Pubblicato il: ven, lug 6th, 2012

Erasmus, relazione di odio e amore

L’esperienza Erasmus è una delle esperienze più significative che mette a disposizione l’Università italiana, ed europea. Un’esperienza di studio, crescita personale, conoscenze, burocrazie tremende e grandi occasioni. Ecco due testimonianze di due studenti in Erasmus di due Università: l’Università degli Studi di Verona e la Statale di Milano.

L’Erasmus e l’Università di Verona: una testimonianza da Parigi

di Stefano Capponi

Université Paris X Nanterre

L’Università di Verona mette a disposizione una serie di scelte non male per chi ha voglia di mettersi a confronto con altre realtà, di studiare all’estero, di conoscere nuove lingue e nuovi tipi di metodi di studio e di mentalità.

Il sottoscritto appartiene alla Facoltà di Giurisprudenza, e ha scelto come meta l’Université de Paris X, una delle molteplici università parigine. Gli aspetti positivi sono stati molti, accompagnati da altrettanti aspetti negativi.

Essere selezionati per chi fa parte della Facoltà di Giurisprudenza non è difficile, anzi: coloro che fanno domanda, al contrario di quello che accade in altre facoltà, sono veramente in pochi; vuoi per la difficoltà di trovare materie “corrispondenti” (ogni Paese ha il proprio diritto, se non si parla di ambito giuridico europeo e internazionale), vuoi per le difficoltà di alcune procedure di convalida, vuoi per non “perdere” tempo utile per laurearsi in tempo.

Devo dire che sono rimasto molto contento di qualcosa che immediatamente brilla per la sua importanza: la borsa di studio. Infatti, confrontando con tutte le persone conosciute di altre università italiane, la borsa di studio conferita dall’Università di Verona (in parte costituita da fondi europei, in parte no) è sempre risultata la più alta. Ovviamente, ciò non è minimamente sufficiente per vivere in una città costosissima come Parigi, ma è comunque un valido aiuto.

I rapporti con gli Uffici delle Relazioni Internazionali sono stati molto diversificati. Infatti, al contrario di quello che mi sarei aspettato, l’Ufficio Relazioni Internazionali italiano si è rivelato estremamente efficiente, al contrario di quello della sede partner. I responsabili sono sempre stati chiari, cordiali, hanno risposto alle e-mail e hanno cercato di dare supporto nel caso di problemi. Problemi che in realtà, più che semplici problemi, si sono rivelati una tragedia greca.

Tutto ciò a causa di due fattori scatenatisi nell’Università ospitante: una burocrazia assurda, con tempi stretti e in ampia percentuale inutile in primo luogo; una totale inefficienza accompagnata talvolta da mancato rispetto delle regole formali burocratiche in secondo luogo. Un fattore che faceva sì che mentre in Italia dovevamo avere già determinati documenti prima della partenza, per la “prassi” di Paris X essi sarebbero arrivati solo dopo alcune settimane, o mesi. Nessuna struttura di accoglienza erasmus per facoltà, nessun tipo di aiuto concreto: una maleducazione da parte dell’Ufficio Relazioni Internazionali lamentata dagli studenti provenienti da qualsiasi Paese europeo. Una confusione totale, che portava gli studenti ad impazzire: essendo le regole formali e la prassi in contraddittorio tra di loro, tutti hanno dovuto per forza non rispettare una delle due. Dopo l’Iliade, al ritorno probabilmente ci aspetta un’Odissea: degli esami che abbiamo fatto a giugno, sapremo i voti e avremo la prova scritta di essi solo “via posta” a settembre.

Allo stesso tempo, le regole per la convalida degli esami in Italia sono di una strettezza e di una mancanza di flessibilità incredibili: termini perentori difficilmente rispettabili come quelli per la registrazione e la convalida, una comunicazione con i docenti estremamente complicata, l’impossibilità del poter fare esami in Italia durante il periodo, e disposizioni assurde e assolutamente irrazionali, tutte cose che fanno sì che già ai pochi studenti di Giurisprudenza che scelgono un erasmus venga la tentazione di sconsigliare vivamente agli aspiranti l’esperienza.

A questa valanga di ostacoli che si contrappongono tra lo studente e il vivere un’esperienza libera da catene ma concentrata su crescita, interessi e soprattutto studio (perché studiare all’estero dovrebbe essere considerato molto più importante dei termini e delle modalità per le consegne dei documenti), corrisponde una serie di circostanze positive.

Innanzitutto si conosce il Mondo: perché se si sceglie come meta erasmus una grande università e una capitale europea, è evidente che gli studenti con i quali ci si andrà a relazionare non saranno solamente persone del luogo, ma di tutti i Paesi d’Europa e anche extraUE. Personalmente ho conosciuto persone, oltre che francesi, provenienti dai seguenti Paesi: Regno Unito, Lituania, Lettonia, Russia e Siberia, Brasile, Stati Uniti, Paesi africani, Grecia, Spagna con Catalogna e Paesi Baschi, Germania, Austria, Polonia, Argentina, Venezuela, Messico, Giappone, Cina, Svezia, Turchia, Serbia, Slovacchia, Romania, Nuova Zelanda e molti altri difficili da rammentare tutti.

