Fluttuando nel Sogno Americano a Firenze
di Annachiara Sardella
Fino al 15 luglio la mostra American Dreamers sarà esposta al CCC Strozzina di Firenze. I “sognatori” sono gli undici artisti statunitensi che riflettono su come si è evoluto il sogno americano, “mito” di tante generazioni, e sul suo presente. Rivoltando come un guanto la parola “sogno” riusciamo a comprendere come tutti gli oggetti che circondano la nostra esistenza siano l’altra faccia di una dimensione che appartiene all’illusorietà di una parte di esse: assistiamo consciamente alla perdita di gravità che hanno sempre avuto la casa, la famiglia, la politica, la pubblicità, il leitmotiv di questa esposizione a tema.
L’intera esistenza contemporanea ci risulta problematica: mai come oggi abbiamo bisogno di ridare un senso a tutto ciò che prima era bene organizzato e coerente. Riflettendo in maniera più accurata ci si accorge ben presto che tutti gli shock che hanno determinato questi cambiamenti in velocità sorprendente sono partiti dagli Stati Uniti. In meno di un decennio abbiamo assistito alla distruzione materiale e simbolica del World Trade Center, alle guerre in Medio Oriente in nome del modello culturale del buon padre di famiglia americano, alla speculazione edilizia che ha posto l’attenzione dei singoli individui a stare bene all’erta sui meccanismi della finanza internazionale pur non avendone il diretto controllo.
Da qui forse, gli artisti hanno captato la necessità di rielaborare non solo lo spazio in sé, ma lo stesso processo di formazione dei significati che oggi sono richiesti ad ognuno di noi interagenti in reti di comunicazione ultraveloce. Con questo aggettivo sortito dai migliori film di fantascienza degli anni cinquanta si racchiude l’essenza del nostro vivere. Siamo in grado cioè di influire sulla costruzione della realtà come singoli che assumono lo sguardo di chi è in comunicazione con essi.
Ogni stanza, adibita alla mostra, ci porta in un mondo fittizio dove le cose come le conosciamo sono trasfigurate fino a mutare completamente il rapporto che abbiamo con esse: è il caso di Dovie e Jacobs che trasportano la classica abitazione americana all’interno di bolle di vetro separando coloro che ci abitano dalla sua vera essenza.
Ecco i limiti di questo “sogno”: la volontà di chiudersi ma al tempo stesso l’impossibilità di comunicare l’angoscia che da essa deriva come quando facciamo un incubo in cui non riusciamo ad esternare qualcosa al nostro prossimo. La sicurezza e il calore del focolare sono messi in discussione da tragici avvenimenti finanche ad immaginare burroni su cui si espone il retro delle abitazioni mentre dall’altra parte due figure ignare si apprestano ad entrare.
Manichini rivestiti da bottoni che ne alterano la forma antropomorfa, pellicce, peli rosa, coperte cucite addosso, popolano la realtà di Nick Cave. Un mondo che reinventa le funzioni e la percezione delle cose tramite le forme. Quello che più colpisce dell’istallazione è la mole di lavoro che è stata fatta su questi oggetti: i materiali i colori e le forme assemblate a volte in modo tale da creare onde multiformi tridimensionali con un’estrema cura dei particolari.
Con un tocco minimal Laura Ball, una delle quattro artiste donne presenti in catalogo, si immerge nei reconditi abissi della dimensione onirica femminile, gettando un ponte dalle azioni all’inconscio. Dal bianco figure mascherate si affrontano in aggressioni fittizie con armi che di confondono tra di loro: in questo scenario il risentimento è sedato dalla sua stessa esistenza ed in essa si redime.













