Pubblicato il: mer, lug 4th, 2012

I leader musulmani in Indonesia sono d’accordo, la ricchezza data dalla corruzione è gestita dallo Stato

di Jemy Haryanto

Leader Islamici Indonesiani

Centinai di leader islamici si sono riuniti in Indonesia per decidere prontamente in seduta plenaria circa la chiusura del IV Consiglio dei Capi Religiosi a Pondok, presso il Pesantren di Cipasung, Distretto di Taikmalaya, Java Occidentale, in cui si è deciso che i beni provenienti dalla corruzione debbano venire gestiti dallo Stato per essere utilizzati soltanto per il bene della società.

“La questione del sequestro dei beni ricavati dalla criminalità – hanno concordato i partecipanti – deve essere data in mano allo Stato e destinata al patrimonio pubblico” ha affermato il Segretario del Comitato Decisionale dei Capi Religiosi Indonesiano (MUI), Asrorun Niam.

Il sequestro di tali beni derivanti dalla corruzione, ha detto Asrorun, avviene ai danni della persona interessata, qualora la loro provenienza sia comprovata dalla legge. A meno che il bene o la proprietà in questione non sia una proprietà privata, non derivante da attività connesse con la corruzione, e ciò viene stabilito mediante un processo. Queste le parole di Asrorun, il Paese non ne può disporre per usi propri.

“E’ stato dimostrato che, nel caso preso in analisi questa volta, si trattasse di una attività condotta legittimamente, appartenente al proprietario e non rubata in qualche modo” ha dichiarato.

“Tuttavia quando non si hanno fonti certe circa la provenienza di questi beni od attvità, si è portati a pensare che siano illegali. E la corruzione di certo non viene legittimata, solitamente non vi è nulla di legale in attività come queste” ha affermato Asrorun, riportando i risultati della decisione degli studiosi a proposito di come lo Stato dovrebbe comportarsi in questo frangente.

Graffiti contro la corruzione

“Se non viene dimostrato che tali beni siano frutto della corruzione e quindi contro la legge, ma non si è neppure in grado di dimostrare che siano legali, allora vengono sequestrati ugualmente” ha spiegato Asrorun.

I leader musulmani riunitisi nel ‘Comitato B’ sono circa 200, e non hanno soltanto discusso circa il sequestro di attività sospette, ma hanno altresì affrontato la problematica di come investire il denaro ricavato. Gli studiosi riunitisi in tale meeting hanno convenuto sul fatto che la questione debba essere trattata con fermezza e serietà, poiché qui si entra nel diritto penale, un problema in materia di frode ed appropriazione indebita.

“Il punto, per quanto riguarda il riciclaggio di questo materiale, è che il suo utilizzo indebito è considerato una frode e quindi viene classificato come crimine” ha dichiarato Asrorun.

La decisione congiunta dei leader islamici è stata presa venerdì, con la partecipazione anche del Vice Presidente Indonesiano Boediono, la presenza di vari esponenti del MUI e del Ministro degli Affari Religiosi, Suryadharma Ali. Il responso verrà ora sottoposto al giudizio dei Capi di Stato e dalla Legislatura Indonesiana.

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