Cronache di un lunedì afoso in un clima politico ed economico rovente
di Sergio Zuppiroli
Ritorno al passato per Silvio Berlusconi che stranamente torna indietro sui suoi passi. Dal Pdl a Forza Italia, un grande passo all’indietro quindi, forse il più grande di tutti. Nessuno si sarebbe aspettato un passo così decisivo e retrogrado. L’idea, forse, è quella di cancellare con una spugna di ex freschezza tutto il marcio che negli ultimi anni è stato associato al Pdl. Tutto questo B. lo dichiara al Bild, aggiungendo anche la solita campagna contro i magistrati politicizzati e sottolineando la sobrietà delle sue cene ad Arcore, “solo balletti”.
Questo soleggiante lunedì, però, porta con se un’altra trance di notizie negative. La più importante in assoluto, in negativo purtroppo, è il nuovo record del nostro debito pubblico. Ammonta infatti a 1966,303 miliardi di euro, record di sempre che vedeva il suo apice sotto i 1950. Sembra implacabile quindi la cavalcata verso il traguardo negativo che alcuni dicono critico, i 2000 miliardi. Dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia dedicato alla Finanza pubblica, escono anche i risultati dei primi cinque mesi di entrate tributarie del 2012, quindi del dopo Monti. Si sono attestate a 142,101 miliardi di euro, in aumento del 1,14%, rispetto ai 140,494 dello stesso periodo dell’anno scorso. Il gettito è in aumento, la nuova Imu miete molte vittime, ma il debito non si placa. Soltanto il primo gettito dell’Imu ha numeri da capogiro, 3,95 miliardi allo Stato e 5,64 ai Comuni, con Roma che da sola ha un gettito di oltre 1 miliardo. Numeri importanti nonostante i conti fatti da tre economisti di Bankitalia (Roberto Felici, Elisabetta Manzoli e Raffaella Pico), durante la crisi 2008/2011 il numero di mutui concessi dalle banche per l’acquisto di abitazioni è diminuito di oltre il 10% rispetto al quadriennio 2004/2007.
Debito in rialzo, quindi, nonostante il gettito Imu e nonostante, secondo l’Istat, l’aumento del 1,4% mensile, e 4,8% su base annua (dato grezzo), delle esportazioni a maggio. I segni positivi dell’export arrivano dopo un aprile fiacco. Le importazioni, invece, rimangono in diminuzione a livello tendenziale (4,5% dato grezzo), pur aumentando dello 0,9% in termini congiunturali.
Il neoministro dell’Economia Vittorio Grilli, in una lunga intervista al Corriere della Sera, spiega la sua ricetta per diminuire il debito. “La strada praticabile è quella di garantire, con un programma pluriennale, vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno, pari all’1% del Pil. Già abbiamo un avanzo primario del 5% e calcolando una crescita nominale del 3%, cioè tolta l’inflazione all’1, vorrebbe dire ridurlo del 20% in 5 anni. Conclude, infine, affrontando la questione della spendig review del ministro Giarda affermando che “consente risparmi al di là delle cifre di cui si parla in questioni giorni. Si possono ridurre ancora le agevolazioni fiscali e assistenziali, intervenire sui trasferimenti alle imprese, le ipotesi sono tante”.
L’importante sarà “ dimostrare a tutti i partner che non vi è alcuna intenzione di monetizzare i disavanzi di bilancio”, questo sarà sicuramente lo scoglio più grande.











