Pubblicato il: mer, lug 25th, 2012

Cinecittà, da Verdone ad Ozpetek il desiderio di salvaguardare lo stabilimento

di Francesco Pirillo

L’occupazione di Cinecittà

La probabile chiusura di Cinecittà, o come eufemisticamente alcuni media chiamano ristrutturazione, ha colpito l’animo in primis degli operai e poi ha anche raggiunto quello di alcuni registi italiani che lì dentro hanno lavorato e di cui non ne vogliono un lento e traumatico tramonto. Essi hanno utilizzato il sito di Repubblica.it per gridare il proprio dissenso e attraverso le loro parole si può immaginare quanto dannoso sarebbe la chiusura del polo culturale cinematografico per eccellenza.

 

Il primo è stato Dario Argento, che questa volta senza macabri veli ha evidenziato: “Un’operazione che cancellerebbe la memoria di quasi un secolo di cinematografia, italiana e non, e che aggiungerebbe solamente mattoni in una periferia già grandemente invasa dal cemento”. Per poi aggiungere: “Ma è possibile che il fatto sembri non riguardare nessuno? Nessuno infatti va almeno a portare la propria solidarietà ai lavoratori: né registi, né sceneggiatori, attori, direttori di fotografia, montatori, scenografi”. Tutto ciò ha dato sicuramente una scossa ed ha convito prima Verdone, poi Ozpetek e Martone a pronunciarsi a riguardo.

 

In realtà, era già intervenuto Ettore Scola nei giorni precedenti ribadendo il no alla chiusura e ipotizzando che “se si smantella Cinecittà e si lascia sbriciolare Pompei, quello che si sgretola è il loro stesso patrimonio, qualcosa che viene tolto ai loro figli. La crisi è una copertura per un disegno politico che coincide con un impoverimento del cittadino, con la definizione di un pensiero unico, privo di capacità critica”.

 

Carlo Verdone

Carlo Verdone cogliendo la situazione, polemicamente, si è pronunciato anch’egli sulla questione di Cinecittà: “tutti noi vogliamo che Cinecittà possa riprendere slancio e risanare i conti, ma prima bisogna porsi una domanda. Tutti i cineasti che firmano gli appelli di questi giorni, nomi anche illustri e prestigiosi, poi vanno veramente a girare negli studi sulla Tuscolana? Alla fine siano sempre i soliti a fare lì i nostri film. Io ne ho fatti almeno undici, da “Troppo forte” agli ultimi, “Io Loro e Lara” e “Posti in piedi in Paradiso”. So bene quanti articoli ho scritto in difesa di Cinecittà e quanto ho pressato la Warner Bros, e anche De Laurentiis, che pure è socio azionista, per lavorare in quegli storici studios”.

 

Alle firme – ha continuato il fervente regista romano – dovrebbero seguire i fatti. Io sono per la salvaguardia di un complesso importante, storico, ma mi rendo anche conto che si dovranno fare accordi a livello internazionale per garantire i livelli occupazionali, soprattutto per rilanciare quelle lavorazioni che a Cinecittà rappresentano una risorsa mondiale”.

 

Ferzan Ozpetek utilizza un tono più pacato rispetto a Verdone, ma si domanda il perché sia stata privatizzata Cinecittà e non dimentica la questione riguardo le maestranze di Cinecittà che ricoprono un ruolo non indifferente. “Credo che da anni ci sia stato un grande lavoro per arrivare alla fine esattamente ad un progetto di cementificazione dell’area. É come se fosse stata portata pian piano in ginocchio”. Ed ha aggiunto che “le maestranze di Cinecittà sono le migliori del mondo e anche per loro bisognerebbe rilanciare questo tempio del cinema. Ho fatto lì “La finestra di fronte”, con dei pittori meravigliosi che hanno riprodotto le pareti di un esterno di un edificio con una maestria eccezionale”.

 

Mario Martone, ripensando alla sua esperienza all’interno di Cinecittà per la realizzazione di un suo film, Noi credevamo, ha esplicitamente dichiarato che “la ragione per cui deve essere combattuta questa battaglia riguarda il futuro e non il passato. La questione quindi a me sembra molto concreta: Cinecittà è un dispositivo prezioso per la nostra produzione cinematografica. Va difesa non perché si tratta di una gloria del passato, ma perché è una preziosa possibilità per il futuro”.

 

A tutte queste parole si aggiungono i numerosi banchetti nel quartiere Cinecittà-Quadraro dove si raccolgono le firme contro la chiusura dello stabilimento. Verdone di fronte a queste iniziative sembrerebbe aver storto il naso, ma speriamo che la collaborazione di più fronti porti ad una vittoria comune per la difesa di un patrimonio mondiale. La frase conclusa che utilizza Dario Argento nella sua lettera racchiude l’attuale comune pensiero: Viva Cinecittà!

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