Luchè – L1, tra Napoli e l’America, dall’hip hop alla rockstar
di Matteo Molon
Sciolti i Co’ Sang, da Luchè ci si aspettava un nuovo approccio alla musica, che infatti non ha tardato ad arrivare.
Molti fan si chiedevano di quali risvolti avrebbero vissuto il suono e le rime dell’artista napoletano, quale sfumatura avrebbe preso il suo hip hop: era certo che lo scioglimento del gruppo avrebbe segnato un punto di stacco e diversificazione rispetto al passato. I Co’ Sang, formati da Luchè e N’to, sono oramai storia della musica di Napoli, un sodalizio rap cresciuto a tal punto da arrivare ad avere fama nazionale, nonostante i testi proposti fossero quasi esclusivamente in dialetto e legati alla città natale, vissuta a pelle e narrata con pensiero critico.
Con L1 Luchè stampa il primo album solista, si rimette in discussione e innova la propria figura artistica, proponendosi al pubblico di tutta la penisola “rappando” in italiano, infondendo alle canzoni un suono più corposo, intrecciando la melodia del soul anni ’60 con la musica dei sintetizzatori moderni. Seguendo questa direzione anche i testi prendono nera forma d’inchiostro sui fogli, alternando frasi più crude, che rappresentano l’attuale materialità senza fronzoli, a frasi d’una poetica che pare composta dalle nubi di polvere della strada. Sempre estremamente fedeli, dunque, alla realtà nuda dei fatti, dei quali cercano però di cogliere i lati affascinanti e vivi, pulsanti di quella vita che bene o male è ciò che dona piacere e gusto ai giorni. Da qui forse può partire la comprensione della definizione di “Poesia Cruda”, cardine della penna di Luchè. Un porsi nello scrivere e un atteggiamento nel vivere.
Il passo successivo avviene sempre all’interno dell’ambito urbano. Per non soccombere alle angherie quotidiane e proseguire con le testa alta, felici e godenti, l’unica soluzione è fregarsene altamente delle angosce, concentrandosi sulle bellezze, su ciò che affascina, in modo da far scaturire da queste nubi nere tutto il divertimento e il benessere possibili. Fregarsene è sinonimo di spavalderia, e Luchè si presenta con lo stile e la classe spavaldi della rockstar, le porta dentro il mondo dell’hip hop italiano. Questa la più grande novità, assieme all’uso dell’italiano, in testi definibili esattamente di una brillante ”poesia cruda”.
Il must listening riguarda indiscutibilmente “Appena il mondo sarà mio”, regale nell’uso del pianoforte finale, “On Fire (feat. Club Dogo)”, un ritrovo di pesi massimi, “Lo so che non m’ami (feat. Emis Killa)”. Luchè è centrale in questa canzone, parlando di quegli amori verso donne intriganti come l’oscurità, luce blu che s’accende di sentimento. Amori tormentati, in cui non si ama veramente per mancanza di completa affinità, luoghi passionali dove quei pochi tratti in comune bruciano più di ogni altra cosa. La traccia regina è la raffigurativa “Rockstar (feat. Marracash)”. Se i Club Dogo con ”Noi Siamo il Club” hanno portato il movimento del rock ‘n roll nel rap di casa nostra, Luchè, doverosamente coadiuvato da Marracash e la sua ”Wild Life”, ne porta l’immaginario – da tradurre successivamente nelle rispettive sfumature personali -, definendone l’attitudine.
Il rapper napoletano, come detto da egli stesso, “risorge”, incarnando un nuovo stile, “mirando al Sogno Americano”, e andando a segno.
Qualche assaggio del disco è su iTunes http://itunes.apple.com/it/album/l1/id534947445