E’ superfluo dire che si scopre la bellezza di terre straniere, di cibi stranieri, della lingua straniera, dell’arte, della cultura, e vivendo in una grande città come Parigi, una delle città più belle del mondo, dove si è immersi nell’arte e nella cultura di ogni tipo, ci si rende conto di come sia un passo in avanti che dovrebbe essere obbligatorio per tutti.

La conoscenza della lingua, con corsi di specializzazione gratuiti organizzati dall’Università ma soprattutto con la frequentazione di persone del luogo, è qualcosa che aiuterà molto in un futuro curriculum.

Per chi non ha mai abitato e risolto questioni pratiche “da solo”, l’Erasmus può essere un po’ come fare il militare, ma forse più divertente. Allo stesso tempo, essendo completamente soli in partenza, è necessario conoscere delle persone su cui si può fare affidamento, e la mia esperienza si è rivelata ottima sotto questo punto di vista.

L’esperienza di studio è stata un’esperienza che valeva la pena fare. I docenti si sono sempre rivelati preparati e capaci anche di spiegare in maniera da farsi comprendere anche dai numerosi studenti stranieri, comprensivi e severi negli esami al punto giusto. Utile anche per le materie studiate, di diritto internazionale in particolar modo, visto anche che alcuni professori facevano parte di eminenti organismi di organizzazioni internazionali. Sono stato contento che mi abbiano fatto i complimenti per la preparazione che hanno percepito avessi per merito degli studi fatti a Giurisprudenza a Verona. Spero di non dovermi pentire di averla ben rappresentata al ritorno impazzendo nelle procedure di registrazione degli esami: voglio confidare che non sarà così.

Insomma, l’erasmus sarebbe qualcosa che tutti dovrebbero fare e che avrebbe punti di luce sia nella crescita personale sia professionale e di studio, punti di luce predominanti se non fossero ostacolati da assurde disposizioni a volte anche confusionarie che se non si impostano in maniera più flessibile e adattabile ai vari tipi di problemi che si possono avere, e che sono inevitabili dato il carattere “internazionale” della cosa, rischiano di far suicidare il progetto Erasmus stesso.

L’Erasmus e l’Università di Milano: una testimonianza da Madrid

di Leonardo Sartori

Universidad Complutense de Madrid

Il progetto Erasmus è il sogno di molti studenti europei, ma chi deve ancora partire per la grande esperienza forse non sa che il processo burocratico che precede l’inizio del programma di studio all’estero è a dir poco infernale.

Università degli Studi di Milano, facoltà di Scienze Politiche. Come molti sapranno i passi da compiere per ottenere la borsa di studio Erasmus sono molteplici, ma soprattutto uno più stressante dell’altro. La selezione è ovviamente il primo di tutti, e consiste nell’affrontare dei colloqui in lingua secondo le tre destinazione scelte, in base ai quali viene attribuito un punteggio determinante per la graduatoria, e quindi per ottenere un posto nell’Università europea preferita.

L’ incubo inizia una volta che viene assegnato il centro di studi all’estero. E’ qui che lo studente viene lasciato a se stesso come una foglia al vento. “Ora cercati gli esami e fatteli accettare dai professori, in teoria non dovresti avere problemi!”, in teoria forse no, nella pratica sì. Iniziano una sorta di negoziati tra alunno e professore per evitare l’integrazione dell’esame svolto fuori dall’Italia. Nei casi peggiori, possono essere accettati solo un paio di esami, facendo così perdere un anno accademico a quei poveri studenti che sono stati “ingannati” dalla pessima organizzazione del programma. Tante ore di trattative, che continuano via email anche una volta raggiunta la destinazione prevista.

Bisogna sottolineare che lo studente Erasmus del 2012 non è più lo stesso di una volta, che trascorreva il periodo assegnato mettendo piede in Università giusto per curiosità, perché “tanto sono Erasmus, i professori ci fanno passare”. Forse funziona così per gli stranieri in Italia, ma non per gli italiani all’estero. Inoltre, la crisi si fa sentire anche qui: si è stabilito che coloro che non otterranno il 70% dei crediti previsti per il periodo di permanenza all’estero, dovranno restituire l’intera borsa di studio. L’Unione Europea non ha neanche tutti i torti, perché dovrebbe pagare le notti alcoliche a studenti festaioli?

La pre-partenza si vive quindi nel pieno di un’angoscia kierkegaardiana, che tuttavia viene ricompensata da un’esperienza che è assolutamente the time of your life, un’esperienza che supera le proprie aspettative.

Il sottoscritto sta scrivendo dalla capitale spagnola, a poche settimane dal suo ritorno nel Bel Paese. Una città vivace e frizzante, che raccoglie (ed accoglie) tutti i tipi di diversità, e che mette a contatto con una serie di realtà fondamentali per conoscere l’Europa di cui facciamo parte ed il mondo con il quale interagiamo.

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