Rifiuti: problema o fonte di ricchezza? C’è chi assicura che giungere a “Rifiuti Zero” si può

di Paola Bozzini

Un’immagine di Paul Connett

Si chiama Paul Connett, è un docente universitario di New York ed esperto in  chimica ambientale. Porta ovunque il suo progetto ecologico che consente di raggiungere  il completo abbattimento dei rifiuti tramite un riciclaggio intelligente e produttivo. A San Francisco il suo metodo ha consentito di raggiungere il traguardo di Zero Waste. Ora numerosi Comuni italiani, Capannori in testa (72 si sono aggiunti per partecipare a questo piano ed altri se ne aggiungeranno), si sono impegnati in questa battaglia propositiva per raggiungere la quota “zero rifiuti” senza incenerimento ed in modo assolutamente ecologico. Il docente presiede il Comitato scientifico Rifiuti Zero di Capannori ed attualmente si trova in Italia per un ampio giro di conferenze. La guerra all’incenerimento condotta da Connett si basa sull’analisi chimica dei sottoprodotti derivanti dal processo di combustione.  Il professore ha girato tutti gli USA, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda e altri 44 Paesi promuovendo la sua semplice, ma efficace, metodologia che si può riassumere in tre punti base:

  1. Eliminare l’incenerimento dei rifiuti e strutturare un sistema di raccolta che aumenti la quantità di materiale differenziabile ed ottimizzi la qualità del materiale da riciclare, diminuendo contestualmente la quantità di rifiuti prodotti;
  2. Incentivare il riuso del materiale riciclato, la riparazione di oggetti e operare scelte di vita che diminuiscano la percentuale di scarti (ad esempio, con l’uso di prodotti alla spina);
  3. Sostenere la progettazione e la produzione di prodotti totalmente riciclabili, riutilizzabili e riparabili.

Da anni si leggono, si ascoltano e si vedono servizi giornalistici che trattano, con toni allarmistici,  il problema dello smaltimento dei rifiuti. La società contemporanea produce una quantità crescente di scarti che vanno da quelli organici ai voluminosi ed inerti, alle plastiche, al vetro, alle lattine, alla carta per finire ai tossici. Negli oceani fluttuano isole, grandi quanto la Sicilia, composte da rifiuti di plastica ed altri elementi indistruttibili. Impossibile, anche a detta di Connett, eliminarli. E così anche il plancton viene inquinato dalle infinite particelle  che provengono da questi isole nate dall’incuria devastante dell’uomo. Inutile dire quanto tutto ciò nuoccia a qualunque specie di pesci. Il punto è che i rifiuti non devono più essere considerati soltanto un problema. Possono invece essere valutati come fonte di guadagno tramite un  riciclaggio adeguato che li trasforma in una vera e propria miniera di materie prime-seconde molto richieste in tutto il mondo. Inoltre offrono una varietà indiscutibile di opportunità di lavoro in diversi settori.

Le tecniche per il riciclaggio sono molteplici ed in costante sviluppo ed esistono gruppi di lavoro, composti da tecnici, esperti del settore (come Connett), ingegneri ed economisti che continuano a studiare e sperimentare per  migliorare le tecniche già esistenti e nel contempo mettono a punto nuovi macchinari che permettono ulteriori trasformazioni produttive. La raccolta differenziata, attuata ormai quasi ovunque, ha già dato buoni risultati abbattendo il quantitativo dei rifiuti da stoccare in discarica ed offrendo  il “compost”, prodotto con i rifiuti umidi e organici, molto utile in agricoltura.

Un esempio di riciclaggio: la casa costruita con i “pallet”

Un esempio di smaltimento intelligente viene dall’impianto di Vedelago, ideato dall’imprenditrice Carla Poli. Un metodo che si sta diffondendo in Italia e all’estero, perché ecologico e molto produttivo poiché crea materie prime-seconde di buona qualità che vengono impiegate per svariate produzioni. Carla Poli, che collabora attivamente con l’università di Padova e con numerosi altri Istituti scientifici stranieri, viene quotidianamente interpellata dai governi e dalle amministrazioni pubbliche di vari Paesi. Impianti come  quello di Vedelago sono ora presenti nel Lazio, in Sardegna, in Campania ed all’estero (http://www.centroriciclo.eu/site). Certo, la ricerca continua, come il sempre più serrato contatto con i produttori di imballaggi (comprese le plastiche) per giungere ad un metodo di riciclaggio ottimale che dia vita a materiali di crescente qualità da  porre sul mercato. Sino ad oggi, ad esempio, il riciclaggio del secco indifferenziato escludeva dal trattamento una notevole parte di questi rifiuti. Adesso, grazie alle innovazioni messe a punto dal gruppo di lavoro promosso dal Comune di  Capannori, la cui commissione scientifica è presieduta da Paul Connett, con una macchina molto semplice è possibile riciclare tutti  i rifiuti secchi, indifferenziati ed inerti, trasformandoli in materiali utilizzabili in un ampio ventaglio di applicazioni. Al Gruppo di lavoro, sorto a Capannori, collaborano architetti urbanisti, chimici, ingegneri e molti altri esperti e la macchina messa a punto recentemente da ingegneri romagnoli è estremamente semplice, affidabile ed efficace, molto simile a quelle usate per lo stampaggio della plastica, e può trasformare tutti questi rifiuti in una materia prima-seconda molto robustaed impiegabile in edilizia ed in molti altri settori. (http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=Zhxx4IvrCzA).

Al gruppo di lavoro prendono parte alcuni esperti tecnici veronesi che  da anni sono  impegnati nella battaglia che la città di Verona ed i Comuni ad essa adiacenti, stanno portando avanti contro l’annunciato ri-avvio dell’impianto per l’incenerimento situato in località Ca’ del Bue, in mezzo ad una vasta area agricola molto vicina sia al capoluogo che ai Comuni del circondario. Maggiori informazioni possono essere ritrovate in questo sito.

E’ lampante che quello degli inceneritori, chiamati “termovalorizzatori”, è un business miliardario che  fa gola agli amministratori, ai produttori ed ai gestori; ma è altresì assodato che ciò che un inceneritore produce (anche se “di ultima generazione e dotato di filtri”) è letale per la salute delle persone e degli animali senza contare la contaminazione del suolo e delle acque che ne deriva.  I costi d’impianto inoltre sono talmente elevati che per ammortizzarli occorrono decenni di incenerimento quotidiano di migliaia di tonnellate di rifiuti. Verona, ad esempio, dovrebbe bruciare i rifiuti di altri comuni, oltre ai propri, per poter ammortizzare la spesa d’impianto, e questo per almeno 25 anni.

Quindi si tratta sempre, è chiaro, di una precisa scelta politica di ministri e amministratori. Scelta che dovrebbe privilegiare la qualità della vita e dell’ambiente anziché il business.

Resta aperto il problema dello smaltimento dei rifiuti tossici e “speciali”. Su questo settore, purtroppo, si allungano le inquietanti e malefiche ombre della Mafia, della Camorra e della ‘ndrangheta che da questo “smaltimento” traggono fior di guadagni. Bisogna “smaltire” la corruzione esistente nel Paese prima di poter giungere a un adeguato trattamento di questi rifiuti. Ma ciò fa parte di un più complesso “altro” argomento.

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