Maroni alla conquista del nord: il neo segretario detta la linea della nuova Lega
di Angela Amarante
Dopo gli scandali che hanno coinvolto la famiglia Bossi e l’ex tesoriere Belsito, e che hanno trascinato la Lega verso i consensi al minimo storico, Maroni è riuscito (per la gioia della corrente interna alla Lega che lo ha sempre sostenuto) a prendere in mano la guida del partito, pronto a salvarlo dalle ultime vicende in cui lo ha trascinato il Senatùr. Ed ecco che il neo segretario della Lega Roberto Maroni comincia a tracciare il profilo del partito di cui ha da pochi giorni preso le redini.
Maroni, che già si sente in campagna elettorale, alla sua prima conferenza stampa da leader leghista hai affermato: «Se le grandi regioni del nord agissero come un unico soggetto istituzionale-politico, cioè la Grande regione del nord, noi potremmo dettare legge a Roma e a Bruxelles. Questo è lo schema che io ho in mente. La questione delle alleanze è l’ultimo dei miei pensieri».
Ancora non pensa ad eventuali alleanze in vista delle elezioni dell’anno prossimo, ma ha già fatto sapere di voler «dialogare con chi non è della Lega ma a cui stanno a cuore i problemi del nord». Compreso il Partito Democratico: l’europarlamentare del Carroccio Matteo Salvini, maroniano di ferro recentemente eletto nuovo leader della Lega Lombarda, ha lasciato intendere che la Lega di Maroni potrebbe guardare più a sinistra di quanto accaduto finora. «Per certi versi, parlerei con più attenzione con un Pd del nord rispetto a un Pdl, ma al momento non c’è nulla», ha spiegato Salvini.
Per restare in tema di elezioni, Maroni ha detto la sua anche su un eventuale Governo Monti bis: « A livello personale stimo Monti ma questo non c’entra nulla: se si candida e viene eletto nulla in contrario. Ma non mi piace che ci sia una sospensione della democrazia. Il giudizio su chi governa deve essere del popolo che è sovrano». Quanto all’elezione, invece, del nuovo Presidente della Repubblica dice: «Non mi viene in mente nessuno, ma mi piacerebbe vedere lì una donna».
Nella sua struttura, la nuova Lega avrà carattere confederale, cioè maggior autonomia territoriale: «Da segretario federale una cosa che non farò – ha promesso Maroni – è intromettermi per soverchiare decisioni. Abbiamo trasformato il congresso della Lega da Federazione a Confederazione. Vuol dire che le singole nazioni hanno aumentato il grado di autonomia decisionale: darò ampia delega ai segretari federali senza intromettermi nel loro lavoro, ma ponendo loro obiettivi e chiedendo di conseguirli».
Banditi anche i doppi incarichi, e riguardo i soldi del partito il segretario afferma: «D’ora in avanti ci sarà una gestione oculata, sapendo che i soldi della Lega devono essere dati alle sezioni. I nostri diamanti devono essere i militanti e le sezioni. Lì devono essere investiti i milioni della Lega, è lì che si fa politica. C’é un collegio dei tesorieri confermato ed abbiamo un bilancio certificato. Io sono tranquillo da questo punto di vista».
La nuova Lega non farà però a meno di un antico simbolo: il tradizionale raduno bergamasco di Pontida. Dopo che il Corriere della Sera, venerdì scorso, ne aveva messo in dubbio l’organizzazione per via dei troppi scontri interni alla Lega e della volontà di Maroni di cambiare non solo il corso del partito ma anche le tradizioni del popolo leghista, il nuovo segretario precisa: «Pontida è il cuore della Lega, è la nostra identità. E’ una festa di popolo. Pontida si continuerà a fare. Miss Padania, invece, si può continuare a fare ma non sarà organizzata dalla Lega. Tutte le altre si devono autofinanziare, senza coinvolgere direttamente la Lega. La Lega fa politica, tutte le manifestazioni accessorie usciranno dalla gestione diretta del movimento».
Del vecchio Carroccio, insomma, qualcosa resta e qualcosa no. Resta da vedere fino a che punto.
Lo slogan maroniano è “Prima viene il nord”. La riconquista degli elettori padani è appena cominciata.













