Pubblicato il: dom, lug 22nd, 2012

Pensieri su… Frank Ocean – Channel ORANGE

di Matteo Molon

Il nome di Frank Ocean non sarà nuovo a chi segue la scena black americana, anzi, se n’è parlato molto nell’ultimo anno. Eccolo arrivare con l’album d’esordio, Channel ORANGE, uscito in questo caldo luglio, e adatto ad un’estate divisa fra bollori e acquazzoni.

Il nome dell’artista ricorda il titolo di uno dei dischi di Amy Winehouse, mentre le atmosfere, le immagini suggerite quelle di un R&B calmo, rilassato, introspettivo.

Il disco che si ha in mano rientra perfettamente in questa descrizione: sonorità eleganti mischiate a suoni elettronici, miscelate con mistero in svariate sfumature d’emotività. Durante l’ascolto, l’idea che sale alla testa è quella dello starsene seduti al tavolo di un bar, con un drink in perenne stato acquoso, aspettando qualcuno che tarda ad arrivare, e ponendo lo sguardo per ammazzare l’attesa sui passanti, sulle migliaia di visi e volti che fanno capolino lungo la strada, oltre il vetro, una specie di specchio sull’interiorità degli individui, sulle forme prese dai lineamenti e sugli sguardi che trasformano gli occhi.

Channel ORANGE ricorda un ritratto del caos vivente in cui ci si immerge ogni giorno, un frastuono di gioielli e begli abiti indossati ed esibiti per nascondere i tremori, le insicurezze, le incertezze e i crolli emotivi che si hanno dentro. Un fiume d’arancio che si mischia all’argento, in contrapposizione all’oro, e all’ossidazione che lo interessa, vestito ed esibito.

I due colori dell’opera prima di Frank Ocean diventano quindi la soluzione a questa falsità diffusa e dilagante, che la musica può far rilasciare e drenare via. L’arancione è colore di gioia, di festa, e l’argento rispecchia in chiarezza ciò che ha davanti, la persona e quello che le traspare dagli iridi. Un significato che alla fine incita a scrollarsi di dosso pesanti frivolezze, lasciando la nuda essenza, complice con il naturale piacere di ciò che stimola l’interesse. Canzoni come Thinkin bout you, Sweet life, Bad religion sono tasselli di una percorso atto ricostruire il mosaico della propria identità, con la leggerezza, l’accortezza e la delicatezza dovute.

Frank Ocean coglie il gioco musicale di uno dei Kanye West di My Beautiful Dark Twisted Fantasy e lo rifinisce, levigando la superficie sonora; da carta da parati colorata per mondi di fantasia e carte veline per collage di sentimenti, quelli dell’uomo moderno, in perenne bilico tra profondità e superficialità. Non una novità assoluta ma sicuramente un’interessate variazione sul tema, l’ansa di un fiume in cui è bello spogliarsi gettandosi a fare un bagno. Senza pudori, lieti e giocondi.

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