Combattere il licenziamento con l’Outplacement: una possibilità in più per il personale disoccupato
di Sofia Baroni
Molti si chiederanno che cosa sia l’Outplacement e che ruolo svolge nella società. In pochi purtroppo sanno della sua esistenza, in pochi si informano, molti non pubblicizzano la cosa.
Le fonti Istat parlano chiaro: in un rapporto del 2011, si può leggere un chiaro profilo del Paese. Una donna su due non lavora e ha rinunciato a cercare un lavoro: l’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per tasso di occupazione femminile (46,4 %). Non solo: il tasso di disoccupazione giovanile delle donne italiane (28,7 %) supera quello maschile di 5,4 punti percentuali; il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni è pari al 25,4 % (media UE 19,8 %), in aumento di oltre quattro punti rispetto all’anno prima. Ancora un dato allarmante sui giovani: sono il 21,2 % – poco più di due milioni – coloro che tra i 15 e i 29 anni non studiano e non lavorano. Questo significa che un giovane italiano su 5 non è né inserito in un percorso scolastico-formativo, nè impegnato in un’ attività lavorativa (anno 2009). Il dato è in assoluto il peggiore dell’UE. Va peggio anche per i livelli di occupazione: il 57,5 % della popolazione nella fascia di età 15 – 64 anni è occupato, ma il differenziale di genere supera i 20 punti percentuali: (46,4 % per le donne il 68,6 % per gli uomini). Il tasso di occupazione è diminuito in un anno di quasi un punto e mezzo dopo un lungo periodo di crescita, tornando ai livelli del 2005. Tra i disoccupati, circa il 45% è in cerca di lavoro da almeno un anno. Anche qui la differenza con i paesi dell’Unione è notevole: la media europea si attesta attorno al 27%. Pure quando c’è, spesso il lavoro è irregolare, soprattutto nel Mezzogiorno. «La quota di unità di lavoro irregolare è pari all’11,9 % – si legge nel dossier – Nel Sud può essere considerato irregolare quasi un lavoratore su cinque». Di fronte a questo profilo, certamente non roseo, si sente sempre più il bisogno di un metodo valido ed efficace con il quale combattere questa disfatta del campo lavorativo in Italia.
L’Outplacement è nato alla fine degli anni ’60 in U.S.A. e compare in Italia verso gli anni ’80: è un moderno strumento di riqualificazione professionale e di ricollocazione del personale in esubero. Nasce come supporto alla mobilità e alla flessibilità del lavoro dei dirigenti, che in Italia sono la categoria meno tutelata contro i licenziamenti individuali.
La perdita del lavoro, così come qualsiasi altra perdita nella vita, richiede sforzo ed un periodo di elaborazione del lutto, che possono essere più o meno impegnativi per persone diverse. La disoccupazione può causare problemi alla salute mentale e non dovrebbe essere sottostimata in confronto ad altri fattori potenzialmente patogeni. Oltre ai sintomi, quali ansia, depressione, insoddisfazione, aggressività, si riscontrano, talvolta, anche condotte a rischio per la salute, devianti e autolesive (suicidio o tentato suicidio).
L’Outplacement cerca di trovare una soluzione e una prevenzione a tali sintomi, cercando di aiutare il disoccupato a trovare un momento di riflessione in merito alle proprie competenze, alle proprie motivazioni e all’obiettivo che si intende raggiungere nell’immediato in merito al proprio avvenire professionale. Ciò è reso possibile offrendo una possibilità di approfondire la conoscenza delle proprie risorse e potenzialità al fine di poterle implicare ed indirizzare verso l’attuazione delle strategie più opportune per la realizzazione di un progetto di sviluppo personale e professionale.
La fase iniziale di un percorso di outplacement deve caratterizzarsi per l’analisi della situazione di maturazione raggiunta dai partecipanti e possono essere utili, quindi, discussioni e confronti atti a comprendere:
- il vissuto emotivo delle persone verso l’azienda e la condizione che stanno vivendo;
- il loro atteggiamento verso il mercato del lavoro in generale e la loro professionalità;
- il loro senso di autoefficacia verso la ricerca di una nuova occupazione;
- l’esistenza di elementi di contesto che possono influire sulla motivazione, quali la presenza di un secondo lavoro o il desiderio di utilizzare fino all’ultimo gli ammortizzatori sociali a disposizione (complesso ed articolato sistema di tutela del reddito dei lavoratori che sono in procinto di perdere o hanno perso il posto di lavoro).
Le eventuali criticità emerse dovranno essere affrontate fin dall’inizio, utilizzando strumenti analogici che consentono di accelerare le fasi di elaborazione e del lutto relativamente alla perdita dell’occupazione e di raccoglimento dello status di disoccupato. È altrettanto importante supportare le persone nel processo di presa di coscienza del proprio vissuto emotivo e nel far riconoscere che le reazioni di tipo depressivo riducono si la sofferenza, ma sono pochi efficienti nella ricerca, dimostrando loro come altri siano riusciti proprio laddove essi non vedevano via d’uscita.
L’indicazione, quindi, è quella di porre attenzione a tutti gli aspetti menzionati, di lavorare attivamente per favorire la maturazione delle persone verso un ruolo e una disponibilità più efficienti, considerando gli strumenti stessi dell’outplacement come occasioni di cambiamento e facendo leva, in un successivo momento, anche sui primi ricollocamenti.
I vantaggi del servizio, per i candidati, possono essere riassunti così: il servizio di continuità professionale consente al candidato di ridurre sensibilmente il periodo di inattività, con il conseguente rischio di marginalizzazione dal mercato del lavoro, tanto maggiore quanto più prolungata sarà l’assenza dal mercato stesso. Un aspetto da non sottovalutare è quello psicologico. La continuità professionale supporta la persona reduce da un licenziamento nella ricostruzione della propria autostima, personale e professionale, accompagnandola in quello che, a tutti gli effetti, diventa un “lavoro”: la ricerca di una nuova occupazione. L’intervento di ricollocamento, deve essere richiesto esplicitamente dal lavoratore disoccupato, ma questo può portare anche dei limiti in quanto, soprattutto nel contesto italiano, un adulto con una consistente esperienza lavorativa, non solo non ritiene di necessitare di un intervento di orientamento, ma ancora meno sa di poter contare su professionisti che possono accompagnarlo in un percorso di conoscenza e di scelta, oltre che, un’assistenza totale per un pronto reinserimento nel mondo del lavoro. Per chi invece intraprende questa strada, ha la possibilità di fruire dell’assistenza a tempo indeterminato, vale a dire, finché non ha trovato una nuova ricollocazione professionale.
Rispetto agli altri Paesi europei, si tratta ancora di un servizio, che sta iniziando a diffondersi in questi ultimi anni nel privato, ma anche nel pubblico.
Contatti utili: http://www.e-cross.it/metodo.aspx











