Caso Aldrovandi, diffamata la madre e infangata la figura di Federico
di Francesco Pirillo
La cattiveria e la violenza non hanno mai fine. Ne sanno qualcosa Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, genitori del giovane ucciso a Ferrara nel settembre 2005. Dopo la sentenza della Cassazione che infligge la pena di tre anni e sei mesi di reclusione agli assassini di Federico Aldrovandi, soltanto sei mesi grazie all’indulto (e chissà se passeranno un giorno alla sbarra di quei 180 giorni), il calvario ancora non è finito: su facebook la madre di Federico è stata insultata a più riprese. “Vogliono uccidere Federico non due, ma mille volte”, sostiene Patrizia Moretti.
Il gruppo responsabile della diffamazione creato su facebook ed ormai chiuso si chiamava Prima Difesa Due, che con lo scopo di difendere a spada tratta le sorti dei poliziotti tenuti a giudizio è stato trasformato in un ring a senso unico in cui l’inerme mamma di Federico ha subito ripetuti colpi bassi. Dal wall del gruppo si leggeva: “La “madre” (le virgolette sono quelle riportate nell’originale, ndr) se avesse saputo fare la madre, non avrebbe allevato un “cucciolo di maiale”, ma un uomo!”; “Avete sentito la mamma di Aldrovandi…fermate questo scempio per dio… vuole che i 4 poliziotti vadano in carcere…io sono una bestiaaaaa”; “Che faccia da culo che aveva sul tg una falsa e ipocrita… spero che i soldi che ha avuto ingiustamente – il risarcimento da parte dello Stato – possa non goderseli come vorrebbe… adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…”. Quest’ultime parole le ha digitate uno degli agenti indagati, tale Paolo Forlani, che getta la sua rabbia e il suo stress contro la mamma a cui è stato ucciso il figlio in un normale controllo di polizia.
“Massimo rispetto per Federico” , continua Forlani e riferendosi ai genitori e a chi li ritiene colpevoli tuona: “non vi auguro nulla di simile, ma vi posso dire che siamo stati calpestati nei nostri diritti e ripeto prima di parlare dovete leggere gli atti e non i giornali […], io sfido chiunque a leggere gli atti e trovare un verbale dove dice che Federico e morto per le lesioni che ha subito… […] noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non hanno fatto niente per aiutarlo e stiamo pagando per gli errori dei genitori”. Il Forlani dimentica che nella colluttazione avvenuta con Federico si sono rotti due manganelli e dimentica ancora che la posizione prona e la pressione avvenuta sul corpo di Federico sono state le cause che lo hanno condotto alla morte. Faccia a terra e pressione sulla schiena. La Corte d’appello sosteneva anche che “la manovra di arresto, contenimento e immobilizzazione attuata con estrema violenza e con modalità scorrette e lesive, quasi volessero ‘punire’ Aldrovandi”. Una tecnica non prevista dalle norme di immobilizzazione da parte delle forte dell’ordine, che hanno il dovere di far rimanere il soggetto bloccato a terra ma in posizione supina, affinchè possa respirare e non subire danni all’apparato circolatorio.
Forlani dimentica soprattutto i vari tentativi di depistaggio che i 4, e chi li appoggiava, hanno tentato di attuare per cercare la (loro) verità. Le telefonate tra i poliziotti e la caserma sono state portate agli atti e giudicate tali. La Cassazione ha espresso una sentenza inappellabile, e neanche l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, presente giovedì scorso a Roma di fronte ai giudici della Cassazione ha saputo rovesciare una verità che da sempre è stata portata avanti con audacia e fermezza dai genitori di Federico e da chi ha da subito abbracciato la questione. Federico è stato ucciso, questa è la verità.
“Questa negazione dell’evidenza è preoccupante – risponde Patrizia Moretti – e gli agenti continuano a sostenere, e forse ne sono convinti, di aver agito bene. E come loro lo ritengono decine di persone che intervengono nei blog e nei social network. Questo è ciò che fa più paura”. E rivolgendosi al Viminale ha insistito affinchè il ministro Cancellieri possa “indagare a fondo sull’atteggiamento di certe persone che operano all’interno delle istituzioni”.
La risposta del ministro è arrivata nella serata di ieri: “Frasi vergognose e gravemente offensive”.
Il ministro ha inoltre da subito disposto “l’immediato avvio di un procedimento disciplinare per sanzionare l’autore del gravissimo gesto”. La mamma di Federico si aspetta che venga attuato un procedimento di “licenziamento dei poliziotti come ci era stato annunciato dal capo della polizia Manganelli”.
La questione si è protratta per tutta la giornata di ieri, 26 giugno, giornata mondiale contro la tortura e le notizie che si leggono è che l’Italia è indietro con l’introduzione nel suo ordinamento di questo reato. La famiglia Aldrovandi, insieme alle altre vittime di malapolizia, si è da sempre battuta per imputare agli assassini di suo figlio anche questa pena, ma il nostro paese ancora non è pronto ad accettare di porre da un lato la giustizia e dall’altro l’infamia.













