Nerone: folle sanguinario o imperatore illuminato?
di Sergiu Cristian Cindea
E’ tradizione, ormai, associare il nome dell’imperatore Nerone alla distruzione ed alla morte: personaggio controverso, è stato descritto da molte fonti come violento ed iracondo. Frequenti sono, inoltre, gli episodi di assassinii ed uccisioni tramandati dalla storia nei quali egli fu coinvolto: negli ultimi anni, tuttavia, sta prendendo piede una riqualificazione e una revisione della vita dell’imperatore, che potrà forse portare ad un nuovo delineamento della sua figura.
Lucio Domizio Enobarbo Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, semplicemente noto come Nero, fu il quinto ed ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia. Nacque ad Anzio il 15 dicembre del 37 d.C. da Gneo Domizio Enobarbo, rappresentante di una famiglia di nobiltà recente, e da Agrippina minore, nipote del famoso condottiero Germanico. Questo imperatore è spesso considerato pazzo, o folle nella migliore delle ipotesi, e viene accusato di atroci crimini, fino ad arrivare ad essere considerato l’incarnazione del anticristo da alcuni cristiani. Ma questa triste fama e realmente dovuta e forse solo un esagerazione?
Nerone passò un infanzia difficile tra i folli vizi di suo zio Caligola e l’affetto per la zia paterna, che lo allevò durante l’assenza di sua madre mandata in esilio dallo zio. Ella, una volta tornata, vide il figlio come un modo per mettere in atto le proprie mire di potere. Nel 49 infatti la madre sposò l’imperatore Claudio, nonchè suo zio, il quale finì assassinato da lei nel 54. Nerone si ritrovò quindi incoronato imperatore alla giovane età di soli 17 anni. Nerone fu inizialmente sostenuto nelle sue azioni di governo dal filosofo Seneca, suo precettore, e questo portò a circa cinque anni di rinnovato ottimismo e collaborazione tra l’imperatore e il Senato romano, a cui furono restituiti parte dei suoi poteri.
Finito questo periodo il clima cambiò radicalmente, portando a forti scontri con la classe senatoriale, causati principalmente dall’apprezzamento di Nerone per la plebe, che cercava di sostenere anche con leggi fiscali sfavorevoli alle classi abbienti. Un altro punto di frizione tra l’imperatore e il senato stava nella vocazione artistica e sportiva di Nerone, il quale oltre a comporre vari canti e poemi, amava anche esibirsi come attore di teatro e nelle corse delle bighe. Questo comportamento era contrario all’etica romana, che lo considerava non adatto a un vero cittadino dell’urbe, tantomeno a un imperatore.
Nerone fu inoltre accusato di svariati omicidi, ma anche qui la realtà risulta spesso diversa da ciò che il mito negativo ci trasmette.
Il primo di questi fu quello del fratellastro Britannico che poteva rappresentare una minaccia al suo potere soprattutto viste le mire al potere della madre ormai esclusa dalla sua gestione. Un omicidio che in fin dei conti non ha nulla di diverso da ciò che era già stato fatto in precedenza, e verrà ricalcato in seguito da tantissimi altri imperatori, tra cui lo stesso Costantino I, che fece assassinare addirittura suo figlio.
In seguito nel 59 Nerone fece uccidere la madre Agrippina: ella, tuttavia, stava molto probabilmente tramando l’omicidio dell’imperatore, per poi assumere il potere lei stessa, contando sul appoggio popolare dovuto alla memoria del padre Germanico che fu molto amato dal popolo.
Nel 62 toccò alla prima moglie, Ottavia, figlia del precedente imperatore, che aveva già ripudiato per sterilità. La fece assassinare in seguito ad alcune manifestazioni popolari in suo favore, che lo convinsero sulla sua pericolosità per il suo potere.
Infine Nerone spinse al suicidio il suo ex consigliere Seneca, insieme ad altri rappresentanti della classe senatoria e dei quadri forti del potere, in seguito al fallimento della cosiddetta congiura di Pisone, dove quest’ultimo fu coinvolto per quando riguardava l’appoggio nella fase successiva alla morte del imperatore.
L’omicidio più efferato di cui fu accusato Nerone fu quello della seconda moglie Poppea Sabina, che sarebbe stata uccisa a calci dal imperatore stesso in un eccesso d’ira, mentre era incinta. In realtà le ipotesi sulla sua morte sono altre: secondo la teoria più realistica Poppea morì per complicazioni dovute alla gravidanza, mentre altre fonti dicono che fu ripudiata dal imperatore e mandata a Pompei dove morì nel eruzione del Vesuvio.
Vi è poi la questione del famoso incendio di Roma dell’estate del 64 che secondo molti storici antichi e cristiani fu innescato dallo stesso imperatore per avere la possibilità di costruire la propria sfarzosa dimora, la Domus Aurea. Per sciogliere questo nodo bisogna tenere conto di quella che era l’edilizia romana al epoca, e in particolare nell’urbe che essendo diventata il centro del mondo mediterraneo aveva subito un notevole incremento demografico negli anni precedenti, comportando inevitabilmente un aumento della domanda di alloggi. Le insulae, cioè le case popolari, che componevano la gran parte degli edifici cittadini, erano costruite prevalentemente in legno e alte fino a cinque o sei piani. Gli incendi quindi erano molto frequenti, ed essendo le insulae costruite le une a ridosso delle altre si propagavano anche molto facilmente e velocemnte.
Vi è inoltre un altro fattore da considerare, la speculazione edilizia. I costruttori romani avevano già da tempo preso l’abitudine di far bruciare alcune case in modo da acquistare poi i terreni a prezzi stracciati, ricostruire e poi vendere realizzando profitti elevati. E’ facile immaginare poi come uno di questi incendi possa essere sfuggito di mano nella forte calura estiva di Roma.
Nerone, che si trovava ad Anzio allo scoppio dell’incendio, si diresse a Roma appena fu informato della gravita e dell’estensione dell’incendio, per coordinare i lavori. Egli dispose l’utilizzo delle sue proprietà fuori città per accogliere gli sfollati, nonché il sequestro di derrate alimentari per sfamarli. Questo ultimo provvedimento gli precluse ulteriormente le simpatie della classe senatoria.
Quando infine l’incendio fu domato, l’imperatore emise una serie di norme che rivoluzionarono l’edilizia cittadina di Roma, diminuendo notevolmente gli incendi e la speculazione.
Buona parte delle fonti su Nerone sono a lui ostili, dal momento che facevano parte della classe senatoria con cui i rapporti erano molto tesi: lo stesso Tacito gli era apertamente ostile. Inoltre il radicamento nel mito cristiano delle prime persecuzioni contro i cristiani, accusati dell’incendio di Roma, e della condanna dei santi Pietro e Paolo, portarono alla formazione del mito, immeritato, sulla follia e crudeltà di questo imperatore che sotto molti aspetti fu un innovatore, che odiava i giochi gladiatori considerandoli un inutile bagno di sangue.
In definitiva Nerone non fu diverso da Tiberio e da Claudio nel perseguire chi si opponeva al suo potere, e nonostante la Damnatio Memoriae votata dal senato ai suoi danni, il popolo continuò per mesi a portare ogni giorno fiori alla sua tomba, e pare che al mausoleo dei Domizi Enobarbi, dove fu sepolto, gli furono recati omaggi fino al XI secolo quando fu abbattuto dal Papa. Forse Nerone fu solo un’altra vittima di un sistema di poteri e interessi più grande di lui che col tempo crearono il suo triste mito.











