Lamentarsi col Presidente – Napolitano, la trattativa Stato-Mafia, le telefonate di Mancino
di Stefano Capponi
Oggi, il Presidente Giorgio Napolitano era molto più irritato. Ha affrontato la questione in maniera molto più esplicita, ed evidentemente, molto più alterata. Mai fino ad ora nel suo settennato si era levata un’ombra così sulla Presidenza della Repubblica.
Sono state pubblicate di recente le intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra Nicola Mancino, ex Ministro ed ex Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e Loris D’Ambrosio, Consigliere Giuridico del più alto Colle. La telefonata mostra delle critiche da parte di D’Ambrosio ai Pubblici Ministeri che stanno affrontando l’indagine sulla presunta ormai celebre trattativa Stato-mafia, per cui prefetti, carabinieri, politici e ministri sarebbero stati perfettamente consapevoli della minaccia di Cosa Nostra agli apparati dello Stato, minaccia rientrata in cambio di un “accordo” con questi apparati, magari in cambio di regimi carcerari meno duri, e che pure non avrebbr evitato l’uccisione di Falcone, Morvillo, di Borsellino, e delle scorte di questi magistrati. L’indagine è condotta dai PM Ingroia, spesso criticato dal PdL per le sue “esposizioni” abbastanza politiche, e Di Matteo, entrambi della Procura di Palermo.
Nicola Mancino è indagato in quest’ambito, e in particolare le sue posizioni sarebbero in contrasto con quanto dichiarato da altri ex Ministri DC e PSI, come Scotti e Claudio Martelli, e non è il solo: nell’affaire ci sono i nomi dell’ex Ministro della Giustizia Conso, al quale i PM contestano false dichiarazioni, e dell’Onorevole dei Repubblicani Azionisti Popolari ex DC Calogero Mannino, nonché dell’ufficiale Mario Mori, e infine del Senatore PdL Marcello Dell’Utri (sarebbero implicati anche altri personaggi, ormai defunti).
Dalle intercettazioni, Mancino avrebbe provato a comunicare, chissà con quali speranze, il suo malessere al consigliere giuridico del Colle. E il 4 aprile dal Segretario Generale della Presidenza Marra sarebbe stata inviata una lettera al Procuratore Generale della Cassazione Esposito, lettera con richieste di informazioni. Secondo le intercettazioni, il consigliere avrebbe comunicato a Mancino che il Presidente Napolitano sapeva dell’intera operazione. Secondo le ipotesi di quotidiani come Il Fatto, ci potrebbe addirittura essere uno stralcio di conversazione tra Napolitano stesso e Mancino, distrutto dai magistrati.
Gli attacchi sono molteplici e forti: vengono in modo particolare da Antonio Di Pietro, che ricorda al Presidente che la legge la devono rispettare tutti, che nessuno è al di sopra di essa, nemmeno il Capo dello Stato. Di Pietro, come al suo solito, usa toni forti senza avere remore di vedere una violazione della legge dove potrebbe esserci semplice malcostume: una violazione sarebbe infatti molto grave, visto il soggetto che ne sarebbe implicato, e non è forse opportuno denunciarla ancora prima di essere sicuri della sua esistenza.
In maniera opposta e altrettanto inopportuna si muovono molti altri partiti e il Governo: difendono senza se e senza ma Napolitano il PdL, per mezzo del Capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, il Partito Democratico con Bersani, i Ministri della Giustizia e degli Interni Severino e Cancelleri, il Presidente della Camera Fini.
Il Presidente oggi ha affermato: “Quanto fango sopra il Colle. Una campagna di insinuazioni e sospetti costruita sul nulla. Ho reagito con serenità e la massima trasparenza”. Napolitano, si dice, non pensa minimamente a far dimettere D’Ambrosio.
Di certo, a una cosa pensa: ci sono le basi, ha detto in questi giorni, per compiere con larghe intese almeno una parte della riforma tanto amata e bramata un tempo dal PdL e Berlusconi: quella delle intercettazioni, per quanto riguarda la loro pubblicazione.













