“Quer pasticciaccio brutto” dei Fori Imperiali, vetturini inseguono una 24enne
di Annachiara Sardella
Dopo che il giornale francese Le Monde, proprio ieri, ha elogiato la città eterna come capitale europea della cultura e della cinematografia, e dopo il cavallo svenuto in Piazza di Spagna per il gran caldo, ieri a Roma è accaduto qualcosa che offusca gli elogi che i cugini d’Oltralpe hanno intessuto sulla reputazione della capitale.
Un’attivista del Partito Animalista Europeo si è accorta ieri in via dei Fori Imperiali di un vetturino che viaggiava con sei turisti a bordo quando la capienza massima sarebbe di quattro per volta. Sembra che l’infrazione dei divieti sia considerata prassi usuale ma la segnalazione che ne è seguita da parte della stessa giovane attivista non è stata priva di conseguenze. La ragazza ieri mattina ha infatti segnalato l’irregolarità a due vigili che dopo aver desistito dall’intervenire sostenendo che non era di loro competenza il caso, a una minaccia della ragazza di segnalare un’omissione di dati d’ufficio, si sono decisi ad intervenire. I sei turisti dal canto loro hanno preteso la restituzione della somma pagata di 600 euro; un po’ troppo visto le disposizioni del comune che prevede per una corsa la somma di soli 5 euro fino a 45 per la prima mezz’ora. Da questo episodio però ne è nata una bagarre tra i vetturini e la ragazza stessa, che tenutasi a debita distanza è stata indicata proprio dai due vigili come segnalatrice del fatto. A peggiorare ancora di più il quadro della situazione il “botticellaro” che insieme ad altri due colleghi si è cimentato nell’inseguimento della giovane ragazza, che ha riportato anche qualche escoriazione per mettersi al riparo dalle ire dei vetturini. Ora si aspettano i provvedimenti del Comune a riguardo, nella protezione dei cavalli attaccati alle botticelle stracariche che ogni giorno affollano il centro storico.
Ma l’episodio mette in luce tante altre problematicità dell’Italia di oggi, figlia ovviamente di tanti anni di malcostume, che all’estero non esiterebbero a mettere sotto una lente d’ingrandimento antropologica, come per analizzare i costumi di una civiltà preistorica.











