Pubblicato il: mar, lug 10th, 2012

Diaz, per Manganelli “La polizia chieda scusa”. Su De Gennaro parla Giuliani

di Francesco Pirillo

Gianni De Gennaro

La Cassazione, lo scorso 5 luglio, ha confermato le condanne ai funzionari di polizia per i fatti della scuola Diaz accaduti durante il G8 di Genova. La giustizia ha ribadito che all’interno dell’edificio, adibito a dormitorio e non a covo di estremisti guerrafondai, ci furono pestaggi e gravi mancanze di rispetto per la vita di singoli esseri umani, che tra i vari piani della scuola hanno visto la rabbia trasformarsi in cieca e becera violenza. Il capo della polizia, Antonio Manganelli, dopo la sentenza ha riferito che è giunto il momento che la “polizia chieda scusa e rispetti la sentenza”.

Non è dello stesso avviso Gianni De Gennaro, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti e nel 2001 capo della polizia, che con una nota ufficiale scritta lo scorso 8 luglio rimane sul carro dei vincitori, nonostante i fatti descritti dalla giustizia. Il binomio Diaz-Bolzaneto ha evidenziato come nel 2001 ci fosse stata una “sospensione dei diritti umani”, che agli occhi del mondo intero ha fatto passare l’Italia come una delle tante finte democrazie in cui non vige uno Stato di diritto, bensì uno Stato di polizia. La Cassazione ha confermato che le violenze attuate durante la notte nella Diaz e il conseguente tentativo di camuffare la presenza dei famosi Black Block, immettendo all’interno dell’edificio due molotov provenienti inconfutabilmente da fuori, sono fuori dalla legge italiana e per questo perseguibili dalla nostra giustizia.

Queste le parole di De Gennaro: “Le sentenze della magistratura devono essere rispettate ed eseguite, sia quando condannano, sia quando assolvono. In seguito alle decisioni per i gravi fatti di Genova, le competenti autorità hanno puntualmente adempiuto a tale dovere, operando con tempestività ed efficacia. Per quanto mi riguarda, ho sempre ispirato la mia condotta e le mie decisioni ai principi della Costituzione e dello Stato di diritto e continuerò a farlo con la stessa convinzione, nell’assolvimento delle responsabilità che mi sono state affidate in questa fase“.

Resta comunque nel mio animo un profondo dolore per tutti coloro che a Genova hanno subìto torti e violenze ed un sentimento di affetto e di umana solidarietà per quei funzionari di cui personalmente conosco il valore professionale e che tanto hanno contribuito ai successi dello stato democratico nella lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata”.

A queste parole sono poi seguite, nei giorni successivi le condanne, alcuni giornali inquadrabili nell’area della destra italiana, quali Libero e Il Giornale, che tra le loro colonne tenderebbero ad essere scettici circa la decisione della Cassazione perché, secondo loro, il G8 non sarebbe stato soltanto la Diaz, ma anche violenza da parte dei manifestanti. Essi sottolineano, del resto anche De Gennaro, che i vertici della polizia condannati siano gli stessi che si sono resi protagonisti di numerosi arresti nei confronti di affiliati alla ‘ndrangheta, ai Casalesi e per aver arrestato Provenzano e che per questo, sempre secondo loro, la condanna sia ripensabile. Il punto rimane uno: tutte queste azioni possono legittimare la brutalità di un blitz-pestaggio dai ricami politici e dal sapore di Stato di Polizia?

La conclusione è nelle parole di Giuliano Giuliani, padre di Carlo Giuliani ucciso a piazza Alimonda il 20 luglio del 2001: “De Gennaro prova dolore, ma non chiede scusa. Lui era il più alto in grado e quindi lui dovrebbe sentire su di sé tutte le responsabilità di quanto accaduto quella notte alla Diaz. Non mi sembra che nelle sue parole ci sia questo e in più dimentica anche di chiedere scusa. C’è il solito cerimoniale, nulla di autenticamente sentito. Mi aspettavo qualcosa di diverso ed anzi – conclude Giuliani – rispetto alle scuse, anche se di facciata, pronunciate da Manganelli, nelle frasi di De Gennaro percepisco un sostanziale passo indietro“.

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