Pubblicato il: sab, giu 23rd, 2012

Il lato sepolto della storia: le voci silenziose delle donne dimenticate – L’antichità, la Grecia e Roma

di Chiara Gagliardi

Dipinto di Ercolano, dovrebbe raffigurare la poetessa Saffo

Storici, filosofi, comandanti, musicisti, poeti, artisti. Scenario, purtroppo, comune a tutti i libri di scuola: con qualche eccezione, è il sesso forte a farla da padrone. Nella letteratura, nell’arte, nella storia si ritrovano soprattutto protagonisti maschili: giusto nell’ultimo cinquantennio è possibile ritrovare qualche sporadico accenno a poetesse, politiche, pittrici. La storia non è stata gentile con la donna, tramandandone un’immagine sottomessa e nascosta, oppure libertina. Possibile, tuttavia, che la cultura e la vita stessa abbiano cominciato ad aprirsi alla figura femminile con un tale ritardo? La risposta è, ovviamente, no. Si sono susseguiti, in realtà, secoli e secoli di donne a cui non sono stati dati attenzione e merito: e la situazione oggi non è cambiata. Nel terzo millennio, per quanto possa sembrare inammissibile e per quanto si parli di parità dei sessi, la donna è ancora un argomento tabù. La sua figura è ancora oscurata dai retaggi del vecchio pensiero; tuttavia, basterebbe poco per riscattarla, con in primis un ripensamento dei programmi ministeriali per la scuola. Ecco perchè si rende necessario un viaggio attraverso i secoli, come degli ipotetici archeologi, armati di piccozza e scalpello, per riportare alla luce le grandi donne e i loro misteri che la storia ha pian piano nascosto.

L’antichità, tuttavia, non era stata così prevaricante nei confronti delle donne. Le prime fonti ritrovate, infatti, parlano di società primitive matriarcali, centrate intorno alla figura della donna anziana ed autorevole. Passando attraverso le Veneri, primi esempi di scultura paleolitica, si può vedere come la donna godesse di un particolare potere in quanto creatrice di vita: la sua fertilità e il suo dare alla luce dei figli conferivano alle madri un particolare potere. La situazione cambia con le prime civiltà evolute: mentre in Mesopotamia la femmina poteva ancora ricoprire qualche carica politica e far sentire la sua voce, nella Grecia dei primi secoli il suo ruolo è già stato decisamente ridimensionato. I nomi “rosa” della cultura già trovano difficoltà a farsi strada fra gli uomini, superiori a loro per potenza fisica e per considerazione.

La prima grande donna di cui si abbia qualche notizia è indubbiamente Saffo, raro esempio di poetessa che la storia ricordi. Di lei rimangono solo alcuni bellissimi frammenti, che denotano una sensibilità del tutto particolare. Ancora oggi, “saffico” è sinonimo di omosessualità femminile: ma sarebbe esecrabile ridurre a ciò il ruolo di Saffo nei circoli femminili di Mitilene, in cui la poetessa insegnava “l’amore e la crescita” alle ragazze. Il circolo di Saffo, il cosiddetto tiaso, era infatti anche un luogo dove le donne imparavano la cultura e tutto ciò che era necessario ad essere buone cittadine e buone mogli. Saffo scrive poesie e carmi per gli dei, invocando su se stessa e sulle donne l’aiuto dell’”alleata” Afrodite.

Quasi nessuno cita, quale esempio importante di donna letterata, il nome di Aspasia di Mileto. Il suo nome è spesso ricondotto al ruolo dell’etera in maniera particolarmente riduttiva: al liceo classico, qualche volta, la si sente nominare in quanto concubina di Pericle, condottiero ateniese. In realtà, Aspasia era una donna colta, dotata di una grande intelligenza e di una forte personalità politica: lo storico Plutarco la racconta come dotata di un grande ascendente a corte. Sicuramente, Aspasia fu maestra di retorica, arrivando addirittura ad insegnare ad alcuni grandi filosofi. Secondo Platone, pure Socrate prese lezioni dalla donna. Presto Aspasia venne accusata di empietà, e solo Pericle potè salvarla dalla pena capitale. Il risultato? Quasi tutti, oggi, sanno chi è Socrate, ma nessuno ricorda il nome di Aspasia.

“Cleopatra” di Alexandre Cabanel

Cleopatra è sicuramente la più famosa di tutte le grandi donne dell’antichità, anche se la storia ne ha tramandato un’immagine sbagliata. Nei successivi quadri e opere, la regina d’Egitto viene sempre rappresentata come una donna lussuriosa ed astuta, circondata da amanti, in grado di usare gli uomini per i propri fini. In realtà, secondo i grandi scrittori dell’antichità, Cleopatra non era molto bella, ma dotata di indubbia intelligenza e doti politiche fuori dal comune. Sarebbe giusto ricordarla, oltre che per la furbizia, l’intraprendenza e i famosi amanti (tra cui Giulio Cesare), anche per la grande cultura: la regina conosceva molte lingue, ed aveva un interesse particolare per le arti e le scienze: fu lei a curare la biblioteca di Pergamo. Eppure, non c’è nessun quadro che la raffigura insieme ai libri: la vediamo sempre in compagnia di uomini, a seno nudo oppure nel momento del suicidio, con un serpente in mano.

E’ famosa la frase con cui Cornelia, madre dei Gracchi, presentò i suoi figli: “Ecco i miei gioielli”. Donna colta e impegnata nella letteratura e nella politica, fu l’unica, forse, a vedere riconosciuto il proprio valore: già nell’antica Roma veniva citata come l’”esempio” di matrona ideale. Una matrona che però veniva ricordata non tanto per le proprie doti di intelligenza e cultura, ma per i costumi morigerati e per le virtù: già allora, la donna doveva stare a casa e badare alla famiglia.

In conclusione, l’antichità vede la donna perdere progressivamente l’autorità e il potere che all’inizio le erano stati conferiti, privilegiando mano a mano figure maschili. Solo verso il periodo ellenistico le donne trovano un po’ di respiro (Ipparchia è una delle prime donne filosofo), ma alcuni diritti faticosamente conquistati cadono definitivamente durante il periodo di Roma. Ci si avvia, insomma, verso l’età buia del Medioevo, che ancora non riconosce il valore e l’esistenza della cultura femminile.

(continua sabato 30 giugno)

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