Pubblicato il: lun, lug 23rd, 2012

Canada, la protesta degli studenti contro l’aumento delle tasse universitarie e la “legge manganello”

di Angela Amarante

Manifestazione a Montréal

Anche il Canada ha la sua piazza Tahrir: non si placa la rivolta studentesca che sta infiammando Montréal e tutta la regione francofona del Québec, dove da mesi migliaia di giovani protestano contro l’aumento delle tasse universitarie.

La “primavera dell’acero”, come è stata battezzata dai giornali, è iniziata il 13 febbraio, quando il governo liberale di Jean Charest ha annunciato un graduale aumento delle tasse universitarie del 75% nei prossimi 5 anni. Dai 2.168 dollari (1.683 euro) annui si prevede di arrivare a un costo complessivo di 3.793 dollari (2.945 euro) per frequentare l’università. Un aumento giustificato, per il governo, dai costi della crisi economica, ma ingiustificabile per studenti che potevano vantare un efficiente sistema di welfare che garantiva le tasse più basse di tutta l’America del Nord.

I manifestanti (più di 300.000 in piazza su un totale di 400.000 studenti iscritti) hanno adottato come simbolo della protesta un quadratino rosso disegnato sui cartelli e sulle vetrine dei negozi, cucito sui vestiti, persino tatuato. Sta a significare “in rosso al quadrato”. Si stima che con le nuove tasse ogni studente contrarrà un debito di 27.000 dollari.

L’acuirsi della protesta è stato causato da due motivi: il rifiuto del governo, che nel frattempo ha sospeso il semestre di lezioni, di incontrare le associazioni studentesche e di negoziare una proposta accettabile, e l’approvazione della legge 78, conosciuta come “loi matraque” ovvero “legge manganello”, che limita pesantemente il diritto di manifestazione dei cittadini canadesi, con  alcune disposizioni che colpiscono direttamente le associazioni studentesche. I gruppi ritenuti responsabili direttamente o indirettamente di perturbare il regolare svolgimento dei corsi universitari potranno essere multati fino a 125.000 dollari. E le associazioni potranno perdere un trimestre di contributi per ogni giorno di protesta.

Uno studente in piazza

A questo punto sono scesi in piazza non più solo gli studenti, ma anche impiegati, casalinghe, operai. Circa 250.000 hanno manifestato a Montréal dopo l’approvazione della legge, e quasi tutti hanno deciso di non seguire il percorso prestabilito deviando invece per altre vie e mandando in tilt il traffico cittadino. Secondo il giornale canadese Le Devoir, gran parte del successo di questa manifestazione è dovuto “al nuovo respiro dato alle proteste proveniente dall’indignazione generale verso una legge che è vista come liberticida”.  Ma i cittadini del Québec non si sono fermati qui, e hanno dato vita al cosiddetto “movimento delle pentole”: centinaia di persone uscite di casa ogni sera, battendo delle pentole per fare rumore e farsi così sentire dal governo.

Le forze dell’ordine hanno esercitato una repressione sempre più dura. Si calcolano più di duemila arresti e decine di feriti gravi, al punto che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha avviato una pratica contro la brutalità della polizia, mentre alcuni genitori preoccupati dall’inasprirsi della violenza hanno formato il movimento dei quadrati bianchi, simbolo dell’armistizio, chiedendo pubblicamente (https://sites.google.com/site/portezcarreblanc/home/lettre)  al governo una moratoria al progetto di aumento delle spese per l’istruzione.

Intanto si vocifera di nuove possibili elezioni in autunno, che di certo porteranno ulteriori scompigli nella regione. Fa freddo in Canada, ma l’inverno si preannuncia molto caldo.

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