanti del quartiere hanno assistito quasi indifferenti alla marcia, nessun diverbio ha guastato la giornata. Rimane però l’amaro in bocca per una denuncia priva di senso per un giovane ferito e, soprattutto, per l’inciviltà che avvelena Roma – capitale d’Italia e città cosmopolita; purtroppo la vita delle periferie che si popolano di immigrati incattivisce chi condivide a fatica usi e costumi che non comprende. L’ignoranza è la sola nemica della tolleranza. E figlia dell’ignoranza è sempre la violenza.

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