Pubblicato il: gio, lug 12th, 2012

La nuova cognizione del dolore

di Isabella Zacco

La nuova cognizione del dolore

La nostra sembra essere, proprio per effetto della globalizzazione, della vicinanza ormai anche fisica di continenti, culture, etnie, l’epoca dei paradossi, delle assurdità più surreali. “Sembra”, perché forse è solo l’informazione, la possibilità di sapere, il venire quindi a contatto con certe realtà a generare il senso dell’assurdo. Lo sfruttamento da parte di chi detiene il potere nei confronti di chi è dominato, l’enorme differenza tra le condizioni di vita di alcune categorie privilegiate e la massa degli altri, dei deprivati, dei dipendenti è un fatto vecchio quanto il mondo, eppure oggi la quantificazione del fenomeno genera un misto di rabbia, di stupore, di senso dell’assurdo prima sconosciuto: si quantifica che un dirigente prende 60 volte la paga mensile dell’operaio; che il politico ha quella tale indennità a fronte di una spesa minima in tanti e tali fronti, da far quasi rimanere in tasca il suo ben lauto stipendio; che il Direttore, il Presidente, il Consigliere, etc. guadagnano cifre sproporzionate per il loro pur rispettabile (non sempre) lavoro rispetto alle disponibilità su cui possono contare la maggior parte dei lavoratori. Quindi, per distrarci da queste angosce, pensiamo sempre a quanto sono fortunati i lavoratori rispetto ai disoccupati e ai precari.

Quando il divario si allarga così a dismisura c’è da temere per la stabilità sociale: queste sono spesso le caratteristiche delle dittature, come si veniva in passato a sapere soprattutto quando le poltrone, a volte le teste, saltavano e si scoperchiavano le pentole ancora fumanti nei palazzi del Re. A posteriori. Ma oggi le cose si sanno in diretta, le auto blu, gli aerei di stato, gli stili di vita più insostenibili e sfacciatamente dorati ci stanno davanti agli occhi in modo apparentemente pacifico, in realtà portatore malsano di detonazioni dagli esiti imprevedibili.

Quello che realmente spaventa, però, è la convivenza, gomito a gomito, con situazioni davvero al limite del reale. La morte praticamente in diretta, su un gommone, simile a quello dei vicini di casa, che a fine settimana lo porteranno sul lago per il loro week end di svago e relax, di 55 libici, già in vista delle coste, e quindi le coste già vedevano loro, la morte di stenti, di fame e di sete (chi riesce a immaginarla?) di 55 persone come noi, con i nostri apparati e i nostri bisogni, ai confini di un Paese in cui la civiltà ha portato a stabilire che è reato abbandonare il proprio animale sotto il sole, che fenomeno è questo?

Mentre un Ministro del nostro Governo afferma che il lavoro non è un diritto, ma va conquistato!, e c’è un premio per chi indovina chi saranno i primi di questa corsa all’oro, nel Mediterraneo stanno affondando, con i disperati della Terra, accanto alle grandi navi da crociera, le nostre stesse percezioni di diritto, di bisogni primari umani, di beni comuni inalienabili.

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