Pubblicato il: gio, lug 26th, 2012

Fukushima: quali conseguenze può avere il mito della sicurezza nucleare?

di Edoardo Chiozzi

Naoto Kan

Le principali responsabilità della tragedia di Fukushima sono di Tepco (azienda addetta alla gestione della centrale) e del governo guidato dall’allora primo ministro Naoto Kan. Questo è quanto si evince dalle 450 pagine del rapporto finale consegnato qualche giorno fa dalla commissione d’inchiesta nominata dal governo nipponico. Le conclusioni, sostanzialmente in linea con quelle di alcune settimana fa espresse dalla commissione voluta dal parlamento giapponese, spiegano come l’azienda e il governo sottovalutarono i pericoli derivati dall’energia nucleare. La causa del più grande incidente nucleare dai tempi di Chernobyl del 1986, secondo quanto espresso dalle 10 personalità super esperte ed indipendenti (medici, ingegneri, avvocati) della commissione governativa, “viene dal fatto che il governo e le compagnie elettriche, tra cui Tepco, non hanno percepito il pericolo perché credono al mito della sicurezza nucleare per conto della quale un grave incidente non può verificarsi nel nostro paese”, inoltre l’azienda avrebbe operato per ostacolare le indagini consegnando dati errati e lasciato i dipendenti impreparati. Per quanto riguarda invece l’ex premier Kan, gli esperti spiegano come il suo intervento abbia portato confusione evitando di prendere decisioni importanti.

Università di Stanford(California)

Ma quali potranno essere le conseguenze di aver creduto così fermamente nel mito della sicurezza nucleare? Secondo le prime stime pubblicate sulla rivista “Energy and Environmental Science” le radiazioni provocate dall’incidente di Fukushima potrebbero causare 1300 morti e 2500 casi di cancro. Lo studio, elaborato attraverso un modello atmosferico globale in 3D, ha portato i ricercatori dell’Università di Stanford (California) Mark Jacobson e Ten Hoeve, a quantificare gli effetti sulla salute in tutto il mondo. Gli studiosi, essendo stati in grado di osservare lo spostamento del materiale radioattivo e valutando criteri come l’esposizione per inalazione, esposizione per ingestione di cibo e acqua contaminati e tenendo conto anche di circa 600 decessi causati da decisioni errate come le evacuazioni, hanno fornito questi risultati allarmanti che smentiscono quanto detto dopo la tragedia dal Comitato Scientifico dell’Onu che aveva in sostanza tranquillizzato sostenendo che i tassi di radioattività non avrebbero avuto effetti gravi sulla salute.

Alla luce di ciò, viene da chiedersi come la penseranno oggi sul mito del nucleare molti esponenti politici italiani tra cui l’ex ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, che nei giorni successivi all’incidente giapponese ed antecedenti al referendum del 13 giugno 2011, sbandierò con fermezza la sicurezza del nucleare, senza dimenticare chi la centrale la voleva nel Polesine.

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