Pubblicato il: gio, giu 28th, 2012

Un G20 tutto europeo

di Leonardo Sartori

Foto di gruppo dei partecipanti al G20

Il summit tra i venti grandi del pianeta, riunito a Los Cabos, Messico, il 18 e il 19 giugno, non poteva che vergere sui grandi temi di crisi che coinvolgono l’Europa, dal bail-out bancario della Spagna al nuovo governo greco pro Euro.

Nel trattare le decisioni internazionali in ambito economico, il punto di vista dev’essere strettamente realista: sono le grandi economie che hanno la competenza di scegliere i cambiamenti strutturali di un sistema, per diverse ragioni; innanzitutto sono gli attori protagonisti che hanno la capacità di cambiare l’ordine internazionale, e in secondo luogo è da loro che dipendono tutti gli altri attori. Il G20 si configura quindi come il foro di governance internazionale, o meglio, un punto d’incontro dove una ridotta parte dei leader mondiali decide per loro e per gli altri. Un’organizzazione sui generis puramente informale e non democratica, che forse mette in risalto la debolezza delle Organizzazioni Internazionali in ambito economico.

Ad ogni modo, in Messico si è cercato di trovare soluzioni per raggiungere tre obiettivi principali: coordinare le politiche economiche, promuovere regolazioni finanziarie e cambiare l’architettura finanziaria internazionale. Obiettivi ambiziosi, che devono far fronte a complicati mezzi di attuazione, a causa dell’incertezza degli Stati di fronte a una crisi interminabile. I governanti si trovano in bilico, tra una quasi utopica crescita economica e un’ulteriore crisi mai vista nella storia degli ultimi decenni; tra tutti, l’incertezza di Rajoy l’ha dimostrato chiaramente, appoggiando prima le politiche merkeliane, poi quelle dell’Eliseo.

Ovviamente divergenze politiche non sono mancate al G20, alcune delle quali sono sfociate in affermazioni tutt’altro che all’insegna della cooperazione. Il primo ministro britannico Cameron non si è trattenuto nei confronti di Parigi, e ha invitato le aziende francesi a spostarsi nel Regno Unito, dove le tasse sono più basse, condannando così le nuove politiche di Hollande.

Più diplomatico invece il confronto tra la cancelliera tedesca Merkel e Obama, sostenitore delle politiche di crescita. A Los Cabos si è discusso, infatti, di stimoli all’economia attraverso gli investimenti della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e l’utilizzo di fondi strutturali e di coesione per combattere la disoccupazione, promuovere la domanda, e quindi la crescita.

Obama ha anche enfatizzato la necessità di abolire gli ostacoli al commercio, in completa armonia con l’Organizzazione Internazionale del Commercio, e riattivare le catene produttive che generano lavoro. Dal lato finanziario si discute ancora sulla regolazione dei mercati, per eticizzare un modello che essenzialmente di etico non ha proprio nulla, obiettivo difficile, data la divisione ideologica a riguardo.

La cancelliera tedesca Angela Merkel con il presidente statunitense Barak Obama durante il G20 a Los Cabos

Tutti d’accordo, o quasi, su una maggiore integrazione finanziera dell’UE, necessaria e inevitabile, nonostante l’intransigenza di Berlino. Gli apparati europei si sono organizzati, e, alla vigilia del vertice UE che si celebrerà il 28 e 29 giugno, la Grande del Vecchio Continente, la Germania, rimane ferma sulla sua decisione anti Eurobond, ma apre alla possibilità di uno scudo anti spread appoggiato anche da Monti. Ma qual è il senso di politiche a breve termine? Il raggio di azione di uno scudo anti spread è estremamente limitato: calmare le acque nell’attesa di un accordo migliore. La Commissione Europea esprime, infatti, le sue perplessità sulla decisione, spingendo gli Stati membri ad accordarsi su risposte che non siano parziali.

Anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è stato protagonista nel seno del G20. Gli si è dato il compito di offrire un sostegno ulteriore ai paesi in difficoltà, e si è inoltre deciso di aumentare i fondi per la difesa anti-crisi.

In Messico Obama ha avuto l’opportunità di dialogare faccia a faccia con il cinese Hu Jintao, principalmente sulla questione siriana. Il perpetuo veto russo-cinese chiude le porte a qualsiasi azione umanitaria nel paese, è quindi il momento di agire in qualsiasi altro modo possibile per evitare altro spargimento di sangue. Ciò nonostante, il G20 messicano è stato piuttosto un incontro salva-Europa, per il caro Vecchio Continente che non smette di spaventare il resto del mondo. Benché il FMI abbia incassato 456 miliardi di dollari destinati alle misure anti-crisi, Francia e Germania convergono, per una volta, sull’idea che il problema dell’Eurogruppo dev’essere risolto dall’interno, con una propria soluzione, invece di cercare disperatamente un aiuto internazionale. Detto ciò, ora è il caso che Berlino lasci andare le redini dell’UE, e aiuti realmente l’uscita dalla crisi.

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