Il calcio Italiano non è in grado di stare al passo con i tempi
di Antonio Borsa
“Credo che il Milan faccia bene a vendere Ibrahimovic e Thiago Silva al Paris Saint Germain. Sta facendo una politica intelligente. Capisco i tifosi ma è molto più importante il bilancio societario, tutti devono capirlo, questi sono momenti seri e difficili. Questa è la via del risanamento e dell’ immagine bella del calcio italiano. Se va in porto complimenti al Milan” (cit. Gianni Petrucci). Un tempo era il campionato più bello, quello che poteva vantare i più grandi campioni del mondo. Parliamo di soli 10 anni fa, quando le squadre italiane vincevano coppe europee a ripetizione ed il torneo nostrano vantava sette squadre di valore mondiale.
Era il tempo delle sette sorelle, in cui anche le squadre più piccole avevano il campione di turno. Non esistevano solo Milan, Inter e Juventus, ma anche la Lazio, il Parma, la Roma, la Fiorentina e tante altre che ancora potevano ambire a vincere qualcosa. Si partiva per una nuova stagione con tantissime squadre favorite per il tricolore e non esistevano partite facili, quando andava bene, affrontavi in casa la Reggina di Pirlo o l’Udinese di Jorgensen ed i tre punti non erano di certo assicurati. Tanti fuoriclasse sognavano la nostra penisola, gli altri tornei erano solo una vetrina di passaggio dove i giovani cercavano di mettersi in mostra nella speranza che una qualsiasi squadra italiana potesse adocchiarli. E adesso? La crisi ha letteralmente messo le società nostrane in condizioni pietose, ai limiti della bancarotta. Quello che era il campionato più difficile ed affascinante è relegato a torneo di secondo piano, una competizione dove due, massimo tre squadre possono ambire allo scudetto, e forse solo una, con un pò di fortuna può superare i quarti di finale di Champions League. Una regressione senza limiti, condita dagli addii dei grandi campioni e dal pazzo calciomercato estivo. Tutto ciò che ci è rimasto è la passione dei tifosi e la speranza per un futuro migliore. In poco più di un anno abbiamo salutato Sanchez, Pastore, Eto’o, Thiago Silva ed Ibrahimovic (attendendo le decisioni di Maicon e Sneijder, attratti dalle sirene inglesi e spagnole), sostituiti da tantissimi giovani talenti destinati ad essere ceduti al miglior offerente tra qualche anno, una volta che avranno espresso tutto il loro potenziale.
Pur comprendendo le parole di Petrucci, presidente del Coni e leader massimo del calcio nostrano, si può affermare, seppure a malincuore, che in questa situazione ci siamo finiti con le nostre stesse mani. Il calcio Italiano non è in grado di stare al passo con i tempi, basti guardare i nostri stadi, obsoleti e trascurati, troppo insipidi per il palato sopraffino degli investitori asiatici. Troppi scandali e troppi non cambiamenti hanno fatto si che i petrolieri giunti dalle parti più sperdute del globo scegliessero altre mete per investire i loro milioni. I bilanci disastrati della maggior parte delle squadre italiane sono in queste condizioni a causa di anni ed anni di spese folli, e se da altre parti hanno pensato bene di investire sul merchandising e su partnership di grande spessore, solamente da noi si è scelta la via del non rinnovamento. L’abbiamo capito tardi, ed ora ci tocca assestarci, con il rischio che i campioni da noi non verranno più. Ma non era il caso di pensarci prima?












