Pubblicato il: gio, lug 12th, 2012

Prima il disco, ora i concerti. La crisi irreversibile del mercato musicale

di Manuel Lai

Il logo di Live Nation

C’è crisi. Potrebbe essere questo il nuovo motto del Paese e di tutti i settori economici. Non fa eccezione quello dello spettacolo e non è da meno la musica. Dopo il calo vertiginoso delle vendite dei dischi ad entrare in recessione sono ora gli show dal vivo e i concerti. Quello che era stato l’ultimo ripiego degli artisti per sopperire alle vendite sempre più esigue dei supporti fisici si è dimostrato l’ennesima bolla di sapone esplosa ancora una volta nelle mani di chi aveva provato a crederci. É caso emblematico quello della Live Nation, una delle aziende più grandi al mondo nell’organizzazione di concerti ed eventi dal vivo. L’agenzia ha denunciato un calo del pubblico ai suoi concerti pari al 10,4%.

Da anni gli artisti lamentano una condizione di sempre più grave e di profonda difficoltà, dove i più affermati e famosi rendono sempre meno e i nuovi fanno fatica ad emergere. Così, con vendite di dischi sempre più basse si era pensato di ripiegare in un’attività live serrata e incessante, per coprire quelle spese che la vendita nei negozi non poteva più garantire. I prezzi erano lievitati, i concerti pure, ma ora, in una situazione come questa il pubblico sembra essere sempre meno disposto a spendere dai 30 euro in su per concerti di fascia media. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Sempre meno grandi eventi, grandi gruppi in difficoltà. E se non ti chiami Ligabue o Vasco Rossi i problemi ci sono eccome. Prezzi troppo alti e concerti semivuoti, svendite di biglietti a poco prezzo, cambio rapido di location per presenze inferiori al previsto. I Negrita, il 3 luglio in provincia di Cosenza si ritrovano a suonare in uno stadio davanti a 1300 persone per il prezzo di ingresso che sfiorava i 30 euro. I Litfiba costretti a spostare all’ultimo il loro concerto a Firenze del primo giugno dallo stadio Artemio Franchi al più contenuto Mandela Forum per problemi imprecisati.

La folla a un concerto

Così si cerca in tutti i modi di correre ai ripari. Gli emergenti cercano di mantenere prezzi popolari e riscuotono comunque un successo che poi si ripercuote positivamente anche sulle vendite di dischi e gadget. E gli artisti più affermati prendono nota e iniziano ad agire di conseguenza. Caparezza da tempo porta avanti una campagna di contenimento sistematico del prezzo di entrata, che si aggira sempre intorno ai 15, 20 euro. Una scelta azzeccata, con presenza massicce e il tutto esaurito per le numerose date di un tour che va avanti da più di un anno. É degli ultimi giorni invece la scelta degli Afterhours e della loro agenzia, la Big Fish, di ridurre da 20 a 13 euro il prezzo della loro data a Torino. Ci si accorge sempre più che fattori esterni fanno lievitare a livelli esorbitanti i prezzi: sicurezza, organizzazione location. Produzioni sempre più snelle e indipendenti gonfiano i prezzi e non fanno niente per venire incontro al pubblico. Si potrebbe puntare più sulla semplicità o scegliere luoghi più piccoli e accessibile. E se Adriano Celentano decide simbolicamente di vendere a 1 euro 6000 tagliandi per le due date evento di ottobre all’Arena di Verona, si capisce che il vecchio motto “panem et circenses” non accontenta più nessuno. Prima hanno tolto il pane, ora rischiamo di non riuscire a pagare più nemmeno l’entrata al circo.

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