Abete presenta il progetto alla Casa del cinema e gli scioperanti gli fanno il funerale
di Francesco Pirillo
Luigi Abete con tono perentorio ha sancito: “Se i lavoratori non accettano di andare a lavorare là, sono costretto a iniziare le procedure di licenziamento“. Ed ha poi aggiunto: “C’è una parte del paese che vuole costruire il futuro e un pezzo del paese che ha paura di vedere la luce che c’è davanti. Io sono il cinema e voi rappresentate una cultura vecchia, non c’è da una parte il cinema e dall’altra l’impresa; io sono l’impresa cinema e difendo un interesse”. E’ chiaro ed esplicito il tono utilizzato da Luigi Abete durante il suo intervento alla Casa del cinema di Roma, all’interno di Villa Borghese, sulla questione di Cinecittà.
Il suo piano di riqualificazione non sembra essere assolutamente digerito dalle maestranze di Cinecittà che dal 4 luglio occupano il tetto e una parte dello stabilimento e che hanno deciso di continuare con la lotta: “l’assemblea ha votato e si continua l’occupazione” hanno ribadito da via Tuscolana. Una parte di loro, circa trenta, hanno avuto l’opportunità di presidiare il cortile della Casa del Cinema e manifestare il proprio dissenso mentre Abete si prodigava nel suo discorso. L’hanno fatto in maniera maliziosamente ironica, rappresentando la morte di Cinecittà con tanto di prete (travestito) in abbigliamento funebre.
I lavoratori in sciopero hanno anche risposto ad Abete circa la “diserzione” dal lavoro: “Ci hanno disattivato le tessere per entrare all’interno dello stabilimento, così abbiamo occupato il tetto e non possiamo oltrepassare i tornelli”. 110 addetti su 212 rischiano di essere licenziati ed il resto di loro verrà probabilmente smistato tra le varie produzioni che, secondo gli scioperanti, non garantirebbero una costante occupazione.
Se per gli scioperanti il piano industriale di Abete risulterebbe vacillante, in quanto l’albergo e la piscina non sembrerebbero gli assi nella manica per una riqualifica dell’impianto, Abete ribadisce che “la speculazione – il nodo centrale insieme agli esuberi – non c’è, ma si attua solo una riorganizzazione aziendale e un progetto di sviluppo per rilanciare gli Studios”. Abete ha inoltre illustrato il progetto e “l’area uffici ci permetterà di liberare i camerini di Cinecittà e i prefabbricati che vengono utilizzati come uffici di produzione, mentre l’area accoglienza, dov’è prevista la costruzione del tanto discusso albergo, consentirà alle troupes internazionali di usufruire di servizi di ospitalità adeguati agli standard internazionali”.
Nei giorni precedenti era intervenuto anche Pupi Avati sulla dolente questione di Cinecittà, colui che vanta il record di 20 film girati a Cinecittà ha dichiarato: “E’ doveroso che le controparti si seggano quanto prima a un tavolo con l’intenzione di individuare una strategia, (addirittura una legge o un decreto) che renda finalmente “convenienti” per il cinema e la fiction italiane ritornare a Cinecittà. Che Sia proprio il Ministro dei Beni Culturali a prendere parte con l’autorevolezza che gli va riconosciuta, all’incontro”.
“Farò di tutto perché non venga tramutata in una disneyana “C’era una volta Cinecittà”, ha concluso il regista Pupi Avati e questo è l’auspicio e l’impegno di tutto il mondo culturale e cinematografico italiano.













