Pubblicato il: sab, lug 21st, 2012

Il lato sepolto della storia: le voci silenziose delle donne dimenticate – Il Seicento e la complessa età barocca

di Chiara Gagliardi

(quarta parte – segue da Il Rinascimento)

“Susanna e i vecchioni” di Artemisia Gentileschi

Il subbuglio che travolge tutta Europa dopo l’avvento di Martin Lutero, del Protestantesimo e della conseguente Controriforma ha effetti anche sulla società rinascimentale. Le tematiche della cultura si riducono notevolmente: la nuova e rigida etica religiosa non consente più una rosa di argomenti così varia come nel Cinquecento. La letteratura, in questo periodo, lascia spazio alle altre forme d’arte, che trovano un grandissimo sviluppo nel Seicento. La musica, la pittura, la filosofia fioriscono nell’età barocca. Per quanto riguarda la condizione femminile, non ci sono grandi cambiamenti di fondo rispetto al Rinascimento: tuttavia, in questo secolo così ricco ed articolato vi sono alcune novità importanti, che aiuteranno la progressiva emancipazione della donna. E’ in questo periodo, infatti, che nascono i primi “Salon“, antenati dei caffè letterari, che consentivano l’accesso anche agli esponenti del sesso femminile. E’ nella calda atmosfera del “Salon”, con una tazza di tè e una buona conversazione, che la donna trova finalmente un ambito di potere e di libertà alternativo alla casa, in cui era praticamente sepolta: ciò non avveniva dall’epoca di Roma. Le donne si avvicinano così alla cultura: ascoltando le lezioni ancora riservate ai maschi, avevano poi la possibilità di discuterne nei salotti letterari e di espandere le proprie conoscenze attraverso il confronto con le altre dame. Il Seicento vede infatti una grande ripresa femminile nell’ambito artistico: ci sono diversi nomi di donne che, pur ignorati dalla storia successiva, compiono un’opera pari a quella dei loro contemporanei uomini. Questo, purtroppo, avveniva nell’ombra della rinata Inquisizione: allora più che mai era forte il rischio di essere considerate “streghe” e quindi emarginate e torturate. La donna non è ancora pari agli uomini, anche se certamente il suo percorso inizia qui.

Una delle figure femminili rimasta famosa anche ai giorni nostri è, ovviamente, quella di Artemisia Gentileschi, pittrice la cui storia ha affascinato scrittori e registi. Di recente produzione sono il libro “La passione di Artemisia” di Susan Vreeland ed il film “Artemisia, passione estrema” di Agnes Merlet. Artemisia dimostra da subito un coraggio non comune alle sue contemporanee: nel 1612, all’età di 19 anni, denuncia per stupro il collega del padre Agostino Tassi. E’ uno dei pochi casi in cui la donna sceglie di denunciare la violenza subita e di ricevere giustizia: Agostino Tassi viene infatti condannato, anche se il padre organizza per lei un matrimonio riparatore pochi giorni dopo la sentenza, e da Roma la donna si trasferisce a Firenze. Artemisia viaggia per la penisola come un uomo, conoscendo anche un discreto successo come pittrice, al punto da venire accettata in Accademia nel 1616 (prima donna a godere di un tale successo). Le ultime opere ci giungono dall’Inghilterra: di Artemisia Gentileschi rimane famoso anche il profondo fascino psicologico di una donna che, per la prima volta, osa imporsi, e riesce ad ottenere un successo pari a quello di un uomo.

“Autoritratto” di Elisabetta Sirani

Artista e pittrice fu anche Elisabetta Sirani, contemporanea di Artemisia ma totalmente diversa nello stile. La giovane Sirani muore a soli 27 anni  dopo aver realizzato circa trecento opere ad acquerello, tecnica inusuale per l’epoca. Particolare è l’opera intitolata “Autoritratto”, in cui ella si ritrae mentre sta dipingendo un uomo. Viene sepolta, dopo la morte, accanto al suo maestro Guido Reni, un onore che non era mai stato attribuito ad una donna e che la fa entrare di diritto nella galleria di artisti dell’epoca.

Un contributo importante delle donne del Seicento viene anche per la musica: all’Ospedale della Pietà di Venezia cantava un gruppo esclusivamente femminile, le cosiddette Putte di Coro. Molti musicisti ed artisti dell’epoca le ricordano come cantanti estremamente dotate e come strumentiste multiformi (diverse ragazze suonavano violino, tromba, flauto, organo ed oboe). Il loro direttore d’orchestra fu infatti, per un bel periodo, Antonio Vivaldi: il compositore delle Quattro Stagioni si guadagnò da vivere in questo modo per un periodo consistente della sua vita. Le testimonianze dei personaggi famosi passati all’Ospedale della Pietà riportano che le ragazze cantavano e suonavano dietro una grata, che le separava dal resto del mondo.

Meno famosa è l’opera delle donne nella filosofia barocca: un nome importante è quello di Anne Conway, che si interessò all’opera di Leibniz e scrisse diversi trattati nell’Inghilterra del Seicento. Avendo la possibilità di studiare a Cambridge, incontrò diversi filosofi che contribuirono alla formazione del suo pensiero. Il suo campo d’azione riguarda soprattutto le religioni ed il misticismo: interessata alla Kabbalah, divenne quacchera intorno alla metà del 1600, ed entrò in contatto con diverse personalità dell’epoca. Anne Conway non si fece mai ritrarre: non esistono sue immagini.

Il seme del femminismo è stato gettato: le donne, attraverso un loro progressivo approccio alla cultura, cominciano a rendersi conto della posizione in cui si trovano e dell’ingiustizia della situazione: una società che favorisce il “sesso forte” in tutto e per tutto non è più attuale nè accettabile. Le donne del Barocco dimostrano di saper arrivare allo stesso livello degli uomini: anche se restano delle mosche bianche, c’è già in loro una nuova consapevolezza.

(continua sabato 4 agosto)

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