Dj Fede presenta: “Tutti dentro”, drinking real hip hop
di Matteo Molon
Potrebbe essere un buon passatempo estivo: grondanti nei negozi di dischi, a scartabellare vecchi vinili soul e R&B. Vorrete scovare una rarità e bere poi qualcosa di ghiacciato: ma abbiate sempre tanta pazienza. Dovrete amare l’effetto ”appena usciti di piscina” fai-da-te, e bisogna che una bella crema solare vi protegga dai raggi entranti a 40 grandi centigradi, dalle fessure che le tende all’esterno e gli scaffali non riescono a occupare.
Il disco di Dj Fede, fosse uscito su supporto vinilico, si presterebbe benissimo a tali vacanze, visto il sound, ma il poterlo reperire solo su iTunes rende la situazione più fresca, accomodati davanti al pc e refrigerati dal condizionatore. Torride sono semmai le parti strumentali, create prendendo sample e un gusto old school che fa respirare le origini nere dell’hip hop, nella loro prima e improvvisata maniera, tanto da sembrare rappate da MC in completo elegante. Giacca, cravatta e borsalino. Little Willie John per intendersi.
L’album, a cui partecipano nomi vecchi e nuovi di casa nostra, da Ensi a Tormento, si adatta perfettamente anche a un altro scenario, quello del riposante chillin’ serale, quando tornati a casa cotti e sudati, dopo una giornata di esami universitari o lavoro, ci si getta sul letto in un’ombrosa camera per dormicchiare un po’, mentre il corpo intiepidisce la temperatura e la mente stende i nervi. Un cocktail di succhi di frutti esotici, e il ”Tutti dentro” si versa a pennello. Prendete questi mille colori in forma liquida, qualche cubetto di ghiaccio, shakerate e bevete tutti: l’idilliaco effetto di una soffice spiaggia, morbida quanto il materasso su cui si giace sfiancati ad occhi chiusi, è servito.
Spesso e volentieri gli ascoltatori puntualizzano l’assenza di contenuti, la mancanza di qualità dei prodotti, ma qua ve n’è per tutti: dediche d’amore alla musica in “Musica e basta” e “Promesse”, introspezioni personali e generali in “Nasco e muoio qua” e “Parassiti”, racconti e riflessioni di vita in “Ne vuoi ancora” e “Sogni d’oro”. La base più bella di tutte è in assoluto quella del pezzo “Non ci puoi fermare”, un’armonia di “Moves Like Jagger” tra funk e soul, così ben riuscita da sembrare la parte strumentale di una canzone degli Ohio Players. La sorpresa in aggiunta, che salta all’occhio nel leggere la tracklist, è la possibilità di acquistare le strumentali di ogni singolo pezzo, potendo assaporare le sonorità e i generi amalgamati nella loro interezza. Quella contenuta nel disco del dj torinese è musica capace di sostituirsi completamente all’affetto mancante delle persone, se queste risultano egoiste e traditrici, e di risollevare un’intera giornata.
Non serve essere cultori del genere per apprezzarla, basta prendere e farla partire, sarà lei a venire da voi, amica consolatoria.













