Pubblicato il: ven, giu 29th, 2012

Reato di Tortura, i Radicali manifestano al Pantheon

di Francesco Pirillo

La protesta dei Radicali

Il partito Radicale ha manifestato sotto il Pantheon, a Roma, per ricordare le 80 vittime suicide da inizio anno nelle carceri italiane. Ricoperti da sudari bianchi e distesi sull’asfalto, hanno inscenato uno sterminio che nella realtà delle cose sottolinea un reale problema all’interno del sistema carcerario italiano. La messa in scena è stata fatta durante la Giornata mondiale contro la tortura, il 26 giugno, “per denunciare le condizioni a cui sono quotidianamente sottoposte le migliaia di reclusi negli istituti di pena italiani e per ricordare ai legislatori, alla politica e all’informazione, che una norma di civiltà giuridica e sociale, l’inserimento nel nostro ordinamento di un reato di tortura, aspetta da 25 anni, da quando l’Italia nel 1988 ha ratificato la Convenzione Onu contro la tortura, di essere promulgata”.

E’ anche l’occasione – continuano i Radicali – per ricordare alla politica la lotta non violenta in corso, su cui da tempo come Radicali siamo impegnati, che vede oggi Marco Pannella e altri militanti per i diritti nuovamente in lotta con uno sciopero della fame, perché sia interrotto lo stato di illegalità in cui versa la giustizia italiana con un provvedimento di amnistia”. La protesta a seguito di un ulteriore suicido, tinto di rosa, nel carcere di Sollecciano lo scorso 23 giugno. La vittima, 36 anni e madre di due bambini, era detenuta perché tossicodipendente e le difficili condizioni di vita all’interno del carcere toscano l’hanno costretta al triste epilogo.

Occorre un piano straordinario per far uscire i tossicodipendenti non in comunità terapeutiche, ma in comunità di vita”, aveva commentato il Garante dei detenuti di Firenze, Franco Corleone, per poi aggiungere che “il ministro Severino si svegli e proponga di cambiare la legge sulla recidiva e la legge sulla droga”. In effetti la percentuale di tossicodipendenti all’interno delle carceri italiane è di circa il 25%, stando ai dati 2009, e negli ultimi anni sicuramente il numero non è diminuito.

La vita in carcere

La vita in carcere è insostenibile”, denunciano i Radicali, il sovraffollamento rimane da sempre un problema e in più si aggiungono le tristi vicende che devono subire i detenuti da parte di chi li sorveglia. Per questo motivo, l’associazione Articolo21 insieme all’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Aldrovandi in primis, hanno rilanciato la campagna “Firma l’appello” per introdurre il reato di tortura in Italia.

Nel testo, si legge: “Questi atti di sofferenza e dolore che vengono inferti sulla persona affidata in custodia, sono puniti dal nostro codice da sanzioni lievi in quanto parametrate all’entità delle lesioni eventualmente provocate in danno della vittima che le subisce. Occorre mutare la nostra cultura e prendere atto che queste situazioni meritano tutt’altra considerazione rispetto a quella riservata loro dal nostro codice. Occorre adeguarsi al diritto internazionale che ci impone di adeguarci alle normative adottate da tutti gli altri paesi civili, punendo severamente questi comportamenti non solo perché eticamente scorretti ed intollerabili ma anche perché pericolosi per la tenuta democratica del nostro sistema giudiziario e per la stessa incolumità e vita delle persone coinvolte”. Direttamente sul sito di Articolo21 (www.articolo21.org) si può firmare l’appello e dare una speranza ad un cambiamento tanto doveroso, quanto necessario per la dignità ed il rispetto nei confronti di ogni essere umano. 

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