Genocidio di musulmani in Myanmar, il popolo indonesiano condanna il gesto con dure critiche
di Jemy Haryanto
L’Indonesia ha chiesto di inviare una lettera di protesta nei confronti del Myanmar, relativa al trattamento riservato ai musulmani Rohingya. Non è stato possibile per questa nazione rimanere impassibile, quando migliaia di persone sono vittime di atrocità in un paese membro dell’ASEAN (Association of South-East Asian Nations). ”Data la situazione attuale ed in quanto paese civile, in riferimento al paragrafo 3 e 4 del preambolo alla Legge Costituzionale del 1945, il governo indonesiano non può tacere. Per questo il signor Susilo Bambang Yudhoyono, Presidente dell’Indonesia, ha inviato una nota diplomatica, come critica al governo del Myanmar,” ha dichiarato un membro del Consiglio Legislativo, Indra SH, in un comunicato.
Il governo ha anche chiesto che sia presto istituito un luogo di rifugio per i profughi musulmani Rohingya. “Offriremo asilo politico a queste persone che vivono in condizioni disperate, allestendo un riparo per gli immigrati in Indonesia, ” ha spiegato. L’Indonesia, ha aggiunto Indra, ha anche bisogno di inviare aiuti come cibo, vestiti, medicine, ed altri beni necessari ai musulmani Rohingya presso i campi in cui sono tenuti in ostaggio. ”L’Indonesia deve assumere un ruolo attivo nella diplomazia internazionale, che si tratti del forum dell’ASEAN, dell’OIC (Organization of Islamic Cooperation) o delle Nazioni Unite, per esercitare pressioni sul Myanmar affinché fermi tutto questo e si assuma le responsabilità delle proprie azioni repressive nei confronti dei musulmani di etnia Rohingya, ” ha affermato Indra. Eva Kusuma Sundari, membro della III Commissione del ‘Partito Indonesiano per la Lotta Democratica’ ed anche Presidente dell’ ASEAN Inter-Parliamentary Myanmar Caucus (AIPMC), ha condannato fermamente l’uccisione della popolazione musulmana Rohingya in Myanmar. ”Come Presidente dell’AIPMC, deploro e condanno fortemente gli assassinii di islamici Rohingya che stanno avvenendo ad Arakan, in Myanmar. Sembra che l’episodio della visita della signora Clinton in Myanmar abbia talmente anestetizzato i media internazionali da portare in secondo piano i crimini contro l’umanità e la tolleranza,” ha argomentato Eva.
In questo frangente, il Consiglio dei Capi Religiosi Indonesiani (Majelis Ulama Indonesia – MUI) ha chiesto al Ministro degli Affari Indonesiano di non rimanere in silenzio di fronte al massacro di migliaia di musulmani in Myanmar. Stando ai dati di cui dispone il MUI, sarebbero più di 7 migliaia le persone rimaste uccise in questo paese, membro dell’ASEAN. ”Siamo molto preoccupati per la questione dei musulmani Rohingya in Myanmar. Noi condanniamo e ci rattristiamo molto per il trattamento brutale, omicida e di repressione nei loro confronti. Il MUI chiede al governo del Myanmar di fermare tutto ciò,” ha dichiarato il Presidente del MUI Maruf Amin. Il MUI invierà una lettera di protesta al Ministero degli Affari Esteri, alle Nazioni Unite, all’ASEAN ed anche all’Ambasciata del Myanmar a Jakarta. La strage dell’etnia Rohingya è una gravissima violazione dei diritti umani. ”Questa è una forma di solidarietà dei musulmani indonesiani nei confronti dell’umanità. Chiediamo che l’ASEAN assuma il proprio ruolo fermamente,” ha detto con enfasi. Secondo le informazioni ottenute dal MUI, il massacro è iniziato già qualche anno fa, e si è protratto sino ai mesi odierni. ”Abbiamo chiesto alla comunità islamica di pregare insieme per i musulmani Rohingya. Anche i musulmani sono cittadini del Myanmar, vivono in quella zona da centinaia di anni,” ha detto.
Nel frattempo, la Croce Rossa Indonesiana (Palang Merah Indonesia – PMI) invierà degli aiuti per la popolazione colpita in Myanmar. Il presidente della PMI Jusuf Kalla ha inoltre chiesto al governo indonesiano di fare di più per risolvere la questione della comunità Rohingya. ”Noi della PMI agiamo in nome dell’umanità, e nel caso vi siano questioni umanitarie, sicuramente, si deve fare da subito qualcosa per aiutare,” ha affermato Jusuf Kalla. Il presidente ha inoltre spiegato che “Il governo dell’ASEAN dovrebbe essere più sensibile, avere più coordinazione per portare avanti questa protesta.” Jusuf Kalla ha anche fatto domanda affinché il Myanmar non operi in maniera discriminativa, o si macchi di uccisioni nella regione. “Dobbiamo sostenere la comunità Rohingya, in modo che il governo del Myanmar non seguiti a discriminare, o peggio a commettere omicidi. Dobbiamo protestare insieme e dare molta attenzione alla questione in Myanmar,” ha dichiarato. Altrove, azioni di protesta portate avanti da associazioni islamiche, organizzazioni studentesche di musulmani e altre istituzioni continuano a farsi sentire. Hanno mostrato la propria solidarietà con azioni rivolte all’ambasciata del Myanmar a Jakarta. Sotto la guida del Forum degli Islamici (Forum Umat Islam – FUI) i musulmani hanno sollecitato l’ambasciata del Myanmar a fermare il massacro di civili Rohingya. Non bisogna dimenticare poi che, in molte zone, gruppi di organizzazioni islamiche si sono riuniti per mostrare la loro solidarietà.
Dal canto suo, anche l’Islamic Students Association (Himpunan Mahasiswa Islam – HMI) di Jakarta ha chiesto al governo della Repubblica Indonesiana di imporsi fermamente nei confronti del Myanmar, per fermare le violenze contro i musulmani. Se le richieste si riveleranno vane, l’HMI è pronta a scagliarsi contro gli ambasciatori ed a far chiudere l’ambasciata del Myanmar a Jakarta. L’iniziativa dell’HMI è appoggiata anche da altre organizzazioni islamiche. Per dare voce ad un’immediata azione di replica, in nome dell’umanità.
Nota: L’Islam nel Myanmar costituisce una minoranza religiosa, con una percentuale di circa il 4% su tutta la popolazione nazionale. Da quanto è dai dati del mese di giugno sino ad oggi, le vittime del massacro, perpetrato da un gruppo di estremisti, ammonterebbero a circa 1500 cittadini musulmani uccisi, un numero che supera quello del genocidio di islamici in Siberia. Sono circa 500 i civili gravemente feriti, mentre 30 mila di loro sono stati rapiti. 21 moschee sono state date alle fiamme. Stessa sorte è toccata anche a centinaia di villaggi.














