Uno sport diverso: il baseball, unico neo il peso del passato razzista
di Gerardo Canteri
Viviamo in un Paese dove quando si parla di sport, questo è quasi sempre il calcio, che possiede praticamente un monopolio assoluto rispetto alle altre competizioni agonistiche. In altri Paesi esistono diversi sport che possono definirsi “nazionali” in quanto esercitano una notevole presa popolare. Negli Stati Uniti, per esempio, abbiamo il trio baseball-football-basket. Ma anche in Regno Unito troviamo un cricket seguito quasi come il calcio. Oppure in Francia, per restare nel vecchio continente, il rugby è molto apprezzato. Eppure in Italia nessuno sport è lontanamente paragonabile al calcio in termini di popolarità. Ma la mia intenzione non è certo quella di fare la morale ad un’Italia che è già abbastanza martoriata da critiche sotto ogni luce. L’obbiettivo che si pone questo breve articolo è semplicemente quello di contribuire, o per lo meno tentare di farlo, alla diffusione di uno sport diverso.
Il baseball può essere considerato lo sport americano per eccellenza. Nato nel nuovo continente nella prima metà del 1700, prese origine dal rounders, un gioco tipico delle isole britanniche. Nel 1839 si costituì la prima società, il New York City’s Knickerbrokcers. Alexander Cartwright, membro di tale società, è attualmente riconosciuto ufficialmente come l’inventore del moderno baseball, e a lui vengono attribuite le regole fondamentali. Nel 1876 nacque il primo campionato e cinque anni dopo ne venne costituito uno apposito per i giocatori afroamericani.
Una costante, quella del razzismo, che purtroppo caratterizzerà gran parte della storia di questo sport. La barriera fu rotta, infatti, solo nel 1947, quando il leggendario Jackie Robinson fu ingaggiato dai Brooklyn Dodgers. La dirigenza della società newyorkese fece la coraggiosa scelta di aggiungere in rosa un giocatore di colore, primo caso nel massimo campionato americano. I primi tempi furono durissimi, con un Robinson insultato anche dai propri tifosi, e costretto in trasferta a dormire in un albergo differente rispetto a quello dei compagni; ma grazie alla interminabile pazienza del giocatore, con il passare del tempo la cosa diventò sempre meno scandalosa e sempre più normale, e anche altre società iniziarono ad ingaggiare afroamericani. Oggi, nella Major League Basbeall, circa il 20% dei giocatori è di colore.
Fuori dagli Stati Uniti il baseball è molto praticato nell’America centrale (la nazionale cubana detiene il primato di mondiali vinti), e in Giappone. In Europa soffre probabilmente il predominio calcistico, ma possiamo dire che Italia e Paesi Bassi rappresentano i due principali Paesi del vecchio continente dove il baseball si sta diffondendo maggiormente. Le maggiori squadre italiane militano nella Italian Baseball League, composta da due divisioni, e sono organizzate con il sistema a franchigia: otto società con una squadra in prima divisione e l’altra in seconda divisione. Le due squadre della stessa franchigia possono scambiarsi i giocatori durante la stagione.
A Verona la squadra principale è il Verona Baseball Team. Fondata nel 1966, ha raggiunto l’apice della popolarità negli anni 90, disputando la finale dello scudetto contro i Parma Angels. Attualmente milita nella Serie B federale, e disputa le partite sul diamante del Gavagnin, in via Montorio.












