Che ne sarà del Paraguay?
di Leonardo Sartori
I tempi in cui l’America Latina era in prima linea per quanto riguarda i regimi dittatoriali sembravano terminati, con la riserva di alcune eccezioni. E invece il Paraguay torna a far discutere, dopo che lo scorso 22 giugno il Parlamento ha destituito il presidente in carica Lugo, attraverso la manovra dell’impeachment guidata soprattutto dal partito conservatore Colorados.
Le tensioni sociali e la corruzione non sono una novità nel paese sudamericano, ma i più positivi pensavano che la situazione stesse tendendo verso un miglioramento, dopo che nel 2010, attraverso la mediazione del dittatore venezuelano Hugo Chávez, si evitò che questa manovra cambiasse la Presidenza paraguayana, preservando così la stabilità politica.
Le Organizzazioni Internazionali, apposite per raggiungere obiettivi di comune interesse attraverso la collaborazione, sono stati quelle che in primis hanno condannato il gioco politico portato a termine dal parlamento paraguayano. O almeno due di esse.
In primo luogo, Mercosur, il blocco dei paesi che hanno formato un mercato comune tra cui il Paraguay, ha reagito, sotto la pressione di Uruguay, Argentina e Brasile, attraverso una sospensione di Asunción nel mercato comune, in base al principio di democraticità che gli Stati Membri sono tenuti a rispettare. Il neo-presidente, Federico Franco, non pensa di rimanere con le mani in mano davanti questa decisione a suo canto ingiusta, che effettivamente porterebbe grandi disagi alla popolazione. Ha deciso, infatti, di rivolgersi davanti al Tribunale Permanente del Mercosur per rivendicare il diritto del Paraguay di svolgere le sue funzioni di membro a pieno titolo.
In secondo luogo, Unasur, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, l’organizzazione che raccoglie tra i suoi obiettivi quelli di creare un’identità sudamericana e collaborare in svariati ambiti, soprattutto socio-economici con il fine ultimo di raggiungere un’integrazione regionale, ha seguito la linea della prima, rendendo effettiva la clausola di democraticità. Ciò nonostante, Franco e i suoi stanno valutando persino la possibilità di uscire dall’organizzazione, alla quale il Paraguay aderì solo nel 2011 con l’approvazione del trattato costitutivo. Intanto, il Presidente del Congresso consiglia di ritirare le ambasciate dai paesi integranti del Mercosur e Unasur, come reazione alle lezioncine poste dagli Stati che lo circondano.
La maggior parte dei paesi sudamericani furono i primi a condannare la rimozione di Lugo e di conseguenza non hanno dato il loro riconoscimento al neo-governo pseudo golpista; tuttavia, non hanno intenzione di agire ulteriormente attraverso sanzioni economiche, che appesantirebbero solamente la popolazione, la vera vittima di questi giochetti antidemocratici di palazzo.
Washington, punto d’appiglio per molti paesi del Latino America, non si è sbilanciata a riguardo, e resta a osservare nel seno dell’OAS, l’Organizzazione degli Stati Americani, che lo scorso martedì 10 luglio ha annunciato attraverso il Segretario Generale Insulza che la sospensione del Paraguay dallo status di organo a pieno diritto non aiuterebbe il perseguimento degli obiettivi dell’Organizzazione che, secondo gli articoli 1 e 2 della Carta, sono, tra i tanti, il conseguimento di pace, giustizia, democrazia, non intervento, e cooperazione partendo dal sociale fino al politico ed economico. Insulza riferisce che l’impeachment che ha rimosso dalla Presidenza Fernando Lugo è dovuto a un conflitto istituzionale tra esecutivo e legislativo, e ritiene necessario “che sia portato a termine il processo giudiziale iniziato dalla difesa di Lugo contro il Parlamento” e che “si attenda il giudizio della Corte Suprema del Paraguay”.
Il destituito Lugo continua la sua lotta attraverso il gruppo politico Paraguay Resiste per rivendicare l’ingiustizia istituzionale compiuta dal legislativo, e afferma che “la volontà popolare è stata calpestata dal giudizio politico (del Parlamento)”. Nel caso in cui i risultati giudiziali del sistema interno siano scarsamente sufficienti, rimane la possibilità di ricorrere alla Commissione e alla Corte Interamericana dei Diritti Umani. Si tratta, infatti, di diritti. Il Parlamento paraguayano non ha rispettato i principi fondamentali di un dovuto processo e del legittimo diritto alla difesa per Fernando Lugo, violando così la Costituzione.
Globalmente gli ultimi anni sono stati segnati sì dalla crisi economica, e dalla crisi umanitaria in Siria, ma non dimentichiamo che sono stati anche gli anni in cui la Primavera Araba ha avuto i suoi successi, nonostante sia ancora presto per trarre delle conclusioni definitive. Sarebbe quindi soddisfacente per la Società Internazionale se questo periodo storico potesse segnare una “quarta ondata di democratizzazione” nella storia piuttosto che un recesso ai sistemi corrotti e antidemocratici.













