Pubblicato il: gio, lug 19th, 2012

Damasco: attentato contro i vertici militari, rimasti uccisi il ministro della Difesa e il suo vice

di Matteo Paolini

Quartieri siriani sotto assedio

Va avanti l’operazione dei ribelli siriani contro i centri del potere di Damasco. Questa fase di scontri, ribattezzata dai ribelli «Vulcano della Siria», con cui sperano di abbattere definitivamente il regime di Bashar al Assad. E proprio a una fine del regime si stanno preparando gli Stati Uniti, che stanno mettendo a punto piani d’emergenza per fronteggiare il rischio che – alla caduta di Assad – le armi chimiche in possesso del governo possano essere utilizzate contro la popolazione. L’attacco è stato rivendicato dal Libero Esercito Siriano, braccio armato dell’opposizione: «È solo l’inizio». Ma una rivendicazione è arrivata anche dalla Brigata dell’Islam, un gruppo islamico qaedista – alleato dei ribelli – che con un messaggio pubblicato sul web sostiene di essere autore dell’attentato. Ancora da definire l’esatta dinamica, sulla quale esistono versioni discordanti. In un primo momento si era parlato di un’autobomba, ma le ipotesi più probabili sono due: un ordigno lasciato nell’edificio in cui era in corso la riunione dei ministri e dei vertici della sicurezza, e l’azione di un kamikaze che si è fatto esplodere durante il summit. In tarda serata il Telegraph riferiva di due diversi ordigni nella sala riunioni, uno in una scatola di cioccolatini, l’altro collocato in un vaso. La prima versione è stata fornita da fonti dell’opposizione, anche se pare molto più realistica la seconda, resa nota dalla tv di Stato che ha citato fonti della sicurezza. Il kamikaze sarebbe la guardia del corpo di uno dei partecipanti alla riunione, infiltrato nel palazzo della sicurezza con una cintura esplosiva. Una modalità che ricorda quella usata dai qaedisti e che quindi potrebbe avvalorare l’ipotesi secondo cui gli autori materiali sarebbero i membri della Brigata dell’Islam.

Ora si “preparano ad attaccare la sede della tv di Stato”: lo affermano i comitati di coordinamento locale dell’opposizione, secondo i quali i disertori hanno lanciato un ultimatum ai dipendenti dell’emittente perché lascino “immediatamente” l’edificio, nel quartiere di Mazzeh a Damasco. Secondo al-Arabiya, stamane sono state sentite esplosioni alle spalle dell’edificio che è sede del Consiglio dei Ministri. Intanto, la tv di Stato ha annunciato che il presidente Bashar al-Assad ha nominato il nuovo ministro della Difesa, in sostituzione di Daoud Rajha, rimasto ucciso nell’attentato di mercoledì: il nuovo ministro è Muhannad Jassim al-Frej, fino a poche ore fa capo di Stato maggiore della Difesa. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, avrebbe abbandonato Damasco e si troverebbe a Latakia, la città costiera siriana a circa 250km a nord della capitale: lo riferiscono fonti dell’opposizione e un diplomatico occidentale.

 Assad intanto non molla. In un comunicato letto alla televisione di Stato, le forze armate siriane hanno detto che rimangono «più determinate che mai ad affrontare tutte le forme di terrorismo e a tagliare le mani di chi mette in pericolo la Siria». Il comunicato aggiunge che l’attentato odierno è opera di «mani prese in prestito da stranieri». Poi la minaccia: «Le forze armate sono determinate a finire di uccidere le bande terroristiche e i criminali e a ricercarli ovunque si trovino». «Chiunque pensi che colpendo i comandanti può piegare la Siria, si illude». Successivamente il governo siriano ha nominato nuovo ministro della Difesa il generale Fahd al-Furayj, in seguito all’attacco costato la vita oggi a Damasco al suo predecessore Daoud Rajiha e al vice Assef Shawkat, cognato del presidente Bashar al Assad.

Scontri tra le strade

Il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, “condanna fermamente” l’attentato di ieri a Damasco nel quale sono morti tre alti responsabili siriani, sottolineando “l’estrema urgenza” di fermare le violenze. In un comunicato, Ban si dichiara “molto preoccupato per l’utilizzo di armi pesanti da parte delle forze di sicurezza siriane contro i civili, come nella regione di Damasco”, nonostante gli impegni presi dal governo della Siria.

Intanto il voto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu slitta, e sarà messo ai voti alle 15 di oggi. Ma un accordo difficilmente sarà raggiunto vista la contrarietà della Russia: “Adottare quella risoluzione – ha affermato il ministro degli esteri di Mosca, Lavrov – significherebbe appoggiare apertamente un movimento rivoluzionario. E, se stiamo parlando di una rivoluzione allora le Nazioni Unite non vi hanno proprio nulla a che fare”.

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