Calciomercato, tutto da rifare
di Genesio
L’incontro all’Ata Hotel, dove si riuniscono i vari agenti e direttori sportivi, ha visto una sessione di mezz’estate abbastanza vivace. Le squadre che però sembravano destinate a fare di più, in realtà, sono state quelle più immobili. E viceversa.
La Juventus ha messo via i primi colpi con Isla, Asamoah, Giovinco e Lucio, e mentre i tifosi si dannano chiedendosi chi sarà il tanto agognato attaccante dal grande nome, Marotta e Paratici hanno rinforzato la rosa con un esterno, un attaccante, un centrocampista e un difensore, tutti a un buon prezzo anche se non regalati (tranne Lucio, gratis) e tutti di sicuro valore. Si vociferavano decine di acquisti, ma Marotta si è dedicato alle cessioni, realizzandone solo una, quella di Elia, con una minusvalenza di circa 2 milioni di euro. Insomma, non proprio scintille.
Anche l’Inter pareva pronta a prendere lo slancio con una strategia chiarissima: liberarsi di tutti i contratti onerosi. Chi si può vendere, lo si venda, per chi non è possibile rescissione. Così se n’è andato Lucio, ma gli altri sono rimasti tutti, con i loro contratti milionari e senza mezzo acquirente. Visto che Moratti in questa sessione ha mantenuto la sua storica altalenanza umorale nello stabilire il ritmo del mercato, c’è da aspettarsi di tutto, anche che non succeda più nulla.
L’Udinese, si dice, vende quando ha il rinforzo pronto in casa. Tuttavia risulta difficile credere a Di Natale quando parla di volersi giocare la Champions se due tra i migliori giocatori sono stati venduti e gli altri (pure i sostituti, tipo Cuadrado) sono di fatto sul mercato. Certo, Pozzo non svende nessuno, ma un po’ di credibilità sì. I tifosi friulani sono giustamente piuttosto arrabbiati, e a meno di un replay del suicidio collettivo nella corsa per non arrivare al terzo posto di quest’anno, l’Udinese dovrà mettercela tutta per arrivare anche soltanto quinta.
Il Napoli ha comprato Gamberini e Behrami dalla Fiorentina, che continua a indebolirsi, dopo l’immobilismo di un mese e mezzo agitato dalla cessione di Lavezzi al PSG, annunciata già da molto tempo.
Ma la società che ha cambiato il corso di tutto è sicuramente il Milan, che ha regalato notizie e continuerà a farlo nei prossimi mesi. Come scrissi un mese fa in “quanto costa Thiago Silva (LINK)”, al Milan non conveniva vendere il brasiliano per ripianare parzialmente il bilancio e ritrovarsi uguale a sé stesso, solo senza difensori. Molto più interessante sarebbe stata la vendita congiunta di Ibrahimovic, e così è stato. Venduti entrambi al PSG. A proposito, non è un affare da 170 milioni. Con un mercato così aperto, mettere a computo anche l’ingaggio che verrà pagato tra due anni è intellettualmente (e contabilmente) scorretto. Sarebbe stato un mezzo miracolo la permanenza di Ibra ancora un anno, preventivarne due era abbastanza ridicolo. Meglio ridimensionare la cifra a 100, che non è male. Con questi soldi, si dice, verrà finanziata la rifondazione della squadra che rispetto a un anno fa ha perso sei titolari su undici. Quello che succederà è tutto da vedere, sicuramente ora c’è un’altra squadra italiana con dei soldi da spendere e voglia di vincere (si spera).
Certo, per Ibra non è ancora ufficiale, ma il Milan lo ha scaricato e lui difficilmente dirà di no a un contratto ultramilionario. Zlatan per una volta tanto stava bene, viveva tranquillo con sua moglie in una città che gli piace, era adulato dai tifosi, segnava tanto, poteva ancora credere alla favola di voler vincere qualcosa a livello internazionale. Riceveva 24 milioni lordi all’anno, 12 netti, per fare il capocannoniere e gasarsi segnando contro tutte le provinciali. Il sogno di una vita. Ma mantenerlo costava troppo, Galliani e Berlusconi hanno sancito la sua fine dopo averlo osannato. Ora andrà in Francia, farà ancora più gol, forse prenderà ancora più soldi, ma difficilmente sarà più felice. Perché sebbene a livello internazionale non abbia mai concluso niente, e neanche a livello nazionale nelle partite davvero importanti, gli è sempre piaciuto poterci credere. Parigi è bella, ma il campionato francese è noioso e senza stimoli. E il PSG è un progetto, che in quanto tale avrà bisogno di anni per diventare una realtà solida a livello internazionale. Ibrahimovic questo lo sa, e sa che lui quegli anni non ce li ha, sa che un trentunenne difficilmente può contare su di un fisico strabiliante per troppo tempo.
Perciò cerca di avere almeno un ritocco a rialzo dell’ingaggio. Una (magra?) consolazione.













