Pubblicato il: mar, lug 10th, 2012

La regressione del reparto avanzato

di Antonio Borsa 

Xavi, centrocampista e fulcro della Spagna campione di tutto

C’era una volta il calcio d’ attacco, quello in cui le squadre schieravano 3-4 terminali offensivi per volta. C’ erano punte di diamante capaci di vincere da sole le partite, basti ricordare Puskás o Pelè, campioni che prendevano palla a centrocampo e a suon di dribling seminavano il panico tra gli avversari, giocatori capaci di segnare 4-5 reti a partita. C’erano arieti alla Müller, calciatori da area di rigore a cui bastava toccare palla per metterla dentro. Erano altri tempi, era un altro tipo di calcio. L’addio di Inzaghi ha sancito la fine di un’era, la fine di un ruolo che per anni è stato il terminale d’azione di un club, il reparto, quello avanzato, designato per metterla dentro; il resto era una solida fondamenta atta a non subire goal.
Oggi questo ruolo sembra ridimensionato, obsoleto, basti osservare la Spagna campione del mondo, una super squadra che fa del centrocampo la sua arma migliore. Il modulo tattico di Vicente del Bosque, quel 4-6-0 tutto passaggi e triangolazioni è la prova concreta di quanto sia cambiato questo sport. Il folto centrocampo delle furie rosse è un concentrato di tecnica e qualità, affollato di uomini capaci di penetrare in area partendo da dietro e mettendo il giocatore più avanzato in condizione di spingerla dentro a porta vuota. La prova eloquente l’abbiamo avuta nella sfida tra i campioni d’ Europa e la Spagna: alla fine di una serie di passaggi al bacio, Navas viene servito da Fabregas a due metri dalla porta, con il portiere letteralmente messo out dall’ azione corale Spagnola. Anche in quella situazione la Spagna non schierava un vero e proprio attaccante puro ma al contrario forniva  tanti giocatori che sapevano ricoprire più porzioni del campo. Non c’è da stupirsi se il 4-3-3 di una volta, quello composto da tre punte di razza che non tornavano ad aiutare la squadra, modificando il ruolo in un 4-5-1, è praticamente sparito. E come non citare la Francia campione del mondo nel 1998, una squadra formata da una grandissima difesa ed un centrocampo super, ma che latitava di grandi attaccanti. Un team che soleva giocare con il 4-5-1, il cui unico attaccante non era chissà quale fenomeno ( basti pensare a Stéphane Guivarc’h e Christophe Dugarry). Eppure quella Nazionale vinse a discapito di vari club con un reparto avanzato da far paura: sconfissero l’ Italia di Baggio, Del Piero e Vieri, la Croazia di Suker ed il Brasile di Ronaldo, Bebeto ed Edmundo.

Ibrahimovic, uno degli ultimi attaccanti di razza rimasti

Certo, Messi e C. Ronaldo riescono a segnare ancora sessanta e passa goal a stagione, ma entrambi non sono dei veri attaccanti; il primo nasce come 3/4ista, il secondo come ala avanzata. Resistono, tenaci, quasi a sovvertire il cambiamento i vari Ibrahimovic, Villa, Gomez e pochi altri, ma rappresentano quell’ eccezione che conferma la regola. C’era una volta un calcio diverso, più divertente se vogliamo, meno attendista e che scatenava più emozioni . Erano altri tempi, tempi che forse non torneranno più.

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